ATP Queen’s: Londra trema, Kyrgios scivola, Shapovalov danza

Altro attentato, ma la vita quotidiana e il tennis non cedono. Gran successo del canadese, Nick si infortuna e si ritira

ATP Queen’s: Londra trema, Kyrgios scivola, Shapovalov danza
Nick Kyrgios - Queen's 2017 © Alberto Pezzali per Ubitennis

dall’inviato a Londra

Un minuto di silenzio, prima delle sei ore di tennis. Londra si è svegliata con un altro atto di terrore contro i suoi cittadini, ma come un umoristico avviso della tube ricordava tempo fa: “This is London and whatever you do to us, we will drink tea and jolly well carry on”. Il modo perfetto per combattere chi vuole farci smettere di vivere in pace, in fondo, è proprio continuare a farlo. E in una giornata come quella di oggi, c’era forse modo migliore che andare a vedere i campioni di tennis al Queen’s Club?

 

I primi due di loro a venire convocati sull’immacolato, virgineo prato centrale non hanno sofferto né gli avversari né l’incredibile caldo. Jo-Wilfried Tsonga prima e Grigor Dimitrov poi hanno perso appena quattro game a testa, in match problematici forse sulla carta, di certo non sull’erba degli Aegon Championships. Il bulgaro ha sfoggiato la sua mano contro gli attacchi in controtempo di Ryan Harrison, che in preda alla frustrazione ha scagliato a mani nude una pallina oltre le tribune. Il match del neo-papà francese è stato invece reso più gradevole grazie ad un maggiore contributo dello sconfitto, il connazionale Adrian Mannarino: il tennis dai movimenti piatti e recisi del mancino si addiceva meglio alla superficie, e ha invogliato all’applauso specialmente nelle fasi iniziali e finali dell’incontro. Purtroppo per lui, come detto, non è stato mai sufficiente a costituire una minaccia per il favorito: quando la palla di quest’ultimo arrivava forte ed esplosiva, come spesso è capitato, non c’era contrattacco che tenesse.

Le piccole distrazioni di Tsonga, che un paio di volte si è fatto recuperare fino al deuce in game quasi vinti, sono proseguite anche fuori dal campo: del tutto dimentico di avere una conferenza stampa programmata, Jo ha candidamente lasciato l’impianto. L’unica soluzione è stata farla via telefono, con i giornalisti assiepati attorno all’iPhone del responsabile ATP. In attesa che questo squillasse, qualcuno ha domandato: “Sarà mica questo il futuro della professione?”“Non diamo loro altre idee…” lo ha rimbrottato un collega più saggio.

La successiva conferenza stampa è stata ben più mesta, ahitutti. Nick Kyrgios in carne, ossa e anca sinistra piena di antidolorifici è giunto dietro ai microfoni di quella che per il resto dell’anno è una sala da biliardo, comprensibilmente frustrato dalla sconfitta per ritiro contro Donald Young. Uno scivolone su un dritto in contropiede dello statunitense, 4-pari nel primo set, gli aveva riportato a galla il dolore che lo aveva infastidito a Madrid e costretto a saltare gli Internazionali. A nulla è valsa la manciata di punti conquistati col solo servizio da lì al termine della partita: il desiderio di arrivare a Wimbledon al 100% della salute è stato troppo forte per continuare a tentare, persino in uno di quei giorni in cui la voglia di giocare a tennis c’era. “Non avrei continuato neppure se avessi vinto il primo set, non ne valeva la pena” ha detto. Per la terza volta in tre anni, la sfortuna ha voluto che il suo Queen’s durasse appena un turno.

Visto che anche Tomas Berdych aveva vinto in due set, c’è stato bisogno dell’ultimo incontro per ottenere almeno il minimo sindacale di tensione e di incertezza. Sul nuovo centrale, ingrandito a scapito del resto del circolo, Denis Shapovalov ha ritrovato oltre la rete Kyle Edmund. A quattro mesi e mezzo dal fattaccio di Coppa Davis, pur non essendo quella odierna una sfida “di ritorno” ufficiale, questo rematch a campi invertiti è stato un ottimo pretesto per vedere quanto il diciottenne canadese fosse maturato, da quel giorno a Ottawa in cui accecò il giudice di sedia.

Un singolo risultato non può avere valore assoluto, ma di certo questa vittoria in tre set dice è piena di piccoli segnali positivi giganteschi. L’incontro è stato dominato dal servizio – due soli i break – e il sangue freddo mantenuto in una situazione di punteggio costantemente precaria è stato il colpo vincente nella vittoria di Shapovalov. Il tie-break chiuso al terzo set point, con tanto di recupero da terra coronato da un passante lungolinea a una mano la cui delicatezza ha fatto apparire Edmund goffo come un palombaro; la bravura nel non uscire dal secondo set nonostante il servizio perso in avvio, prezzo da pagare per la concentrazione appena spesa; i due giochi finali, in cui ha prima tenuto il servizio senza attendere mai che fosse l’altro a cavarlo dai guai, poi lo ha visto crollare con due doppi falli consecutivi e una stecca a concludere. Magari perderà al prossimo turno contro Berdych, magari perderà anche i prossimi due o tre incontri, sia chiaro, ma da stasera il ragazzo va contato tra uno dei cavalli destinati ad arrivare al traguardo. Del resto, se gioca così, per scommettergli contro serve più fegato di quanto ne abbia lui.

Risultati:

[5] J.W. Tsonga b. A. Mannarino 6-2 6-2
[6] G. Dimitrov b. R. Harrison 6-3 6-1
[7] T. Berdych b. S. Darcis 7-5 6-3
D. Young b. [9] N. Kyrgios 7-6(3) rit.
[Q] D. Shapovalov b. K Edmund 7-6(4) 4-6 6-4

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