Kontaveit alla prova degli US Open

Dopo gli straordinari progressi degli ultimi mesi, Anett Kontaveit si avvia ad affrontare il suo primo Slam da testa di serie. Saprà confermare le attese?

Kontaveit alla prova degli US Open
Anett Kontaveit, Wimbledon 2017

Intervistata da giovanissima, Kontaveit aveva detto di apprezzare particolarmente Sharapova e Federer. Più di recente ai loro nomi ha aggiunto anche Isner e Azarenka. Rimanendo in ambito femminile direi che sia Azarenka che Sharapova hanno aspetti del loro gioco che si possono avvicinare a Kontaveit, anche se naturalmente non mancano le differenze.

Innanzitutto sottolineerei come Anett rispetto a Maria e Vika sia più bassa di statura (1, 74 per la WTA, ma secondo me lei è stata fin troppo onesta nel dichiarare l’altezza). Per fare viaggiare la palla ad alte velocità non può contare su leve altrettanto lunghe, e quindi deve caricare il colpo con tutto il corpo. Questo suo modo di spingere con il massimo del peso possibile sulla palla produce un gesto che comunica un grande dinamismo. L’ho vista dal vivo per la prima volta a Wimbledon il mese scorso, e mi ha colpito per l’intensità che trasmette quando è in azione: sotto questo aspetto per me è una delle giocatrici più spettacolari del circuito attuale, e la ripresa televisiva la penalizza, perchè non riesce a restituire in pieno quelle sensazioni.

 

Il suo gioco si basa sulla aggressività costante, con due fondamentali da fondo molto solidi e incisivi. Secondo gli statistici dell’ultimo Wimbledon è stata la seconda del torneo per percentuali di vincenti ottenuti, e la prima in assoluto con il dritto.
Rispetto all”impressione avuta dalla TV, dal vivo ho potuto capire ancora meglio quanto il suo gioco sia ad alto rischio: usando poco topspin, quando colpisce con la massima spinta la sua palla viaggia molto spesso pochi centimetri sopra la rete, con ridottissimi margini di errore, pena il rischio di finire oltre la linea di fondo, o al contrario in rete.

Il servizio è preciso e abbastanza vario, anche se non velocissimo (169 Km/h max misurati a Wimbledon, mentre c’è chi arriva con una certa regolarità vicino ai 190 Km/h). A mio avviso le farebe molto comodo migliorare il kick: fra l’altro la aiuterebbe a essere più consistente sulla seconda, che in alcuni frangenti può diventare attaccabile.

Rispetto ad altre giocatrici simili, che fondano il loro tennis sull”attacco, Kontaveit dispone di una carta in più: una fase di contenimento piuttosto efficace, grazie soprattutto alla coordinazione nella corse laterale e alla capacità di eseguire i chop (cosa che sa fare sin dai tempi dell’Orange Bowl, come si vede dal filmato proposto all’inizio).

Dove invece penso abbia ancora notevoli margini di miglioramento è su tutti gli aspetti del gioco che hanno a che fare con la verticalizzazione. Non imposta lo scambio con l’idea di chiuderlo di volo; sulle volèe non mi pare ad altissimi livelli (meglio gli schiaffi al volo), e l’ho sempre vista piuttosto in difficoltà nel colpire in avanzamento.
Avere giocato poco il doppio probabilmente non l’ha aiutata, anche se comunque con i doppi contemporanei non è che si impari molto la fase di transizione (cioè lo spostamento in avanti tra fondo campo e rete) che per Kontaveit rimane, a mio avviso, uno degli aspetti meno risolti del suo tennis.
Anche le smorzate non sono armi fondamentali nei suoi schemi, e in generale sui colpi di tocco penso abbia margini di miglioramento. Per diversi aspetti, quindi, è ancora una tennista con notevoli spazi per progredire, come è anche logico sia ad appena 21 anni.

Ma naturalmente non ci sono solo le questioni tecniche. L’altro aspetto fondamentale da considerare nel suo modo di condurre i match è quello mentale. Come succede quasi inevitabilmente a chi pratica un tennis di attacco, il confine tra errore e vincente è molto labile; così come è labile quello che separa l’euforia dalla demoralizzazione. Saper andare oltre gli errori, dimenticarsi delle occasioni sfuggite rimanendo concentrate sul punto successivo, a volte per lei diventa molto difficile.

Ad esempio a Wimbledon Anett ha perso una partita nella quale per quasi due set aveva dominato la numero 5 Wozniacki (era stata avanti 6-3, 5-3, 30-0 e due volte ha servito per il match); ma dopo la rimonta di Caroline nel secondo set, nel terzo era quasi sparita dal campo, non riuscendo più a reagire alla delusione patita (3-6, 7-6(3), 6-2).
È di poche ore fa la sconfitta subita contro Kvitova a Cincinnati; di nuovo, pur essendosi trovata come a Wimbledon avanti di un set e un break (6-1, 4-2), ha finito per subire il ritorno dell’avversaria. Ed è accaduto non solo per i meriti di Petra, ma anche per un calo di rendimento nella seconda parte del match da parte di Anett (6-1, 6-7(2) 3-6).

Può darsi che queste fasi di crisi siano legate a una condizione fisica ancora da perfezionare: la stanchezza potrebbe cioè renderla meno combattiva e lucida rispetto all’inizio partita.
Aggiungo anche un’altra ipotesi: il suo modo di colpire tanto pulito, con un ottimo timing, a lungo andare potrebbe “mettere in palla” le avversarie, che si ritrovano più centrate nelle fasi finali e decisive dei match.

Infine potrebbe essere che, come accade anche a Simona Halep, per Kontaveit ci sia un surplus di pressione causato dall’essere una figura molto importante per l’intero movimento sportivo nazionale. La classica situazione che comporta onori e oneri.
Da una parte la grande popolarità in patria la rende una figura appetibile per gli sponsor. Difficile immaginare, ad esempio, che una tennista ancora fuori dalle prime 200 del mondo nata in una nazione con molte giocatrici forti (come la Russia o la Repubblica Ceca) trovi uno sponsor disposto a regalarle un’auto. Ad Annet invece è capitato già nei primi mesi del 2014:

D’altra parte la maggiore popolarità, l’essere spesso protagonista sui media nazionali, comporta innegabilmente anche più stress. Ricordo a questo proposito che proprio la sua connazionale Kanepi ne aveva parlato qualche anno fa, in questo sorprendendomi, perché sino a quel momento non avevo mai considerato quanto fosse importante il suo ruolo rispetto all’intero movimento sportivo estone.

Negli ultimi tempi Kontaveit ha rilasciato diverse interviste, nelle quali ha descritto alcuni tratti del suo carattere: alla WTA ha raccontato di essere naturalmente competitiva, tanto da trasformare in sfide anche aspetti della vita quotidiana che non lo richiederebbero, giusto per il gusto di renderli più emozionanti. E al Roland Garros, Anett ha dichiarato che le piace esibirsi sui grandi palcoscenici, stare al centro dell’attenzione di un grande pubblico. Rimane da vedere se alla prova dei fatti saprà reggere le pressioni, che in futuro potrebbero capitarle sempre più spesso. E poi, più avanti, arriverà la stagione non semplice dei punti da confermare e dei progressi da ribadire.

Ma questi sono problemi a lungo termine. A breve termine, invece, si avvicinano gli US Open 2017. Per la prima volta in carriera Kontaveit dovrebbe prendere parte a uno Slam come testa di serie. Inevitabilmente il ragionamento che viene da fare è questo: se nel 2015 da numero 152 del ranking (partendo dalle qualificazioni) era stata capace di approdare al quarto turno, non si vede perché non possa ripetersi ora, che dovrebbe essere diventata una giocatrice molto più solida. Sempre che dimostri di saper affrontare le maggiori aspettative: anche per questo i prossimi US Open saranno particolarmente importanti per lei.

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