Muguruza torna alle origini. A Wimbledon il bivio

Nel 2015 la finale persa da Serena, poi il successo al Roland Garros. Tabellone favorevole per uscire dalla maledizione di quest'anno

Muguruza torna alle origini. A Wimbledon il bivio
Garbine Muguruza - Wimbledon 2015 (foto di Fabrizio Maccani)

Wimbledon: tabellone maschile – tabellone femminile

Non si vede ancora la luce nel 2017 di Garbine Muguruza. Il ko di Eastburne contro Strycova rappresenta il punto più basso in questa tormentata stagione della spagnola, spazzata via dalla numero 23 del mondo con il misero bottino di un solo game vinto, cinque palle break buttate, sette doppi falli. Ancora una volta è mancata quella continuità di rendimento che si auspicava dopo i segnali tutto sommato incoraggianti arrivati da Nottingham, almeno fino alla semifinale con Barty.

 

Muguruza (che certamente non è nata erbivora) ha dato l’idea di soffrire oltremodo la superficie e sembra davvero essere passata una vita rispetto a due anni fa, quando proprio a Wimbledon scattò l’innamoramento collettivo per la grazia e la freschezza atletica di Garbine, protagonista di quella cavalcata frenata solo in finale da Serena. Sull’erba di Londra è nata una stella, capace però di brillare al massimo del suo splendore per meno di un anno. Muguruza ha chiuso il 2015 in crescendo con il successo sul cemento di Pechino (secondo trofeo sollevato in carriera dopo Hobart 2014) e la semi alle Finals di Singapore. Nel 2016 il meglio arriva in primavera, la stagione della terra battuta: a Roma si fa sorprendere in semifinale da Madison Keys ma pianta le radici del trionfo al Roland Garros. La più dolce delle rivincite, proprio contro Serena, che vale la scalata fino al numero due del ranking. Una volta arrivata in vetta al suo percorso, Garbine comincia però a soffrire di vertigini. La semifinale di Cincinnati persa contro Karolina Pliskova ha illuso, perché gli US Open si sono rivelati un incubo (fuori al secondo turno con Sevastova) che ha innescato la parabola discendente verso un finale di stagione del tutto anonimo. Tante, troppe eliminazioni precoci.

In apertura del 2017 i problemi fisici la tormentano, al punto da aver già collezionato tre ritiri (Brisbane in semifinale e Dubai prima del blocco al collo di Roma). Ma il gap da colmare per la 23enne di Caracas sembra più che altro mentale. Da testa di serie numero 14, ai Championships non avrà addosso quella pressione che non è stata in grado di gestire in primo luogo al Foro, prima di esplodere nel corto circuito parigino quando Mladenovic e il pubblico del Suzanne Lenglen l’hanno ridotta in lacrime. Il dato è inconfutabile: il meglio Garbine l’ha fatto vedere quando è partita da underdog, senza il peso dei successi precedenti e delle aspettative che hanno finito per svuotare i suoi colpi migliori.

Il sorteggio di Wimbledon l’ha guardata con relativa benevolenza: nella parte alta del tabellone (al via martedì) esordirà contro la bielorussa Alexandrova, poi Wickmayer o Bondarenko al secondo turno, una tra Cirstea, Bertens o Mattek-Sands ai sedicesimi in proiezione verso un bivio oggi indecifrabile. Agli ottavi infatti Garbine potrebbe incrociare le armi con Angie Kerber, numero uno per la classifica ma non irresistibile – al pari della spagnola – guardando alla stretta attualità.

Nel previsto vuoto di potere del torneo femminile, non c’è occasione migliore di Wimbledon 2017 per la spagnola se vuole provare a rilanciare una stagione ancora priva di un senso. E che rischia, in prospettiva, di ridimensionarla.

Pietro Scognamiglio

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