C’era una volta la “Zona Nadal”

Il 2017 ha visto il grande ritorno di Rafa, capace del decimo sigillo al Roland Garros. Ma uno dei suoi marchi di fabbrica sembra scomparso

C’era una volta la “Zona Nadal”

Fino a quattro-cinque anni fa, quando Rafa Nadal sulla terra rossa era dominante come nessun altro nella storia (e a tratti anche sulle altre superfici, specie nel 2010 e nel 2013, quando portò a casa tre quarti del Grande Slam), si era soliti citare la famigerata Zona Nadal. Si trattava della parte del match che andava oltre le 3 ore di gioco, quando l’avversario cominciava a dare segni di cedimento e invece il maiorchino offriva, se possibile, il meglio di sé.

Non che quel Rafa ne avesse bisogno, a dire il vero. Quasi sempre chiudeva la pratica prima, ma le poche volte in cui dall’altra parte della rete trovava una strenua resistenza e il match assumeva le connotazioni della maratona, il campione spagnolo alzava ancora di più l’asticella e alle doti di difensore e muro invalicabile univa quelle di atleta inesauribile, capace se necessario di cucinare a fuoco lento l’ avversario prima di sbranarlo di fisico e di testa. Anche sotto 2 set a 1, era sufficiente vedere Rafa portarsi avanti di un break nel quarto parziale per darlo favorito contro chiunque, perché prima o poi chi aveva osato costringerlo agli straordinari avrebbe pagato lo sforzo, mentre Nadal non si sarebbe mai fermato se non per alzare le braccia al cielo e stringere la mano a rete.

 

Poi, dal 2015, il calo del mancino di Manacor si è riflettuto anche nel braccio di ferro sulla lunga distanza. Detta così, limitandosi alla logica spicciola, verrebbe quasi da dire che è nell’ordine delle cose: se Nadal dal 2015 ha accusato un vistoso e generale calo, ci sta che questo si rifletta anche nei quinti set che ha disputato. Ci sta solo per chi non ha mai visto giocare Rafa Nadal: anche nelle giornate meno brillanti, la capacità di dare il meglio nel set decisivo, offrire il rendimento più continuo e regolare e soprattutto l’animus pugnandi, quello che lo ha reso uno dei più grandi agonisti della storia dello sport, hanno molto spesso visto Nadal essere superiore nel quinto set.

Dove saper mantenere profondità di palla, resistenza e buona mobilità contano ma fino a un certo punto. Quando si sono giocati lunghi scambi per 3 o 4 ore, contano di più lucidità mentale e voglia di andare oltre i propri limiti. Non importa se il livello generale è nettamente più basso che in passato: se Rafa Nadal è arrivato a giocarsi tutto nell’arena del quinto set, indipendentemente dal modo in cui ci è arrivato, emerge il toro inferocito che vede rosso e va oltre, si tratti del miglior Grigor Dimitrov di sempre o del Tim Smyczek che al secondo turno dell’Australian Open 2015 indovina una partita irripetibile.

Invece accade che il maratoneta iberico, in una calda serata newyorkese di fine estate 2015, incontra un Fabio Fognini deluxe e dà vita – con la complicità del suo avversario – a un match superbo, per intensità agonistica e livello tecnico. I due se le suonano dal fondo come Marvin Hagler e John Mugabi nel leggendario incontro al Caesars Palace di Las Vegas il 10 marzo 1986. Non basta a Nadal un vantaggio di due set a zero per spegnere quello che è indubbiamente il miglior Fognini mai visto e sul 2 pari, quando sull’Arthur Ashe è notte fonda, a nessuno passa nemmeno per l’anticamera del cervello di abbandonare il suo posto a sedere solo perché il mattino dopo dovrà in qualche modo portare a casa la giornata di lavoro.

Il match si conclude ampiamente dopo le 2 del mattino e per la prima volta in uno Slam Rafa cede dopo aver vinto i primi due set. Non si tratta di nessun cataclisma: tutto sommato Fognini ha giocato una partita perfetta e il campione di 14 Slam è alla fine di una stagione disgraziata. Pochi mesi più tardi, però – gennaio 2016 – debutta a Melbourne contro quel Fernando Verdasco che 7 anni prima, sullo stesso palcoscenico della Rod Laver Arena aveva costretto l’autore della doppietta Roland Garros-Wimbledon 2008 a un’epica battaglia di 5 ore e 14 minuti, prima di cedere al futuro campione del torneo con un atroce doppio fallo.

Ebbene, nonostante sia avanti prima 2 set a 1 e poi 2-0 nel quinto, riesce a perdere 6-2 senza trovare una contromisura alle bordate tirate a occhi chiusi del connazionale madrileno. Qui trovate la cronaca di quel match e anche quella di Ubaldo Scanagatta della ben più nota semifinale del 2009. Dall’Australia agli States, da gennaio a settembre, tocca alla rivelazione degli US Open 2016 Lucas Pouille profanare la sacralità della Zona Nadal. Siamo agli ottavi di finale e Rafa recupera uno svantaggio di due set a uno e si gioca tutto al tie-break decisivo. Lì annulla 3 match point sul 6-3 ma poi, incredibilmente, sparacchia in rete un dritto da metà campo e si consegna all’avversario.

Le due sconfitte più gravi al quinto set sono però proprio quelle di questo 2017, che ha segnato l’ennesimo grande ritorno del campione iberico. La finale dell’Australian Open resterà nella leggenda e sembrerebbe esserci davvero poco da imputare a Nadal contro il ritorno del Re, quel Roger Federer che due mesi dopo a Indian Wells e a Miami segna una clamorosa e netta inversione di tendenza nella rivalità che aveva sempre visto Rafa decisamente superiore negli scontri diretti. Eppure, quel match giocato a livelli siderali da entrambi è la più grave delle sconfitte di Rafa al quinto set.

I tifosi dello svizzero possono subito smettere di gongolare: alzi la mano chi fra loro, quella domenica mattina, dopo aver visto Roger prima avanti due set a uno e poi 2 set pari e sotto di un break nel quinto, non ha mandato al diavolo la sua nemesi mancina, ormai rassegnato all’ennesima beffa. Eppure, per la prima volta in assoluto, Federer ha dimostrato al rush finale di avere più fame di Nadal. Non lo perse Rafa quel quinto set, lo vinse Roger. Esattamente lo stesso, fatte le dovute proporzioni, è accaduto a Wimbledon contro Gilles Muller. Il campione di 10 Roland Garros è stato perfetto in conferenza stampa: Lui ha meritato, ma io c’ero eccome”. Il maiorchino ha giocato un gran match e non ha perso lui l’interminabile quinto set, l’ha vinto Muller.

Questo fattore, paradossalmente, è un’aggravante per il protagonista della Zona Nadal: non ha perso dopo due estenuanti battaglie perché ha sbagliato lui nei momenti decisivi, ha perso perché il suo avversario è stato superiore. Nelle due situazioni di massimo sforzo, fisico, tecnico e mentale, l’asticella non l’ha alzata lui, ma il suo avversario. Il 2017 segna il ritorno stupefacente di Rafa Nadal, ma la “Zona Nadal” non c’è più.

SCONFITTE DI NADAL AL QUINTO SET DAL 2015

  • US Open 2015, 3T
    [32] F. Fognini b. [8] R. Nadal 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4
  • US Open 2016, 4T
    [24] L. Pouille b. [4] R. Nadal 6-1 2-6 6-4 3-6 7-6(6)
  • Australian Open 2016, 1T
    F. Verdasco b. [5] R. Nadal 7-6 4-6 3-6 7-6 6-2
  • Australian Open 2017, F
    [17] R. Federer b. [9] R. Nadal 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3
  • Wimbledon 2017, 4T
    [16] G. Muller b. [4] R. Nadal 6-3 6-4 3-6 4-6 15-13

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