Federer: “In finale contro il futuro del tennis”

ATP Montreal, le parole di Roger dopo la vittoria contro Haase: "Ogni titolo è un brivido, gioco per questo. Battere Nadal a Melbourne mi ha dato sicurezza, gioco più sciolto"

Federer: “In finale contro il futuro del tennis”

Domani affronterai un diciottenne o un ventenne (quando si è tenuta la conferenza stampa non si conosceva ancora il nome dell’avversario di Federer in finale, ndt). Ti preparerai in modo diverso rispetto a come faresti per giocare contro un avversario più esperto?
Sì, cambia un po’ le cose perché né loro né io sappiamo esattamente cosa aspettarci. Neppure gli appassionati o i nostri team. Per quanto Zverev sia un giocatore più esperto attualmente. Per loro è un’opportunità enorme. Vedere un ragazzo così giovane in una finale di Masters 1000 non è consueto, forse dai tempi in cui Novak e Andy erano in ascesa. Neppure io ci riuscii, credo. È una bella cosa per il tennis.

Com’è la tua condizione ora rispetto allo scorso week-end?
Sono felice. Non devi sempre giocare al massimo per vincere. Sono ovviamente contento di esserci riuscito. È stata un’ottima decisione venire qui. Se avessi saputo che sarei arrivato in finale ci sarei venuto di corsa. A volte bisogna semplicemente vedere come vanno le cose. Sono felice di essere giunto in finale in perfette condizioni senza sprecare energie e tenendo gli scambi brevi. Ho giocato bene a rete. Il mio livello di gioco è salito di livello. Sono pronto per domani.

 

Sei stato molto efficiente al servizio oggi. Hai fatto 26 o 28 punti consecutivi. Quanto è contato riuscire a mettere così tanta pressione su Robin specialmente in un secondo set così tirato?
La battuta è andata su e giù per tutto il torneo. Ho servito bene a tratti. Ma non è così che piace a me. Voglio essere costante e affidarmi al servizio quando ne ho bisogno. Prima della partita speravo di riuscire a servire meglio, più preciso e sulle linee; di avere percentuali più alte di conversione sul secondo servizio. Oggi è andata molto bene e questo mi dà fiducia in vista della finale. Avere una percentuale di punti vinti con la seconda di servizio è cruciale nell’economia di un torneo contro i migliori, soprattutto in finale.

Se vincerai domani raggiungerai al secondo posto Lendl a quota 94 tornei vinti. Cosa ne pensi?
Non avrei mai pensato di giungere a questi livelli. Di vincere così tanto. Ogni titolo che si aggiunge è un brivido. Io gioco per questo. Ho sempre detto che se non si è numero 1 del mondo la classifica non conta. Ora mi sento fortunato perché ho in vista sia il primo posto sia il torneo. Lendl è una leggenda de tennis. Ha ottenuto incredibili risultati ed era molto solido. È straordinario poter giungere al suo livello. Un altro, che so Denis, magari pensa di poter vincere 100 tornei in carriera. Io pensavo di poterne vincere uno, forse. Quando hai 14 anni non pensi di poter vincere sempre e di diventare l’uomo da battere. È tutto così incerto. Non sai se entrerai tra i primi 100 o 10 o se saprai vincere un titolo. Con il senno di poi è diverso. All’inizio sei pieno di dubbi. Devo, per esempio, continuare a studiare, oppure diventare un professionista? Nasce tutto da lì. Non è in quei momenti che ti chiedi se riuscirai a vincere 94 titoli. Al mio Paese se lo fai ti danno del matto.

Ritieni che il modo in cui stai giocando quest’anno abbia nuovamente insinuato nella mente dei tuoi avversari l’idea che contro di te devono giocare la partita perfetta per batterti?
Dovreste chiedere a loro. Ma è qualche cosa che ho sempre cercato di mettere nella testa dei miei avversari, ovvero il pensiero che per battermi devono sperare in una mia giornata no. Ma ho dovuto battere tre volte di fila Nadal per riuscirci e sperare che Djokovic e Murray calassero di livello. È vero che quest’anno mi sto divertendo molto. Sono anche più sicuro di me. Chiunque vinca in Australia all’inizio dell’anno si sente così e gli altri restano alla ricerca del ritmo giusto. Mi sento inoltre fresco perché lo scorso anno ho giocato poco. Una combinazione ottimale per me.

La vittoria agli Australian Open ha cambiato qualcosa nei tuoi obiettivi e nella tua testa? Ti ha insegnato qualcosa su di te?
Mi ha tolto la pressione di dover inseguire un piazzamento migliore in vista di Wimbledon. Questo è stato un fattore importante. Io volevo arrivare tra i primi 8 dopo il Canada. Ero 17esimo ad inizio anno. Se fossi uscito presto dal torneo sarei scivolato dietro la trentesima posizione. I tabelloni sarebbero stati molto più duri. Battere Nadal in finale mi ha dato molta sicurezza e la certezza di avere lavorato bene. Mi sono sentito molto meglio come atleta e mentalmente. Ora gioco più sciolto.

Senti motivazioni aggiuntive nell’affrontare ragazzi di 18/20 anni? Hai più voglia di batterli?
È bello affrontarli. È una delle ragioni per le quali sono ancora in circolazione: affrontare diverse generazioni di tennisti. Ho apprezzato molto il fatto che Agassi e altri campioni si siano ritirati tardi e mi abbiano permesso di affrontarli. Ho giocato contro Agassi undici volte grazie al fatto che non ha smesso a 27 anni, altrimenti non avrei potuto farlo. Se resto nel circuito do la medesima opportunità ad altri giocatori giovani. Ma piace pure a me affrontarli. Non vedo l’ora che arrivi la partita domani; sarà un’opportunità di giocare contro il futuro del tennis. Devo comunque restare concentrato sulla finale e non curarmi di chi affronterò. Si deve pensare al trofeo. Comunque è bello che in finale di un 1000 ci sia un ventenne o anche meno. Prima arrivavano sempre giocatori di almeno venticinque anni.

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