Wimbledon Story: le origini e i primi campioni

I successi consecutivi di William Renshaw e dei fratelli Doherty. Il dominio dei Quattro Moschettieri e della Divina Suzanne Lenglen. Gli anni d’oro degli australiani

Wimbledon Story: le origini e i primi campioni

Quante cose sono cambiate, quante sfide, quanti momenti memorabili sono racchiusi in 140 anni di storia. Quanti campioni hanno calcato l’erba del Campo Centrale, il Sacro Graal del tennis, il luogo perfetto per scrivere la storia, facendoci innamorare del più sublime di tutti gli sport. Il torneo dei tornei è giunto all’edizione numero 131. Sì, proprio 131, perché non si è giocato dal 1915 al 1918 e dal 1940 al 1945 a causa delle due guerre mondiali. La storia di Wimbledon è la storia del tennis, il luogo dove tutto nacque, il posto dove la tradizione si fonda con la modernità. Vincere Wimbledon significa entrare nella leggenda, consapevoli del fatto che nessun altro torneo, in quanto a prestigio, potrà eguagliare i Championships.

Il nostro viaggio nella storia del torneo inizia nella seconda metà dell’800, precisamente nel 1877, quando l’All England Lawn Croquet Club, fondato nove anni prima, cambiò nome in All England Lawn Tennis and Croquet Club e decise di istituire per la prima volta un torneo di tennis sulla base di nuovo regolamento. In verità già nel 1874 il gallese Walter Clopton Wingfield, ufficiale dell’esercito britannico, aveva presentato alla Camera dei Mestieri di Londra un brevetto conosciuto come A Portable Court of Playing Tennis contenente le prime regole della nuova disciplina. Tale brevetto però scadde nel 1877 e, nel corso di una riunione tenutasi al Marylebone Cricket Club di Londra, si decise di istituire nuove regole, completamente diverse da quelle di Wingfield, le quali erano ancora legate allo sphairistike, un gioco conosciuto nell’Antica Grecia. Le nuove norme, introdotte nel 1877, hanno resistito nel tempo e sono molto simili a quelle in vigore al giorno d’oggi.

 

Alla prima edizione del torneo, tenutasi nel 1877, presero parte 22 giocatori, tutti britannici. Trionfò Spencer Gore che in tre set superò William Marshall. Gore, che era anche un buon giocatore di cricket, l’anno seguente raggiunse nuovamente la finale, ma non riuscì a difendere il titolo contro Frank Hadow. Proprio Hadow fu il primo tennista ad usare il pallonetto, in risposta ai continui attacchi a rete del rivale Gore. Due opposti stili di gioco che già in quegli anni iniziarono a delinearsi sui prati inglesi.

Per la prima edizione del torneo femminile bisogna attendere sino al 1884. Quell’anno, oltre al singolare femminile che vide il trionfo di Maud Watson contro la sorella Lilian, di ben sette anni più grande, si tenne anche la prima edizione del doppio maschile che si chiuse con il successo dei fratelli Renshaw, Ernest e William, contro Ernest Lewis ed Edward Williams. I Renshaw si sarebbero aggiudicati il torneo di doppio anche in altre quattro occasioni (1885, 1886, 1888, 1889).

Maud Watson fu la prima regina del singolare femminile. Giocatrice talentuosa, dotata di un gioco moderno, senza particolari lacune né da fondo né nei pressi della rete, disputò tre finali consecutive dal 1884 al 1886, vincendone due. Nel suo quinquennio d’oro dal 1881 al 1886 fu capace di vincere 54 partite di fila perdendo solo 12 set. Il successo del 1884, all’età di 20 anni, contro la sorella Lilian rappresentò uno dei momenti più alti della sua carriera. L’anno seguente, nel 1885, riuscì poi in un’impresa probabilmente irripetibile: vincere tutte le partite di singolare. Altra campionessa di quegli anni fu Lottie Dod, la più giovane tennista vincitrice del singolare femminile che, nel 1887, all’età di 15 anni e 285 giorni, batté nettamente in finale la campionessa in carica Blanche Bingley. Per la Dod fu il primo di cinque trionfi. Viceversa la Bingley, che soffriva tantissimo il gioco della giovane connazionale, si impose sei volte ai Championships perdendo però anche sette finali. Le altre due grandi campionesse di quegli anni furono Charlotte Cooper e Dorothea Douglass. Vincitrici rispettivamente di cinque e sette edizioni, furono le grandi dominatrici degli anni antecedenti alla Prima Guerra Mondiale.

In campo maschile, gli anni tra 800 e 900 furono caratterizzati dalla classe di William Renshaw, vincitore di sette edizioni del singolare, di cui sei consecutive, e dai fratelli Doherty, Reginald e Lawrance. Reginald, più grande di età e di statura, soprannominato “Big Do” trionfò dal 1897 al 1900, mentre il fratello Lawrance soprannominato “Little Do” vinse dal 1902 al 1906. Con la sola eccezione del 1901, anno del successo di Arthur Gore, Reginald e Lawrance dominarono il singolare maschile per nove lunghi anni.

Un dominio in qualche modo paragonabile ai Doherty fu quello dei leggendari Quattro Moschettieri: Jean Borotra, Henry Cochet, René Lacoste e Jacques Brugnon. Gli Invincibili trionfarono dal 1924 al 1929, monopolizzando le finali. L’unico “intruso” fu Howard Kinsey, finalista nel 1926, che con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3, 3-6, 9-7 sconfisse a sorpresa Jacques Brugnon in semifinale. Il tennista statunitense però nulla poté in finale contro il campione del 1924, Jean Borotra. Veloce, agile, capace di giocare a tutto campo, Borotra si adattava particolarmente bene ai campi di Wimbledon. Soprannominato il “Il Basco Salterino” per via delle sue origini, era probabilmente meno talentuoso rispetto ai connazionali Henry Cochet e René Lacoste, ma fu quello che disputò più finali a Wimbledon (5).

Tra le donne gli anni 20 furono all’insegna della classe di Suzanne Lenglen, la Divina. Elegante sul campo come una ballerina di danza classica, e con la determinazione tipica dei grandi campioni, Suzanne divenne ben presto l’icona del tennis femminile di quegli anni. Campionessa incontrastata, praticamente imbattuta dal 1919 al 1926, nessuna è stata in grado di dominare quanto lei per così tanto tempo. A Wimbledon trionfo sei volte in singolare e in doppio, dal 1919 al 1923 e poi nel 1925, e tre volte in doppio misto (1920, 1922, 1925).

Dai campioni francesi a quelli americani. Gli anni 30 e 40 videro le affermazioni di Bill Tilden, Don Budge, Jack Kramer. Senza dimenticare i trionfi di Fred Perry, ultimo britannico prima di Andy Murray a vincere i Championships. Grazie ai consigli del tecnico Cliff Roche, Kramer fu il primo campione a giocare costantemente il serve and volley, sia con la prima che con la seconda di servizio. Quello teorizzato da Roche era un gioco totalmente d’attacco. Sfruttare la potenza del servizio per arrivare a rete e chiudere il punto, senza particolari indugi da fondocampo. Altro personaggio simbolo di quell’epoca fu il Barone Gottfried Von Cramm. Vissuto nell’epoca di due mostri sacri come Fred Perry e Don Budge, Von Cramm da molti è considerato il miglior numero 2 della storia del tennis. Nonostante le tre finali perse a Wimbledon, due per mano di Fred Perry e una contro Don Budge, riuscì a vincere due volte il Roland Garros battendo Jack Crawford e lo stesso Fred Perry. Von Cramm fu inoltre, durante tutta la sua vita, grande oppositore di Hitler e del regime nazista, rifiutando in maniera rigorosa ogni associazione alla politica tedesca. Il Barone nel 1938 fu arrestato, perché accusato di omosessualità. Dopo sei mesi di prigione fu liberato grazie ad una petizione firmata dai suoi colleghi.

Sul finire degli anni 50 fece il suo ingresso nel grande tennis, l’australiano Lew Hoad, vincitore di due edizioni del torneo di Wimbledon nel 1956 e nel 1957, sfiorò il Grande Slam nel 1956. Con Hoad si aprì una nuova era, quella degli australiani. L’era di Rod Laver, Roy Emerson, John Newcombe, vincitori complessivamente di nove edizioni dei Championships, e anche di Fred Stolle e Ken Rosewall, che però, nonostante le tante finali disputate non riuscirono mai a trionfare sull’erba inglese. Dal 1956 al 1971 almeno un tennista australiano raggiunse l’ultimo atto del torneo con la sola eccezione del 1966, anno del trionfo di Manolo Santana contro lo statunitense Dennis Ralston.

In campo femminile, nel 1959, la diciannovenne brasiliana Maria Bueno si aggiudicò per la prima volta in carriera il torneo battendo la statunitense Darlene Hard, già finalista due anni prima. Nonostante la giovane età la Bueno mostrava la maturità dei grandi campioni. Tennista completa, dotata di un servizio potente, riuscì a trionfare anche nel 1960 e nel 1964 battendo rispettivamente Sandra Reynolds e la campionessa del 1963 Margaret Court. La Bueno raggiunse la finale anche nel 1965 e nel 1966, ma dovette arrendersi alla stessa Court e a Billie Jean King, che proprio quell’anno si aggiudicò il primo torneo Slam della carriera. Una delle più forti campionesse della storia di Wimbledon, Billie Jean King disputò a Church Road ben nove finali di singolare vincendone sei. In doppio addirittura trionfò dieci volte, con compagne quasi sempre diverse, e in quattro occasioni si aggiudicò anche il doppio misto.

Il nome della King è legato inoltre anche alla famosa “Battaglia dei sessi”: la sfida lanciata nel 1973 da Bobby Riggs, già campione a Wimbledon ed ex numero 1 al mondo negli anni 40, alle migliori tenniste dell’epoca. La King riuscì ad imporsi in tre set vendicando la sconfitta di Margaret Court di pochi mesi prima.

Nella seconda parte: le rivalità degli anni 70-80 e gli specialisti dell’erba

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