I numeri di Wimbledon femminile

Punti di forza e debolezze delle protagoniste di Wimbledon 2017 individuati attraverso le statistiche definitive

I numeri di Wimbledon femminile
Garbiñe Muguruza al termine della finale di Wimbledon 2017

Ancora sul servizio, ma con una classifica meno immediata e che va interpretata: è relativa al numero di ace ottenuti nell’arco del torneo. Mi sono fermato alle prima metà delle posizioni (in questo caso i primi 48 posti su 128) per rendere più agile la lettura, come accadrà per tutti i valori da qui in poi.

 

Sia per gli ace che per i doppi falli un avvertimento: questi non sono valori ponderati, ma la pura somma degli ace e dei doppi falli ottenuti. Dunque chi ha giocato più match ha avuto più occasioni per aumentarne il numero (di ace come dei doppi falli).
E così i 23 ace di Mladenovic raggiunti in due soli match valgono proporzionalmente più dei 35 di Konta in sei partite giocate. Allo stesso modo i 10 doppi falli di Boserup e Lucic commessi in una sola partita sono “peggiori” dei 24 di Giorgi in tre partite o dei 29 di Venus in sette incontri.

Ma a mio avviso la classifica che rende meglio l’incisività del servizio, è quella relativa alla percentuale di prime non ritornate. Perché alla fine per una giocatrice non cambia ottenere il punto con un ace o con una risposta sbagliata da chi ha di fronte. Anzi, ciò che conta davvero è proprio il numero di volte in cui l’avversaria non riesce a tenere in campo la risposta. Vale a dire la percentuale di battute “non ritornate”:

a pagina 4: punti vinti con la prima, punti vinti con la seconda. Palle break salvate

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