Ancora sul Roland Garros: Halep e le altre protagoniste

A Parigi non c'è stata solo l'impresa di Jelena Ostapenko. Ecco gli altri nomi di spicco, più o meno attesi

Ancora sul Roland Garros: Halep e le altre protagoniste
Simona Halep - Roland Garros 2017

Karolina Pliskova
A Parigi Pliskova è partita piena di dubbi e di scetticismo sulle sue possibilità, ma poi ha finito per approdare addirittura in semifinale. Inizialmente è stata aiutata da un cammino non particolarmente complicato, visto che le avversarie dei primi turni avevano questo ranking: 67, 86, 73, 97; e nei quarti di finale ha superato la numero 27 Garcia.

Ma quello che ha reso più positiva del previsto la sua avventura francese è stata proprio la partita persa, la semifinale contro Simona Halep. Una partita che, dopo un avvio incerto, secondo me Pliskova ha giocato molto bene, forse anche al di là delle sue stesse aspettative. C’è voluta la miglior Halep del torneo per riuscire a spuntarla contro Karolina, che probabilmente durante il match si è resa conto di trovarsi meglio di quanto pensasse sui campi del Roland Garros.

 

C’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato: dopo avere sofferto per anni di un insufficiente rendimento negli Slam, Pliskova ha radicalmente cambiato marcia. Sino a Wimbledon 2016, in 17 Major non era mai riuscita ad andare oltre il terzo turno, con un bilancio in carriera di 13 vittorie e 17 sconfitte. Ma poi, dagli US Open 2016 ha raggiunto: una finale (New York), un quarto di finale (Melbourne) e una semifinale (Parigi) con un bilancio (in tre soli impegni) di 15 vinte e 3 perse. Una svolta in positivo che la ha fruttato anche punti pesanti, che contribuiscono in modo decisivo a tenerla fra le prime tre del ranking, con concrete possibilità di aspirare al primo posto.
Ora Pliskova si trova in una situazione abbastanza simile a quella della Halep post 2014: per compiere l’ultimo, definitivo salto di qualità le manca la vittoria in uno Slam.

Timea Bacsinszky
Il Roland Garros di Timea Bacsinszky è stato l’affermazione dell’intelligenza e della maturità tattica. Non sono una novità queste doti di Timea, specie sui campi in terra battuta, eppure non direi che si fosse presentata al via del torneo in condizioni di forma strepitosa. Però, grazie anche a un tabellone non proibitivo, è arrivata al quarto turno con ancora tante energie a disposizione. Ha saputo prevalere alla distanza su Venus Williams, ma la partita in cui ha dato prova della sua superiore lucidità è stata quella dei quarti di finale contro Kristina Mladenovic. Kiki si era fatta strada lungo il torneo contando molto sull’appoggio del pubblico di casa, che l’aveva sostenuta in tutti i passaggi difficili, e non era stati pochi, dei match precedenti.
Perfettamente conscia di questo, Bacsinszky ha giocato una partita agonisticamente molto misurata, proprio per evitare che si riproponesse una situazione da “corrida” nella quale aveva tutto da perdere. Il punteggio finale, 6-4, 6-4 è quanto di più lineare si possa immaginare per una partita tenuta sotto controllo senza eccessi e stravaganze.

In semifinale invece Timea non è riuscita ad arginare l’esuberanza di Jelena Ostapenko. Contro una giocatrice capace di far viaggiare la palla ad altissime velocità ci sarebbe voluta la miglior Bacsinszky, quella in grado di mischiare le carte con soluzioni di grande creatività che si era vista al Roland Garros 2015, e che era stata capace di giocare alla pari per due set contro Serena Williams. Di fronte a Ostapenko, malgrado non abbia certo rinunciato ai drop shot, alle moonball di dritto, alle improvvise accelerazioni di rovescio, Timea non è riuscita a dare l’impronta tattica al match, ed è sembrata quasi sempre nella condizione di doversi adeguare al ritmo dell’avversaria. Che anche per questo secondo me ha finito per prevalere.

La sorpresa Petra Martic
Fuori categoria Ostapenko, che in quanto a sorpresa positiva risulta evidentemente irraggiungibile, tra le giocatrici che hanno compiuto un percorso positivo al di là delle attese penso vada segnalata Petra Martic. Non solo per il turno raggiunto (ottavi di finale), ma anche per avere sconfitto lungo il suo cammino la testa di serie numero 12 Keys e la numero 17 Sevastova. In più Martic è arrivata a un passo dal superare anche Elina Svitolina (numero 5), visto che si è ritrovata avanti 5-2 nel terzo set e 0-30 sul servizio Svitolina. Poi, al dunque, la reazione di Elina unita al braccino di Petra ha rovesciato la partita, terminata 4-6, 6-3, 7-5.
In conferenza stampa Martic è apparsa sorprendentemente positiva, malgrado fosse reduce da una sconfitta bruciante:

Probabilmente in lei era più forte la soddisfazione per essere nuovamente approdata, a distanza di cinque anni, nella seconda settimana di uno Slam, ma anche per essere tornata a giocare libera da infortuni. Entrata nel tabellone principale passando dalle qualificazioni (con un 7-6, 6-7, 7-6 nel turno conclusivo) Martic ha potuto partecipare a Parigi grazie al ranking protetto. Dopo essere stata ferma per quasi un anno per problemi alla schiena, in due mesi di tennis agonistico ha scalato circa 500 posizioni in classifica.

a pagina 3: le deluse del Roland Garros

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