Federer: “Tornare n.1 una grande cosa per me e Rafa e il tennis”

Il campione di Wimbledon sulla lotta al numero 1 con Nadal e sul talentuoso Shapovalov. Roger propone anche alcuni cambiamenti interessanti...

Federer: “Tornare n.1 una grande cosa per me e Rafa e il tennis”

Pensi che Shapovalov, battendo Nadal, ti abbia fatto un favore per la tua rincorsa verso la prima posizione nel ranking?
Penso che lui abbia fatto un favore a se stesso, è questo quello che conta. Per quanto mi riguarda, io so di non poter diventare numero 1 in questo torneo quindi sono qui solo per cercare di vincere a Montreal per la prima volta. Il fatto che Rafa sia fuori non cambia le cose. Il discorso relativo al n. 1 era già qualcosa che avrei affrontato più in là nel corso dell’anno. Ora all’improvviso diventa possibile già dalla prossima settimana, comunque sarà agli US Open che uno tra Rafa e me acciufferà la prima posizione definitivamente. Non so quanto sia importante per lui finire l’anno da numero 1, o se magari vuole solo rimanerci per un po’. Non lo so neanche per quel che riguarda la mia situazione. Ad ogni modo è grandioso per entrambi tornare ad essere n. 1 al mondo ancora una volta nella nostra carriera, in un’età così avanzata. È una cosa eccitante anche per il mondo del tennis.

16 teste di serie o 32 teste di serie negli Slam? Tu hai giocato in entrambe le situazioni quindi sei uno dei giocatori più adatti per rispondere a questa domanda.
Beh, si può discutere sul fatto che 32 teste di serie siano un po’ troppo. Riconosco il fatto che quando eravamo solo in 16 ci sono stati dei tabelloni molto difficili, inoltre c’erano dei punti bonus e il sistema era diverso. Poi si può anche dibattere sul perché i primi 8 abbiano bisogno di un bye nei Masters 1000. Penso sia per proteggere in qualche modo i giocatori e averli più sparpagliati, piuttosto che averli tutti in una sezione del tabellone e poi averne un’altra più debole. Non ho la minima idea da dove sia venuta fuori. A un certo punto fu deciso così e ancora oggi si fa così. Mi sarebbe piaciuto vedere più finali di Masters 1000 al meglio dei 5 set. A me è capitato di giocare finali in 5 set a Basilea, Vienna, Gstaad, Indian Wells, Miami, praticamente ovunque. Ritengo sia un peccato non ci siano più nel tour ATP. In sostanza ci sono sempre un sacco di elementi che si possono cambiare, anche se al momento non penso che siano tante le cose che vanno male. Non c’è molto da sistemare. Forse una cosa sulla quale discutere è il gap di punti tra il vincitore e il finalista e i semifinalisti. Ti faccio un esempio negli Slam: il vincitore prende 2000 punti, uno che raggiunge i quarti 360. La differenza è troppo ampia. I quarti di finale non sono un cattivo risultato ma paragonato a chi ha vinto, sembra che tu il torneo non l’abbia nemmeno giocato. Per me la cosa è troppo estrema. Forse si potrebbe aggiustare questo e non renderla così sbilanciata in favore di chi vince.

 

Hai guardato il match di Shapovalov la scorsa notte contro Nadal? Cosa ne pensi?
Ho guardato l’intero match, ero a casa e mi sentivo stanco così ho mangiato nella mai stanza. Penso sia stato fantastico, soprattutto per il pubblico canadese. Penso che tanti ragazzini si siano divertiti nel vedere che se ti alleni duramente puoi riuscire a battere il tuo eroe. È stato bellissimo dall’inizio alla fine. Non mi aspettavo sarebbe andata così, credevo che Nadal avrebbe vinto in due set. Denis ha fatto un lavoro fantastico. Di solito i primi due, tre anni nel tour si riesce a giocare senza paura perché gli avversari non conoscono ancora i tuoi schemi e non sanno cosa andrai a fare, e neanche tu sai come ti comporterai ad esempio sulle palle break. Inizi a dirti ‘Fammi chiudere gli occhi per un secondo e proviamo il colpaccio’. Magari una ti va male ma quella dopo no, e si inizia a costruire un po’ di fiducia. Gliel’ho visto fare parecchie volte. Ho guardato la sua semifinale a Wimbledon Junior contro Tsitsipas e quando si trovava in pericolo tirava sempre dei grandi colpi. Non riuscivo a credere a quello che vedevo. Magari per lui è normale, anche se ovviamente è rischioso e non sempre paga. Non tutti riescono a raggiungere quel livello e pare che lui abbia una marcia in più. Mi piace il suo gioco, è un giocatore meraviglioso e ha anche la giusta attitudine. È un piacere da guardare.

Pensi di avere diverse personalità a seconda se parli francese, inglese o svizzero-tedesco?
Beh, quando parlo francese mi sento più nel mondo del tennis, concentrato sugli aspetti tecnici, fisici, perché faccio sempre gli allenamenti tecnici con Pierre Paganini in francese. Mi fa pensare anche alla scuola, quando avevo 14 o 16 anni ed ero a Losanna. Quando parlo francese mi sento un adolescente, come se fossi bloccato nel bel periodo degli anni ’90. Quando parlo inglese va tutto liscio, sono rilassato. Anche a casa parliamo un sacco in inglese. È la lingua del mondo, legata ai viaggi. Il tedesco rappresenta me, la mia famiglia. È casa mia, è ciò che io sono davvero. Comunque hai ragione, sono diverso a seconda della lingua in cui parlo e la cosa è interessante. Mi sto rendendo conto che sto dicendo cose diverse a seconda della lingua che uso. È divertente e affascinante.

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