Pagelle Wimbledon: Roger ha proprio r…otto

Quattordici anni dopo è ancora Federer. Il sogno infranto di Venus Williams e il trionfo di Muguruza. I dubbi di Murray e Djokovic. La simpatia di Tomic. Le formiche volanti e quelli che si annoiano sempre

Pagelle Wimbledon: Roger ha proprio r…otto

La rassegna stampa di Ubitennis – La lezione di Federer: giovani, ci vuole più coraggio

Il tennis maschile è finito.
Due vecchie glorie, due che sarebbero da pensione se non fosse che tutti gli altri sono scarsi, si sono aggiudicati i primi tre slam dell’anno. Che pena. Che nostalgia. Ah, gli anni ’70. Ah, gli anni ’80. Ah gli anni ’90.

 

Wimbledon fa schifo.
Un torneo senza senso, basta avere un servizio decente e la semifinale è cosa fatta. Tutta questa solfa delle tradizioni, l’erba, la regina, le fragole. Bah, che tristezza. Il peggior torneo degli ultimi 20 anni. Ah, che bellezza quando la finale era Nalbandian-Hewitt. Ah quando in finale ci arrivavano i fenomeni come Malivai Washington.

La domanda è: c’è il Tour de France, i mondiali di tuffi, lo Scottish Open di golf, soprattutto c’è il calciomercato… perché non dedicarsi a questi eventi? Perché accanirsi con il tennis?

Ce l’avevano pure spiegato loro, loro sì quelli bravi a cui il tennis fa schifo, che Roger Federer (10) era favorito. È infatti ha vinto, stravinto, come era scontato che facesse. Che poi lo ha confermato lui stesso: “Sono un tennista normale che si è allenato come si deve per un torneo importante”.

Insomma, non ha fatto niente di speciale questo signore qui, non ricominciate con la solita manfrina del GOAT e dello stra-goat. Lo sapete, vince perché gioca contro Roddick e Baghdatis, o magari contro il povero Marin Cilic (9) dimezzato – la solita fortuna sfacciata dello svizzero – uno che quando era sano gli ha impartito una lezione che ancora se la ricorda. Ha vinto – e diciamolo – solo perché Novak Djokovic (6) è rotto – forse più nella testa che nel fisico – Andy Murray (6) idem con patate e Rafa Nadal (5,5) ha sbattuto la testa prima di sfidare Gilles Muller (9) dimenticandosi così che il suo avversario era mancino.

È stato un torneo esilarante, nel quale solo le formiche volanti (8) sono risultate più simpatiche di Bernard Tomic (1) – ah ma noi siamo dei bacchettoni lo sapete – mentre Stan The Man (3) è riuscito a perdere con un mattacchione come Medvedev (2) che è già tanto ricco da regalare soldi in giro.

Se 42 slam sono stati necessari a Sam Querrey (8,5) per raggiungere una semifinale in uno slam, forse non ne basteranno altrettanti per rivedere Ernests Gulbis (6,5) vincere due partite di fila. E magari attenzione! Un giorno scopriremo che Tomas Berdych (8) è molto meno scarso di come vogliono farci credere, e siccome ci hanno sempre rimproverato di essere troppo cattivi con Raonic e Nishikori, stavolta lo saremo solo con Nishikori (4) che miracolosamente si è sciolto prima di rompersi, mentre il povero Milos (6) ha incrociato le lame un anno dopo con un tizio che stavolta aveva due ginocchia funzionanti e una schiena diritta. Facciamo fatica a dare un votaccio a Juan Martin del Potro (5) ma crollare con Gulbis non merita attenuanti. Zverev jr (5,5) imparerà da Zverev sr (6,5) i segreti dell’erba e chissà se Thiem (5) lo farà mai.

Detto che di questo passo l’ottimo Paolo Lorenzi (7) nel 2050 vincerà Wimbledon, Fabio Fognini (6,5) torna a casa con qualche rimpianto vista la fine che ha fatto Murray e soprattutto con la “minaccia” che la moglie ritorni a giocare. Che poi un senso ce l’avrebbe pure, Flavietta nostra in questo momento potrebbe dire comodamente la sua. Ha vinto comunque con merito Garbine Miguruza (10) che ricordiamo uscire in lacrime dalla sala stampa a Parigi e che un mese dopo è tornata implacabile: dopo aver stroncato Serena, ha distrutto i sogni della strepitosa Venus (9,5) anche se non è bello che le abbia dato della… nonna.

Certo, a pensare al torneo di Pliskova (4) e al fatto che sia diventata la numero 1 del mondo forse anche agli irriducibili detrattori sorgerà il sospetto che quello che fanno i maschietti interessa un po’ di più. Perché è vero, abbiamo apprezzato le variazioni di Rybarikova (9), le lotte contro la pressione di Konta (8), il ritorno di Azarenka (6,5), l’ennesimo tentativo fallito di Simona Halep (5) ad un passo dalla gloria e il tentativo di Camila Giorgi (6,5) di fare la Ostapenko (7) pur non essendo la Ostapenko e quello (riuscito) di Radwanska (5,5) di essere sempre la Radwanska. Forse alla fine solo se avesse vinto Petra Kvitova (6) avremmo avuto una storia sublime da raccontare.

Ma le favole nel tennis non esistono. Vincere 10 Roland Garros o 8 Wimbledon e 19 slam è poca roba. Che noia, che barba, che barba che noia. Il tennis è finito. Piuttosto bene.

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