Federer: “Vincere in Australia una sorpresa. Qui non lo sarebbe”

Le dichiarazioni di Roger Federer dopo la vittoria contro Tomas Berdych

Federer: “Vincere in Australia una sorpresa. Qui non lo sarebbe”

Maglietta bianca – con il celebre logo “RF” nero e sfumato – e pantaloni neri della tuta; era un Roger Federer estremamente sereno, sorridente e rilassato quello giunto all’incontro con i giornalisti dopo il match vinto contro Berdych. E, come sempre, ha preso il tempo di rispondere in modo completo e paziente. Non conosce perfettamente a memoria il suo background a Wimbledon, tant’è che alla domanda del nostro Direttore se si ricordi di essere mai giunto in finale senza perdere un set, lo svizzero sembra cadere dalle nuvole: “Mai prima. Ah altre due volte? Forse non conosco tutto della mia carriera! (ride)”.

Oggi hai battuto un ragazzo molto alto. E dovrai fronteggiare un vero gigante domenica. Senti di farlo anche per noi “piccoli”?
Mah, la verità è che tutto va aumentando in grandezza. Tutti crescono, tutti diventano più alti. Chissà come sarà fra 50 anni. Comunque con Cilic è già stato un bel match l’anno scorso. So che sarà dura. E agli US Open aveva giocato in modo irreale.

 

Hai detto che hai in mente di usare qualcosa di diverso tatticamente contro questi avversari così alti e grandi.
Sì, ma dipende anche dalle condizioni che troveremo domenica. Te ne rendi conto mentre fai il riscaldamento. In ogni caso dovrò giocare in modo molto offensivo, non dare a Marin troppo tempo, altrimenti se arriva bene sulla palla sa come finire i punti. I campi sono ancora abbastanza veloci: aiutano il mio servizio, ma aiutano anche lui. Sarà un match serratissimo.

Non hai ancora perso un set. Pensi di avere avuto di fronte il tuo avversario più difficile oggi?
Io devo solo preoccupermi di andare avanti e superare i passaggi chiave come i tiebreak, e farlo senza innervosirmi. Niente panico: è fondamentale nei match così tirati.

Hai giocato tonnellate di match sul Centre Court. Il Royal Box è sempre pieno di gente famosa. TI ricordi di qualcuno in particolare?
Per me è sempre speciale se arrivano Pete Sampras, Bjorn Borg. E la loro presenza mi emoziona sempre un po’ mentre gioco. Poi Rod Laver e Ken Rosewall, che so che viaggiano apposta per esserci.  E’ fantastico che abbiano questi riconoscimenti. Sono loro i personaggi che mi danno una sensazione speciale.

Tu sei stato programmato sul centrale. Mettendoti nei panni di Nadal e Djokovic che hanno giocato sul Campo 1 cosa diresti?
Che bisogna accettarlo. Io sono sempre pronto a giocare su campi alternativi. Il campo 1, o anche un altro se serve. Comunque a dire la verità non ho capito perché non hanno fatto giocare Djokovic quel giorno. Non so, a volte ci sono fattori di sicurezza, cose importanti che ci sfuggono.

Ubitennis: Ti ricordi quante altre volte sei arrivato in finale a Wimbledon senza perdere nemmeno un set?
Mai?

Ubitennis: No, è giù successo altre due volte
Altre due volte prima? Evidentemente non so proprio tutto sulla mia carriera. Adesso un po’ mi spiace. Pensavo fosse un piccolo record… Sono molto felice di fare la storia qui a Wimbledon, amo questo torneo, tutti i miei sogni si sono avverati qui come giocatore. Avere un’altra chance di arrivare a otto titoli qui ed esserci vicino è una sensazione fantastica. Sì, è incredibilmente emozionante. Spero di poter disputare ancora un altro buon match. 11 finali, tutti questi record, è davvero enorme. Ma ciò non mi dà il titolo. È per questo che devo rimanere assolutamente concentrato.

La semifinale di Cilic agli US Open è stata una delle migliori partite mai giocate da un tuo avversario?
Forse, ma non vorrei offendere gli altri dicendo sì. Comunque aveva giocato davvero bene.

Erano fuori quattro dei primi cinque del mondo. Sei sorpreso di questo? e di quello che hai fatto nei primi mesi dell’anno?
Sì, non avrei mai pensato di vincere tutto quello che ho vinto nei primi tre mesi dell’anno. Tre tornei così importanti come Australian Open, Indian Wells, Miami.

Per quanti anni ancora pensi di giocare?
La salute ha un ruolo decisivo. È la salute che determina le mie scelte e la mia programmazione. E poi ne parlo con il mio team e la mio famiglia. Conta anche che loro siano felici, quando viaggio per il tour. Ma non mi do scadenze, tipo Olimpiadi di Tokyo o simili. Nessuna scadenza.

Con la tua esperienza,  a volte sei ancora nervoso quando devi affrontare un match? Eri nervoso oggi prima della partita?
No, prima del match no. Per alcune ragioni, come dissi in conferenza stampa, ero più nervoso prima del match di secondo turno contro Lajovic, perché non conoscevo bene il mio avversario. Oggi mi sentivo molto calmo quando sono entrato in campo. E poi anche nei primi giochi quando stavo servendo. Ero felice che si trattasse della semi e non del secondo turno. Però sarò un po’ nervoso. Sono felice di esserlo per le grandi occasioni.

È sempre un piacere vederti giocare. Cosa ti rende così grande? La classe, l’allenamento…?
No, la classe non ti porta da nessuna parte. Bisogna lavorare sodo, mettere tantissima passione e amare il tennis. Avere la pazienza di fare tutte quelle cose necessarie e legate a questo sport come, per esempio, anche venire alle conferenze stampa.

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