Tortellini al doping, la difesa di Sara Errani

Il caso Errani sui giornali. "Convince i giudici". "Dopata ma non troppo". "Squalifica di due mesi ma è giallo". "Doping vuol dire fantasia". "Che shock". "Il precedente Mornati"

Tortellini al doping, la difesa di Sara Errani
Sara Errani (foto di Fabrizio Maccani)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

È il doping dei tortellini. Errani convince i giudici. Stop di soli due mesi

 

Marco Bonarrigo e Gaia Piccardi, il corriere della sera del 8.08.2017

«Contaminazione alimentare, sono in pace con la coscienza» Passerà alla storia come il doping dei tortellini. Sara Errani, simbolo del tennis italiano, positiva al letrozolo — stimolatore ormonale proibito — in un controllo a sorpresa dello scorso 16 febbraio. Ieri la sanzione: dopo un processo secretato dalla Federazione internazionale (ITF), l”Errani se l’è cavata con due mesi di squalifica rispetto ai 2/4 anni di tutti i casi analoghi. Sara ha convinto i giudici: il letrozolo è entrato accidentalmente nel suo corpo con un piatto di tortellini in brodo preparato da mamma Fulvia. La vicenda è raccontata nelle 20 pagine della sentenza con cui Sport Resolution Uk (l’agenzia cui la ITF affida il ruolo di tribunale indipendente) squalifica l’atleta dal 3 agosto al 2 ottobre e la priva di vittorie, denaro e punti di ranking acquisiti dopo il 16 febbraio. In medicina il letrozolo (nome commerciale Femara) è utilizzato per curare i tumori al seno in menopausa. Nello sport ha una discreta storia dopante con 15 casi registrati. Fulvia Errani (farmacista part time) ha raccontato (presentando documentazione medica) di assumere continuativamente il Femara dal 2012 per scongiurare una recidiva tumorale. E ha spiegato ai giudici di aver appoggiato una pastiglia sul tavolo della cucina tra il 14 e il 15 febbraio mentre preparava i tortellini per Sara, di ritorno a casa dall’estero. La pastiglia sarebbe finita nell’impasto o nel brodo. Pur essendo, anche come farmacista, consapevole del rischio, mamma Errani non ha avvertito la figlia, cui per pudore non aveva comunicato i suoi recenti problemi di salute. E non ha nemmeno buttato i tortellini. La storia, con risvolti umani indubbiamente delicati, ha convinto i giudici che hanno comminato all’atleta il minimo della pena (continua…………….). Nel dispositivo di sentenza qualcosa lascia perplessi gli esperti e non solo perché, di norma, l’atleta deve dimostrare inequivocabilmente la presenza accidentale della sostanza incriminata. Impresa non riuscita al ciclista Contador o al canottiere Mornati. La stessa accusa (sostenuta da due avvocati dell’agenzia) non ha insistito sulle potenzialità del letrozolo come sostanza dopante, parlando di assenza di precedenti specifici e quindi sminuendone l’efficacia. In realtà i precedenti, anche illustri, non mancano. Tre sollevatori di pesi cinesi (tra cui l’oro olimpico di Londra Kim Un Guk) condannati a 4 anni, la velocista Vanda Gomes, Mornati e il nuotatore Pieravani a 2 anni, perché la WADA ritiene il farmaco fortemente dopante. La sentenza può essere appellata dall’atleta, dalla Federazione italiana e dal Coni (che non hanno nessun interesse a farlo) ma anche dalla Wada, che ricorrerà quasi certamente al TAS di Losanna. Resta da capire il destino dello spareggio di Federation Cup di aprile, dove la Errani diede un contributo fondamentale al team azzurro (continua…………..).

Errani che shock! Positiva al doping: 2 mesi di stop

Riccardo Crivelli, la gazzetta dello sport del 8.08.2017

Galeotto fu il ripieno dei tortellini. Sara Errani non potrà giocare a tennis per i prossimi due mesi, fino al due ottobre, dopo che l’ITF, la federazione internazionale, l’ha squalificata per doping a seguito di un test effettuato il 16 febbraio scorso. Nelle urine della Cichi è stato trovato letrozolo, un modulatore ormonale e metabolico la cui assunzione è punita con le stesse modalità degli agenti anabolizzanti. Si è trattato, però, secondo il Tribunale indipendente che l’ha giudicata, di un’assunzione involontaria, determinata da una pastiglia di «Femara», farmaco anticancro utilizzato dalla madre, finita per sbaglio tra gli alimenti di casa. Il caso prende avvio da un controllo extracompetizione nell’ambito del Programma Antidoping dell’ITF, effettuato il 16 febbraio in Italia. Il campione di urine viene esaminato dal laboratorio di Montreal e il 18 aprile (nei giorni della Fed Cup a Barletta) alla giocatrice viene comunicata la positività. Sara ammette subito la violazione, chiede di essere ascoltata da un Tribunale indipendente e nel frattempo, in attesa delle controanalisi e delle deduzioni difensive, continua a giocare, ottenendo tra l’altro una wild card per gli Internazionali d’Italia. Il 19 luglio la finalista del Roland Garros 2012 viene finalmente sentita a Londra e nell’udienza è decisiva la testimonianza della madre Fulvia, che dal 2005 sta combattendo una dura battaglia contro un cancro al seno. La signora Errani conferma di assumere il farmaco incriminato da anni e di tenerlo nella dispensa, in modo da ricordare quotidianamente l’ora in cui prenderlo. Aggiunge poi che tante volte le pastiglie sono finite sul tavolo della cucina o sul pavimento e addirittura nel brodo, e che in quei giorni aveva appunto preparato il ripieno dei tortellini, con un’alta probabilità di contaminazione. Accanto alle parole della mamma, Sara presenta come prova documentale un test sui capelli che dimostrerebbe la differente concentrazione tra un consumatore usuale e uno assolutamente occasionale, ma l’accusa non gli riconosce validità scientifica. In ogni caso il Tribunale, respinta l’ipotesi della totale non colpevolezza, ritiene l’attuale numero 98 del mondo rea di errore e negligenza non significativi, sulla base della modica quantità rilevata, del fatto che la Errani non fosse un’abituale frequentatrice della casa dei genitori (per anni ha vissuto all’estero) e dunque non ne conoscesse le dinamiche e soprattutto sulla considerazione che dal gennaio 2014 è risultata negativa a 23 test sulle urine e dal 2012 a 21 test sul sangue. Per questa ragione, dai due anni di squalifica previsti per casi del genere, decide di applicare la sanzione minima di due mesi, con la pena accessoria della cancellazione di tutti i risultati (e relativi premi) dal 16 febbraio al 7 giugno, data del successivo test antidoping, risultato negativo. La giocatrice, l’ITF e la WADA hanno adesso 21 giorni per proporre eventuale appello: è certo che la Errani, affiancata dalla Federazione italiana, chiederà l’annullamento della cancellazione dei risultati, perché le costerebbe un deciso passo indietro in classifica (oltre il 200esimo posto) (continua…………………).

Errani Humanum est

Stefano Semeraro, il corriere dello sport del 8.8.2017

Sara Errani, una delle ragazze d’oro del nostro tennis, è nata a Bologna e cresciuta in Romagna e a quanto pare la passione per i tortellini in brodo le è stata fatale: l’azzurra lo scorso 16 febbraio in un test antidoping della WADA è stata trovata positiva al Letrozolo – un inibitore ormonale che viene utilizzato nella cura dei tumori al seno e all’utero ma che senza prescrizione è proibito in quanto anabolizzante – e da ieri ufficialmente sospesa per due mesi, dal 3 agosto al prossimo 2 ottobre. II risultato del test effettuato a casa Errani, secondo quanto riporta il comunicato ITF di ieri sarebbe infatti la causa di una contaminazione del cibo: il 14 febbraio mamma Fulvia, che lavora part-time in una farmacia, mentre cucinava si sarebbe fatta scappare una pillola o due di Femara, un medicinale contenente Letrozolo che usa da anni dopo essersi operata per un tumore al seno. Nello sport mondiale sono stati 15 i casi di positività al Letrozolo, tutti sanzionati (compreso quello del canottiere azzurro Mornati a Rio 2016), la pena decisamente mite comminata alla Errani – che dovrà restituire punti e montepremi guadagnati fra il 16 febbraio e il 7 giugno, data delle controanalisi (negative) – è dovuta al fatto che il Tribunale Indipendente, dal quale aveva chiesto di essere ascoltata in aprile subito aver appreso della positività, ha accolto la tesi dell’involontarietà e della mancanza di vantaggio. «Non ho mai assunto nessuna sostanza proibita», ha scritto la Errani su Twitter. «Dal primo giorno che sono diventata professionista ho sempre seguito puntigliosamente il programma WADA. Non ho mai chiesto una deroga, neppure quando ne avrei avuto bisogno perché malata. Questo medicinale (Femara, ndr) è molto pericoloso per la salute, se assunto da donna che non sia ancora in menopausa. Allo stesso tempo, non sono mai stati dimostrati effetti di miglioramento delle prestazioni in soggetti di sesso femminile». A Sarita, che per anni si è allenata in Spagna, a Valencia ma che da fine 2016 ha lasciato il suo coach Pablo Lozano, è arrivata la solidarietà della FIT, che in questi mesi le ha offerto anche sostegno legale (e una wild card a Roma), e di Corrado Barazzutti, a lungo suo capitano in Fed Cup: «Conosco Sara da anni è una sportiva leale, estremamente onesta, che vive di valori e principi veri. In questo momento le sono molto vicino» (continua ……………….).

Dopata ma non troppo. Due mesi alla Errani «Colpa dei tortellini…»

Marco Lombardo, il giornale del 8.08.2017

Quattro mesi per preparare una difesa, un giorno per rovinare tutto. Della positività (anzi, “non negatività”, come si usa adesso in politichese) di Sara Errani ad un controllo antidoping dello scorso febbraio avremmo dovuto saperlo ieri pomeriggio: la Federtennis aveva preparato in gran segreto tutto con cura, compreso un comunicato che doveva spiegare i perché di un fatto che macchia la carriera di una delle atlete che ha fatto grande la storia femminile recente del suo sport. Peccato che da certe finestre passino sempre degli spifferi di troppo e così l’anticipazione in mattinata del Corriere della Sera (bravi i colleghi, molto meno chi ha soffiato loro la notizia) ha fatto talmente bum da sgretolare qualsiasi logica di comunicazione corretta. Ma tant’è, il risultato non cambia: la Errani è positiva e non resta che capire cosa sia successo. E soprattutto perché a fronte di quanto scoperto l’ITF abbia deciso di rispondere con un buffetto: due mesi di squalifica a partire dal 3 agosto, più la perdita dei punti e dei premi acquisiti dal 6 febbraio al 17 giugno. In pratica: la cosa peggiore è che il letrozolo che Sara ha assunto, di solito viene prescritto per trattare il cancro alla mammella dopo l’avvento della menopausa. E solo per quello. Eppure la spiegazione c’è, almeno secondo la stessa tennista. La quale ha spiegato su twitter (sai, appunto, la comunicazione moderna) che il medicinale è presente in casa Errani perché viene assunto dalla madre, che lei sarebbe una pazza a prenderlo perché altamente dannoso per chi non è malato di tumore, che l’accidentalità sarebbe dovuta dalla caduta (non vista) di una pasticca nei tortellini in preparazione sul banco della cucina, che il test sui capelli a cui si è volontariamente sottoposta ha confermato l’assenza di assunzione continuata. «Sono arrabbiata e in pace con la mia coscienza, assolutamente consapevole di non aver fatto nulla di male», ha concluso. Ed infatti la federazione internazionale ha riconosciuto la colpa lieve e da qui ecco la sentenza minima. Giusta? Qui sta il punto. Ad esempio si spera che ora non spunti un’epidemia nell’utilizzo di letrozolo tra gli sportivi, così come capitò per il meldonium – quello reso famoso da Maria Sharapova e che serve per curare il diabete – che si è scoperto di uso comune in Russia, dove la glicemia alta pare essere un vero flagello. Insomma: stiamo con la Errani, se incidente è stato così come sembra accertato. Meno con chi fa ancora la morale a Justin Gatlin, sbertucciato nonostante abbia pagato pesantemente le sue colpe (otto anni ridotti a quattro) prima di ritornare pulito fino a prova contraria per vincere il titolo mondiale dei 100 metri. Anche perché la pasticca nei tortellini involontariamente (anche qui) prolunga la casistica del doping: tipo il ciclista Contador infettato da una bistecca, l’ex collega Simoni colpito duro da una caramella della zia, l’ex calciatore Davids e il suo shampoo al nandrolone per lavare le treccine (continua………………).

La Errani e quel tortellino dopato di mamma Fulvia

Andrea Scanzi, il fatto quotidiano del 8.08.2017

Sara Errani, esempio di abnegazione in grado di issarsi a numero 5 del ranking nonostante il fisico minuto, il servizio improponibile e il gioco soporifero, è stata squalificata ieri per due mesi: doping. Il 16 febbraio scorso, un suo campione di urina è risultato contenere letrozolo, “un inibitore dell’aromatasi incluso nella sezione S4 (stimolatori ormonali e metabolici) della lista 2017 delle sostanze proibite dalla WADA”. Così si è espressa la Federazione Internazionale di Tennis. La Errani è stata avvertita il 18 aprile e ha prontamente ammesso di aver commesso la violazione delle norme antidoping. La Federazione Italiana Tennis si è schierata dalla sua parte Sara Errani ha 30 anni ed è in calo. Ricordava ieri Ubaldo Scanagatta, che con la tennista bolognese si è scornato spesso per via di caratteri non proprio accomodanti: “N.5 del mondo, finale e semifinale a Parigi, semifinale e quarti all’US Open, quarti in Australia, 9 tornei vinti, 10 finali in singolare, 5 trionfi Slam in doppio al fianco di Roberta Vinci e n.1 mondiale di specialità nella quale ha vinto 25 tornei (…). In quella cloaca neuronale che sono sempre più i social, ieri la Errani era accusata di essere juventina e “quindi” dopata: sillogismo granitico. Altri ricordavano una sua intervista di due anni fa, in cui chiedeva la squalifica a vita per chi si macchiava di doping. E c’è stato chi ha ricordato una sua ipotetica “collaborazione” con Luis Garcia del Moral, medico spagnolo implicato nello scandalo doping riguardante Lance Armstrong e non solo: in realtà la Errani andò da lui a Valencia per un consulto cardiaco, cosa non certo vietata. La squalifica è leggera perché la Errani è incensurata e perché si è creduto al dolo involontario. Come per il “bacio alla cocaina” di Gasquet. Il farmaco assunto dalla Errani viene usato da chi è in menopausa e ha avuto tumori al seno: non certo il suo caso. E allora perché era nelle sue urine? Colpa dei tortellini. In attesa di parlare domani, la Errani ha scritto su Twitter: “Colpa di un medicinale che mia madre assume dal 2012: l’unica ipotesi è una contaminazione del cibo. Sono molto arrabbiata, ma so di non aver fatto niente di male”. Ed ecco la tesi difensiva, a cui ha creduto la ITF: la Errani avrebbe assunto il letrozolo in maniera accidentale, mangiando i tortellini in brodo che le aveva cucinato mamma Fulvia, che assume un farmaco antitumorale (Femara) contenente letrozolo. Il farmaco sarebbe finito accidentalmente sul piano di lavoro durante la preparazione del pasto, contaminando il cibo e “dopando” involontariamente la figlia. La congrega degli “squalificati a loro insaputa” vanta affiliati illustri. Mutu disse di aver preso coca per migliorare le prestazioni sessuali, Peruzzi che “il Lipopill ce l’ha dato mia madre (a lui e a Carnevale) per smaltire una cena troppo generosa cucinata da lei dopo la gara con il Benfica”. Bucchi e Monaco diedero la colpa a “un’abbondante grigliata di carne di cinghiale”, Fernando Couto allo shampoo e Davids allo sciroppo (continua………..).

Errani squalificata due mesi. Ma è un giallo

Ubaldo Scanagatta, il Quotidiano Nazionale del 8.08.2017

Squalificata per un tortellino dopato? Pare proprio di sì. Sara Errani, ex n.5 del mondo e precipitata al n.98 dopo essere uscita per la prima volta dopo 10 anni anche dalle prime 100, e quindi già vittima di un’annata disastrosa, sta vivendo proprio un annus horribilis. Verrà squalificata per due mesi, a partire dal 3 agosto 2017 fino al 2 ottobre 2017 per aver violato la legge antidoping della WADA, secondo quanto ha stabilito una sentenza del Tribunale Indipendente dell’ITF (la Federazione Internazionale del tennis). Una sanzione decisamente leggera rispetto a una quindicina di “precedenti” per lo stesso farmaco. Il tribunale ha mostrato di credere all’involontarietà dell’assunzione dell’anastrozolo da parte di Sara. Si tratta di un farmaco ormonale vietato dal regolamento antidoping della WADA dal 2001 per gli uomini e per tutti dal 2005. È usato da molti body builder per ridurre la massa grassa e contrastare gli effetti collaterali dell’assunzione illegale di steroidi. Il caso più noto, almeno in Italia, è stato quello del canottiere Niccolò Mornati, bloccato prima delle Olimpiadi di Rio. Condannato a quattro anni di squalifica, poi ridotti a due. Stando alla difesa dei legali di Sara Errani e della Federtennis che ha appoggiato fin dal primo momento la tennista azzurra, la presenza dell’anastrozolo nelle urine di Sara — trovato nel suo organismo dopo un prelievo del 16 febbraio fuori di competizione e comunicato sia alla Errani sia alla Federtennis il 18 aprile nel corso del weekend di Fed Cup a Barletta – sarebbe stata del tutto casuale e dovuta ad una contaminazione di cibo. Una pasticca di Femara — questo il nome commerciale del farmaco (così come il Meldonium che ha provocato la squalifica di 15 mesi di Maria Sharapova era il nome commerciale del mildronate) di cui fa uso costante la madre di Sara a seguito di un tumore al seno riscontrato nel 2005 — sarebbe finita inavvertitamente in un piatto di tortellini che gli Errani hanno ricostruito aver mangiato nel periodo in cui Sara, di ritorno dall’Open d’Australia, si era fermata a casa prima del 16 febbraio. Mamma Errani lo tiene sempre in cucina, per non dimenticarsene all’ora dei pasti. La difesa della Errani si è basata sul fatto che le presenze di anastrozolo reperite erano talmente minime da escludere una assunzione reiterata. Al successivo controllo del giugno non se ne sarebbe più trovata traccia. «Non ho preso più di una compressa involontaria» ha detto Sara che domani terrà una conferenza stampa a Milano. L’ITF le ha “confiscato” tutti i premi in denaro, e i punti conquistati in 4 mesi e mezzo, dal 16 febbraio al 7 giugno. Perderà tante posizioni. La carriera è a rischio. Avrà voglia di ricominciare dal basso, a 30 anni suonati e con 13 milioni di dollari di premi (senza sponsor ed esibizioni) in banca? Certo da metà aprile quando ha saputo della sua “non negatività” giocare con l’incubo di quel fardello sulle spalle non deve essere stato facile. In passato il nome di Sara era stato accostato anche a vicende poco simpatiche. Si è allenata per 10 anni e più in Spagna, a Valencia nell’Accademia Tennis-Val, con il suo coach storico Pablo Lozano, ed era entrata in contatto con Luis Garcia del Moral, il medico spagnolo implicato nello scandalo doping del ciclismo e in particolare in contatto con la squadra di Lance Armstrong. Molti tennisti avevano frequentato quel medico, poi bandito dal circuito WTA su pressioni della WADA. Sara ne aveva preso le distanze. «Con lui ho fatto soltanto un elettrocardiogramma – disse allora — era considerato il miglior medico di Valencia. Ho preferito interrompere il rapporto con lui. Non mi sembrava il caso di continuare ad avercelo».

Cocaina nelle caramelle della zia o in un bacio, la carne di cinghiale: doping vuol dire fantasia

a.to, Gazzetta dello Sport del 08.08.2017

I precedenti di doping involontario nello sport sono numerosi, spesso respinti dagli atleti caduti nella rete dei controlli con scuse che riguardano cibo, cosmesi, prodotti sanitari ma anche cause bizzarre. Nel 1990 Angelo Peruzzi, allora portiere della Roma, che aveva la tendenza a prendere peso, venne squalificato un anno per uso di Lipopil, un farmaco dimagrante, assunto dopo un’abbondante libagione. All’inizio degli anni 2000 scoppiò il problema del nandrolone: i calciatori Christian Bucchi (oggi allenatore del Sassuolo) e Salvatore Monaco, entrambi al Perugia, furono tra i primi a risultare positivi giustificandosi col fatto che avevano fatto una grigliata di carne di cinghiale. Nel ciclismo c’è il caso di Alberto Contador che nel 2010 venne trovato positivo al denbuterolo: lo scalatore addusse il forte consumo di carne di vitello come scusa venendo però smentito dagli allevatori spagnoli e condannato dal Tas di Losanna a due anni di squalifica. Ma il nandrolone ha fatto vittime anche lontano dalla tavola: Fernando Couto, calciatore portoghese del Parma, tirò in ballo uno shampoo che usava per trattare la sua folta chioma; Manuel Blasi, ex Perugia, chiamò in causa un gel che schiariva i capelli. La fantasia non ha limiti: nel 1999 Dieter Baumann, campione olimpico dei 5000 ai Giochi di Barcellona, scivolò anch’egli sul nandrolone. Baumann si beccò due anni di stop dalla IAAF che non credette alla tesi del complotto mediante un dentifricio adulterato. Nel 2002 Gilberto Simoni si ritirò dal Giro d’Italia per la positività alla cocaina, provocata, a suo dire, dalle pasticche balsamiche che una zia gli aveva portato dal Perù. Nel 2009 sempre la cocaina incastrò il tennista francese Richard Gasquet, squalificato due anni ma poi condonato a tre mesi dalla ITF che ammorbidì la sanzione credendo alla versione del reo per un bacio scambiato con una modella in una discoteca (continua………………..).

«Modula» gli ormoni. Il precedente Mornati

Valerio Piccioni, Gazzetta dello Sport del 08.08.2017

Letrozolo. Una sorta di «fratello» dell’anastrozolo finito sulla copertina dell’antidoping nella primavera del 2016, ai tempi della positività di Niccolò Mornati, una vicenda costata al canottiere azzurro la partecipazione ai Giochi di Rio e quattro anni di squalifica, poi ridotti a due in appello. Dove venne confermata la tesi accusatoria, negando però l’«intenzionalità» dell’assunzione. Tuttora Mornati giura sulla sua innocenza fino al punto di aver presentato una denuncia-querela alla procura della repubblica di Roma per l’ipotesi di «un inquinamento doloso da terzi», in pratica una borraccia traditrice. Sportivamente parlando, letrozolo e anastrozolo fanno parte delle sostanze della classe S4: «Modulatori ormonali e metabolici». La loro finalità dopante è in genere assodata a somministrazione di anabolizzanti «classici» e agisce per riequilibrare i livelli di produzione endogena del testosterone (continua……………). In campo femminile, l’assunzione darebbe un minore effetto dopante. Nella sentenza di primo grado di Mornati si legge che «nelle donne è agevole giustificare un utilizzo della sostanza per finalità di cura», mentre «ben diverso è il caso in cui la sostanza sia assunta da un soggetto maschile». In campo internazionale, nel 2015 sono stati condannati a quattro anni di squalifica per il letrozolo tre sollevatori di pesi nordcoreani (c’era anche una donna, Ryo Hun Noi, argento mondiale). E i due mesi decisi dal tribunale indipendente dell’Itf come sanzione per la Errani? Se l’assunzione «intenzionale» – questo dice il codice Wada tradotto in Italia nelle Norme Sportive Antidoping – è punita con quattro anni e quella «inconsapevole» con due, c’è un caso che riduce o cancella la condanna, quello in cui l’atleta riesce a spiegare il modo con cui la sostanza è entrata nell’organismo. Con «l’assenza di colpa o negligenza grave, il periodo di squalifica corrisponderà a un richiamo con nota di biasimo e nessun periodo di squalifica (misura minima) o 2 anni di squalifica (misura massima) a seconda del grado di colpa dell’atleta o di altra persona». I due mesi per la Errani cadono in questa forbice. Cioè: i giudici hanno sostanzialmente creduto alla romagnola, lasciando però una pena per sottolineare la mancanza di attenzione. Il tennis non proprio al di sopra di ogni sospetto in tema di lotta al doping. Più durezza in questo campo è stata invocata diverse volte da Roger Federer. Fra gli altri dubbi, c’è il modo quasi «clandestino» con cui si affrontano i casi di positività, nascosti fino alla squalifica (o anche dopo…). Nel 2015, l’ultimo dato disponibile fornito dalla Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, nel tennis sono stati effettuati 4.541 controlli antidoping rispetto ai 30.308 dell’atletica e ai 22.652 del ciclismo. Quanto al passaporto biologico (anche nel tennis dopo quello «ematico» è entrato in vigore il modulo «steroideo»), siamo al 5 per cento del totale dei controlli di questo tipo. Il ciclismo è al 39 per cento, l’atletica al 20, il calcio al 7 (continua……………).

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