Sharapova e l’incognita infortuni

Al rientro nel tennis giocato Maria Sharapova è andata incontro a problemi fisici pericolosamente simili a quelli del passato

Sharapova e l’incognita infortuni
Maria Sharapova, Australian Open 2016

Si legge dal sito ufficiale di Maria Sharapova, nella sezione delle news, per il giorno 2 agosto 2017 (traduzione e grassetto sono miei): “Maria ha dovuto ritirarsi dal Bank of the West Classic a Stanford a causa di un infortunio all’avambraccio sinistro. Su consiglio medico, Maria ha rinunciato alla partita di secondo turno che doveva essere giocata contro la testa di serie numero 7, l’ucraina Lesia Tsurenko. Maria ha detto: “Purtroppo devo ritirarmi dalla partita di oggi. Verso la fine del match di lunedì sera ho sentito dolore nell’avambraccio sinistro. Dopo la scansione di ieri, il medico mi ha raccomandato di non rischiare ulteriori lesioni. Il pubblico di lunedì sera era stato così speciale, e avrei voluto poter continuare a giocare, ma devo prendere una decisione preventiva”.

Questa invece era la notizia del 16 maggio: “Maria è fuori dagli Internazionali BNL d’Italia a Roma, dopo che ha dovuto ritirarsi nel secondo turno a causa di un infortunio alla coscia sinistra. Maria al momento del ritiro conduceva 4-6 6-3 2-1 contro la testa di serie numero 16, la croata Lucic-Baroni. Dopo il ritiro, Maria ha rilasciato questa dichiarazione: “Mi scuso per essermi dovuta ritirare dalla mia partita oggi a causa di una lesione della coscia sinistra. Farò tutti gli esami necessari per assicurarmi che non sia grave. Voglio ringraziare il torneo per l’opportunità che mi ha dato di giocare nuovamente in questo evento speciale”.

 

E questa la notizia del 10 giugno: “Dopo una ulteriore scansione, la lesione muscolare che ho subito a Roma non mi permetterà di competere nei tornei sull’erba come programmato. Voglio ringraziare la LTA per lo straordinario supporto dato al mio ritorno e per avermi offerto una wild card per Birmingham, un torneo che spero molti di voi potranno seguire. Non vedo l’ora di incontrarvi l’anno prossimo. Continuerò a lavorare per il mio recupero. Il mio prossimo torneo è programmato a Stanford”.

Di tutti gli scenari che si potevano immaginare sul ritorno alla attività agonistica di Maria Sharapova, non so in quanti avrebbero previsto che gli ostacoli maggiori sarebbero derivati dagli infortuni. Del resto così tante erano state le polemiche sulla sua vicenda che erano passati in secondo piano gli aspetti più ovvi, ma anche quelli più concreti, legati alle sollecitazioni del tennis giocato.
A scanso di equivoci: non tornerò sulle diverse discussioni; prima le controversie legate all’entità della sanzione decisa dal TAS e poi quelle sulla opportunità se concederle o meno le wild card da parte dei tornei (WTA e Slam). Sarebbe un altro articolo, su argomenti ampiamente dibattuti per i quali non ho argomenti nuovi da sottoporre. La questione è invece provare a capire la situazione fisica di Sharapova ed eventualmente cosa aspettarsi per il futuro.

Sharapova si è ripresentata alle competizioni alla fine di aprile e sono bastati pochi match perché tornasse di attualità un dubbio che sembrava risolto: la sua solidità di atleta. Per quanto mi riguarda confesso di avere dato troppo credito a una intervista rilasciata alla CNN dal suo storico agente, Max Eisenbud, che in marzo aveva detto questo: Ci sono tre fasi nella carriera di Maria: prima dell’operazione alla spalla, dopo l’operazione alla spalla e ora questa”.
Eisenbud aveva spiegato come prima della sospensione per doping Sharapova fosse piena di acciacchi, tanto da rendere probabile un ritiro dopo le Olimpiadi di Rio 2016. Ma secondo lui la pausa forzata l’aveva guarita, e il lungo riposo le avrebbe permesso una terza carriera, da atleta del tutto recuperata, con probabile orizzonte Tokyo 2020.

Con il senno di poi, possiamo dire che le parole di Eisenbud erano forse affette da sindrome di Pollyanna: un ottimismo che la dura concretezza del campo da tennis ha fatto apparire eccessivo. Più che una terza fase di carriera, questi primi mesi del ritorno di Maria sembrano invece pericolosamente simili alla seconda fase di carriera, la fase che il suo manager ha fatto iniziare con l’operazione alla spalla. E in questo concordo del tutto con lui: esiste una netta separazione tra i primi anni dell’attività di Sharapova e quelli più recenti.

Sharapova è nata il 19 aprile 1987, quindi ha appena compito trent’anni; però ha avuto una carriera precocissima. Inizia la sua scalata alle classifiche nel 2002: gioca 30 match (ITF e WTA), e grazie a quelli chiude l’anno al 186mo posto. In quella stagione compete anche tra le junior (altre 32 partite), raggiungendo la finale agli Australian Open (sconfitta da Barbora Strycova) e a Wimbledon (sconfitta da Vera Dushevina).

Nel 2003 è ormai professionista a tempo pieno: gioca 51 partite e chiude la stagione al numero 32 del ranking. In quel momento ha ancora sedici anni, e sta per esplodere ai massimi livelli. Nel 2004 vince Wimbledon e Masters e, diciassettenne, finisce l’anno al quarto posto del mondo dopo avere disputato 70 match. Nel 2005 e nel 2006 gioca 65 e 68 match, vincendo gli US Open (2006).

Nell’aprile 2007 Sharapova compie vent’anni: è l’età in cui molte coetanee si affacciano sul circuito, invece lei è quasi una veterana, visto che in quel momento ha già alle spalle 300 partite pro. Il suo è un tennis che non prevede scambi molto lunghi, ma in spinta costante; un gioco senza pause o fasi interlocutorie, basato su una aggressività che determina inevitabilmente anche il braccio di ferro fisico con l’avversaria.

I primi problemi seri alla spalla destra emergono proprio nel 2007, legati al movimento del servizio, che periodicamente le crea dolori. Nel 2008 Sharapova vince in gennaio gli Australian Open, ma poi non riesce a disputare la stagione per intero: i guai alla spalla (alla cuffia dei rotatori) sono sempre più gravi. In luglio si ritira dai Canadian Open, ed è obbligata per la prima volta in carriera a rinunciare a uno Slam, gli US Open 2008. Inizialmente si parla di terapia conservativa, ma poi in ottobre viene decisa l’operazione. Salta anche gli Australian Open 2009 e rientra nel mese di maggio successivo. Dieci mesi lontana dalle competizioni.

a pagina 2: Sharapova dopo l’operazione alla spalla

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