Wimbledon Story: le rivalità degli anni ’70-’80 e gli specialisti

Le sfide infinite tra Bjorn Borg e John McEnroe, i trionfi di Martina Navratilova, la rivalità tra Stefan Edberg e Boris Becker, l’ascesa di Steffi Graf

Wimbledon Story: le rivalità degli anni ’70-’80 e gli specialisti

Wimbledon Story: le origini e i primi campioni

A partite dal 1968, con l’abolizione della distinzione tra dilettantismo e professionismo e l’avvento dell’Era Open, tutti i giocatori potettero nuovamente prendere parte ai tornei più prestigiosi. Il torneo di Wimbledon vide quindi nuovamente la partecipazione dei vari Rod Laver, Ken Rosewall, Pancho Gonzalez, passati qualche anno prima al professionismo. L’edizione del 1968 è ricordata proprio per il successo di Laver, il primo della nuova Era, a distanza di sei anni dall’ultima volta. Tra le donne invece vinse Billie Jean King, dopo due combattuti set, contro l’australiana Judy Tegart Dalton, semifinalista agli Australian Open. Il nuovo decennio si aprì all’insegna di nuovi campioni: Jimmy Connors, Bjorn Borg, John McEnroe, e tra le donne Martina Navratilova e Chris Evert. Una nuova generazione di campioni e campionesse si preparava a dominare il circuito. Fenomeni che avrebbero dato vita a sfide epiche, battaglie memorabili, rivalità in grado di dividere il pubblico come non mai.

 

Nel 1974, il ventiduenne statunitense, Jimmy Connors, testa di serie numero 3, in una finale a senso unico sconfisse Ken Rosewall con il severo punteggio di 6-1 6-1 6-4, negandogli l’ultima possibilità di vincere i Championships. Per il vecchio campione, giunto ormai all’età di quaranta anni, sarebbe stata l’ultima finale a Wimbledon. Per Connors si trattò invece del secondo successo in carriera in un torneo dello Slam, dopo il trionfo a inizio anno all’Australian Open contro Phil Dent. Complessivamente il 1974 fu l’anno d’oro per il tennista americano: 15 tornei vinti, di cui tre Slam (vinse anche lo US Open superando in finale ancora una volta Ken Rosewall) e prima posizione mondiale. Un dominio totale che avrebbe potuto significare Grande Slam se la Federazione Francese non gli avesse negato l’iscrizione al Roland Garros per via del contratto firmato dal tennista con il World Tennis Team.

Gli anni ’70 però furono soprattutto quelli della famosa cinquina di Bjorn Borg. L’Orso svedese riuscì nell’impresa più difficile: dominare sia al Roland Garros che a Wimbledon. Nessun tennista era stato in grado di vincere così tante volte a Parigi (6) e a Wimbledon (5) e addirittura in tre occasioni mettendo a segno la doppietta, cioè vincere entrambi i tornei nello stesso anno. I record di Borg sono mostruosi e ineguagliabili considerando che si è ritirato a soli 26 anni. A Wimbledon ha un bilancio di 51 vittorie e 4 sconfitte, al Roland Garros di 49 successi e 2 KO. Gli unici tennisti in grado di battere Borg sull’erba dei Championships furono Roger Taylor (1973), Ismail El Shafei (1974), Arthur Ashe (1975) e John McEnroe (1981). Nelle cinque finali vinte consecutivamente (record detenuto con Roger Federer), l’Orso sconfisse Ilie Nastase (1976), in due occasioni Jimmy Connors (1977 e 1978), Roscoe Tanner (1979) e soprattutto John McEnroe nella leggendaria finale del 1980 durata 3 ore e 53 minuti.

La finale del 1980 fu la massima espressione della rivalità tra Bjorn Borg e John McEnroe. Un match epico, incerto fino all’ultimo scambio, con una qualità di gioco altissima. Il serve and volley di McEnroe da un lato, i passanti millimetrici di Borg dall’altro, e poi quel famoso tiebreak del quarto set vinto dall’americano per 18-16 che tenne il Centrale col fiato sospeso. Una sfida memorabile tra i due migliori giocatori: la testa di serie numero 1 contro la numero 2. Nel quinto set sul punteggio di 7-6 (15-40) Bjorn Borg si procurò due match point. Approfittando di una volée troppo morbida di McEnroe, l’Orso mise a segno un passante di rovescio incrociato che sancì la fine dell’incontro. Dopo quasi 4 ore quel match avrebbe varcato di diritto le porte della storia. Nonostante la delusione del 1980 John McEnroe si prese la rivincita nel 1981 superando lo svedese in quattro set dopo aver perso il primo. Per “The Genius” fu il primo trionfo sull’erba londinese, il primo di tre. Gli altri due risalgono al 1983 e al 1984, quando si impose rispettivamente contro Chris Lewis e Jimmy Connors. Con il prematuro ritiro di Borg all’età di 26 anni si chiuse una delle rivalità più intense della storia del tennis.

In campo femminile gli anni ’80 furono all’insegna di Martina Navratilova, probabilmente la più grande campionessa della storia dei Championships, sicuramente con 9 trionfi in singolare, 7 in doppio e 4 in doppio misto, la più vincente. Nessuna come lei si adattava così bene ai campi in erba di Church Road. Specialista del serve and volley e maestra del tennis d’attacco, la Navratilova diede vita ad un’intensa rivalità con Chris Evert. Nella loro lunghissima carriera le due campionesse si affrontarono complessivamente 80 volte con un bilancio quasi alla pari (43 a 37 in favore di Martina). La Evert era più forte sulle superfici lente, la Navratilova invece prevaleva sul veloce. A Wimbledon si affrontarono cinque volte in finale con vittoria sempre di Martina. La Navratilova, nelle 9 edizioni vinte, superò nell’atto conclusivo 5 volte la Evert e una volta a testa Andrea Jaeger, Hana Mandlikova, Steffi Graf e Zina Garrison. Viceversa la Evert si aggiudicò “solo” tre edizioni: nel 1974 superò in due agevoli set la sovietica Olga Morozova, battuta quello stesso anno anche al Roland Garros, nel 1976 dovette invece impiegare tre set per avere la meglio di Evonne Goolagong (6-3 4-6 8-6 il punteggio finale) mentre nel 1981 sconfisse con un doppio 6-2 la ceca Hana Mandlikova.

Sul finire degli anni ’80 una nuova campionessa si affacciò al grande tennis. Potente, veloce, completa in tutti i fondamentali, Steffi Graf era pronta a raccogliere l’eredità di Martina e diventare la nuova regina del tennis mondiale. La finale di Wimbledon 1988 fu il definitivo passaggio di consegne. Quell’anno Steffi realizzò il Grande Slam e assunse quell’aurea di imbattibilità che l’avrebbe portata a dominare il circuito nel successivo decennio. A soli 19 anni la tedesca aveva già vinto cinque Slam. Da quel momento ne avrebbe vinti altri diciassette diventando la seconda tennista dietro solo a Margaret Court in quanto a Slam vinti.

Dal 1988 al 1990 le finali del singolare maschile furono caratterizzate dalla rivalità tra Stefan Edberg e Boris Becker. Specialisti dell’erba ed esponenti del serve and volley, Becker e Edberg si affrontarono per tre anni consecutivi in finale. Edberg vinse nel 1988 e nel 1990, Becker invece si aggiudicò l’edizione 1989. Tennisticamente molto simili, il tedesco era più potente, in particolare nei colpi di rimbalzo, viceversa lo svedese faceva soprattutto della volée e del gioco di volo il suo marchio di fabbrica. Il trionfo del 1989 fu l’ultimo a Wimbledon per Becker, che si era già imposto sull’erba dei Championships nel 1985, all’età di 17 anni, battendo la testa di serie numero 8, Kevin Curren, e nel 1986 quando superò la testa di serie numero 1 Ivan Lendl. Proprio Ivan Lendl, vincitore di otto tornei dello Slam, nonostante le due finali raggiunte, non riuscì mai ad imporsi sull’erba dei Championships.

Nella terza e ultima parte: Sampras, Federer e l’impresa di Goran

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