Wimbledon e BBC, 90 di questi anni

Il lungo sodalizio fra l’emittente di Stato e i Championships compie 90 anni, e festeggia tre importanti anniversari. Tappe di passaggio per un’intera nazione, dalla radio al colore fino alla nuova frontiera del multimediale

Wimbledon e BBC, 90 di questi anni
Wimbledon 2017 (AELTC/Bob Martin)

Novanta-ottanta-cinquanta. Non sono misure da concorso. Ma piuttosto le tappe del lungo percorso che Wimbledon e la BBC hanno intrapreso insieme. Novanta anni sono passati, infatti, dalla prima trasmissione radiofonica dell’emittente di Stato britannica dall’All England Club. Ottanta dalla prima volta che il Centre Court è andato sul piccolo schermo. E, infine, cinquanta – e si trattava di una prima assoluta per l’Europa – da quando la Gran Bretagna ammirò sorpresa il verde prato cacciare il bianco e nero dai televisori sintonizzati sul secondo canale. Uno di quei momenti in cui si mette un piede nel futuro.

Ma quando iniziò l’era mediatica a SW19? È il 29 giugno del 1927, data in cui si accende l’on air e la voce del capitano Henry Blythe Thornhill Wakelam si diffonde per la Gran Bretagna, raccontando le imprese di Cochet, Wills e Tilden. Wakelam è un ex rugbista cui è stata affidata nel gennaio dello stesso anno la prima radiocronaca sportiva in assoluto della BBC, da un’altra mitica venue, Twickenham.

 

Non passano che dieci anni e il primo salto quantico è compiuto. Comodamente seduti sui loro sofà, quel 21 giugno del 1937 i sudditi di Giorgio VI, che hanno assistito alla prima diretta tv della BBC proprio in occasione della sua incoronazione, ammirano Bunny Austin battere George Rogers. Da quel giorno, il torneo comincia il percorso che presto lo porterà ad essere uno degli eventi più mediatici, non solo in ambito sportivo. Quanto sia sia ingigantita la sua popolarità ce lo dice il confronto fra quell’ora e mezza di trasmissione giornaliera, e solo dal Centre Court, alle circa 2500 persone che affollano attualmente il Broadcasting Centre.

Nel luogo capace di cambiare tutto senza modificare apparentemente nulla, si dovrà attendere un po’ di più prima di poter pronunciare un altro “io c’ero”. Nel 1967, esattamente 30 anni dopo la prima diretta televisiva, gli sportivi della poltrona passano dal bianco e nero al verde e viola. Il colore ha finalmente inondato il piccolo schermo. A coordinare le operazioni di questa prima – come detto – europea c’è un mito del documentarismo mondiale, Sir David Attenborough. L’eccellente divulgatore scientifico riesce anche in questa impresa. Le tre telecamere, due puntate sui contendenti e una per i campi lunghi, azionate dai tecnici di BBC2 riescono a riprodurre fedelmente ciò che solo i fortunati titolari di un biglietto potrebbero altrimenti vedere.

Due – non ce ne vogliano gli altri commentatori – le voci narranti dell’epica dell’All England Club: Dan Maskell e John Barrett. Il primo, attivo dal 1949 al 1991 come commentatore del torneo, ha l’onore di raccontare nel 1977 la vittoria della connazionale Virginia Wade alla presenza di Elisabetta II, nell’edizione del centenario. Classe 1931, il secondo è addirittura un hall of famer nonché vicepresidente del Wimbledon Committee. Sposato con Angela Mortimer, altra campionessa di Wimbledon, esordisce al microfono nel 1951, ma è ricordato anche per la celeberrima storia ufficiale dei Championships.

L’anno dei tre anniversari non poteva non portare con sé manifestazioni che li ricordassero. Come l’interessante Airmchair Tennis, progetto ideato dal Wimbledon’s Foundation Learning Department. L’idea è semplice: raccogliere testimonianze audiovisive di chi ha sudato, sbraitato, gioito e sofferto insieme ai campioni che ci hanno accompagnato in questo picnic con racchetta di inizio estate. Perché quando si tratta di Wimbledon, anche semplicemente premendo un telecomando o il multi-touch di un tablet si può fare la storia. E state pur certi che ci sarà la BBC a raccontarvela.

Andrea Ciocci

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