Il bicchiere mezzo pieno: uno Slam o due 1000 di fila?

US Open alle porte, i nostri Bill e Ted si interrogano: più difficile un major o due tornei da una settimana? E no, Zverev non conta

Il bicchiere mezzo pieno: uno Slam o due 1000 di fila?
Alexander Zverev - Internazionali BNL d'Italia 2017 (foto Paolo Pizzi)

Bill: L’US Open è alle porte.

Ted: E come al solito, anche quest’anno tu vinci il ‘Premio Ovvietà’. Complimenti.

 

Bill: Dai, su. Volevo solo proporti un argomento.

Ted: Spara.

Bill: È più difficile vincere uno Slam o due Masters 1000 consecutivi? In entrambi i casi si portano a casa 2000 punti.

Ted: Ah! Uno Slam è certamente più prestigioso, anche a parità di punti.

Bill: Questo non lo mette in dubbio nessuno. Ma appunto per questo mi domando se, nonostante il fatto tutti preferirebbero vincere uno Slam, non sia più facile vincerne uno rispetto a due Masters 1000 consecutivi.

Ted: Io credo che uno Slam sia in definitiva più difficile. Se guardi ai nomi.

Bill: È vero che negli albi d’oro dei mille ci sono nomi meno prestigiosi che negli Slam. Ma sono giocatori che, magari per caso, magari per fortuna, ne hanno vinto uno di mille. Ma vincerne due? E consecutivi per di più? E con consecutivi intendo che possano essere considerati alla stregua di un unico evento. Ovvero che non abbiano uno Slam o troppe settimane a separarli (quindi Zverev che vince Roma e Canada non conta). Secondo me è ben più dura di uno Slam.

Ted: Dipende da quali sono i fattori che rendono difficile l’impresa. Negli Slam tutti si impegnano al massimo e sono sempre presenti. Nei mille capita spesso che manchi qualche campione (addirittura sette top ten a Cincinnati) e a volte non tutti si impegnano fino in fondo. Pensa a Nadal a Roma, che secondo me ha tirato i remi in barca con Thiem per non arrivare cotto a Parigi. Se fosse stato il Roland Garros, pure stanco e in giornata no, secondo me non perdeva. Poi negli Slam si gioca tre set su cinque che è un altro sport, ben più difficile.

Bill: Io invece penso che due Masters 1000 di seguito siano più difficili. Innanzitutto il tre set su cinque. Come dici tu è un altro sport, ma è uno sport che avvantaggia i campioni, i quali sono più abituati ed hanno più tempo per trovare le contromisure ad un avversario in forma, se hanno una cattiva giornata. Due set su tre può capitare che un calo di concentrazione costi la partita e quindi le sorprese sono più frequenti.

Ted: Questa cosa che le sorprese sono più frequenti l’ho sentita spesso ma mi piacerebbe vedere dei dati, perché se penso a Istomin con Djokovic, Muller con Nadal e così via, non sono tanto convinto.

Bill: Allora pensa a quanti avversari forti bisogna superare. Per vincere uno Slam al massimo ti capitano tre top ten (quattro se sei proprio sfortunato). Per vincere due Masters 1000 invece puoi arrivare ad affrontare anche sei top ten in dieci partite. E gli avversari del primo turno possono essere già tosti, mentre negli Slam quasi sempre i primi due turni sono una passeggiata per i campioni.

Ted: Tu dici in linea di principio, ma nella pratica quanti di questi campioni arrivano all’appuntamento? Secondo me negli Slam ci arrivano più spesso e più agguerriti che nei Masters 1000. Davvero credi che per Federer quest’anno sia stato più difficile il Sunshine Double rispetto all’Australian Open?

Bill: All’Australian Open non ha dovuto annullare match point.

Ted: E ad Indian Wells e Miami non ha dovuto vincere tre partite in cinque set in una settimana.

Bill: Come al solito, è un po’ la storia…

Ted: … del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Pare anche a me.

Bill: Nadal il Roland Garros lo ha vinto in carrozza mentre a Roma ha perso da Thiem.

Ted: Allora qui bisogna distinguere. Ci sono quattro doppiette di Masters 1000 possibili: il Sunshine Double (Indian Wells e Miami), il Clay Double (Madrid e Roma), il Summer Double (Canada e Cincinnati) e l’Indoor Double (Shanghai e Bercy). Ed hanno caratteristiche ben diverse. Magari una è più facile delle altre.

Bill: I nomi li hai inventati tu?

Ted: Sì. A parte il Sunshine Double.

Bill: Shanghai non è indoor… ma capisco che non è questo il punto. Allora andiamo ad analizzare le doppiette. Per forza di cose mi limito agli ultimi dieci anni, perché se andiamo più indietro molte cose cambiano. Una volta Indian Wells era più breve, mentre Miami (Key Biscayne) aveva il formato di uno Slam. Una volta la distribuzione dei tornei su terra era diversa, si giocava ad Amburgo invece di Madrid e per molti anni i due tornei non erano consecutivi. Il cemento estivo americano è forse il periodo di calendario in cui i 1000 hanno avuto meno modifiche. Invece i tornei autunnali sono cambiati parecchio. Chi si ricorda il glorioso torneo di Stoccolma? Prima che si spostasse in Germania per volere di Tiriac. Prima che venisse instaurato l’Asian Swing. E poi una volta alcune finali erano al meglio dei cinque set, che rendeva dura andare a giocare subito dopo un altro torneo (pensa alla finale di Roma 2006 con successivo forfait ad Amburgo di entrambi i finalisti). Volendo andare più indietro, con la dovuta cautela e considerando i cambiamenti che ci sono stati nel calendario, ci si potrebbe spingere fino al 1990. Anno in cui è stata instaurata la distinzione tra Masters 1000 (allora super 9) e tutti gli altri.

Ted: Ok, ma se ti spingi più indietro del 2008, ricorda che l’obbligatorietà di partecipazione è stata instaurata solo nel 2001 e quindi i tabelloni prima di allora potevano essere di livello generalmente più basso. Iniziamo con il Sunshine Double.

Bill: Per vincere Indian Wells e Miami un giocatore deve vincere 12 incontri in 4 settimane. Meno di un incontro ogni due giorni (come succede negli Slam). Delle accoppiate di mille è forse la più ‘facile’ perché c’è abbastanza tempo per recuperare tra un torneo e l’altro. Inoltre le superfici sono simili (anche se Miami è notoriamente più lento) ed entrambi i tornei sono nello stesso continente. Negli ultimi 10 anni per ben 5 volte un giocatore ha centrato l’accoppiata (4 volte Djokovic più Federer quest’anno). Spingendoci più indietro Federer ci era riuscito altre due volte ed una volta a testa Agassi, Rios, Sampras e Courier.

Ted: Non male. Quindi il Sunshine Double è ‘fattibile’, relativamente. Le cose si complicano se i tempi di recupero di accorciano.

Bill: Esatto. Per il Clay Double, nonostante l’incredibile dominio di Nadal sulla superficie, abbiamo solo tre casi negli ultimi dieci anni: Nadal due volte e Djokovic nel 2011. Se aggiungi che nessuno ci era riuscito prima (nonostante cambi di sedi e calendario), si capisce che l’accoppiata Madrid-Roma sia più difficile.

Ted: E la ragione molto probabilmente risiede nella vicinanza dei due tornei. Per realizzare il Clay Double uno deve vincere 10 partite in 2 settimane, ovvero più di una partita ogni due giorni. Chiaramente più estenuante del Sunshine Double. Senza giorni di riposo in mezzo un giocatore che abbia giocato la finale a Madrid di domenica si trova a dover giocare a Roma il mercoledì con la prospettiva di dover giocare per cinque giorni di fila se vuole vincere il torneo. Inoltre Madrid e Roma sono tornei ben diversi, con Madrid (ed una volta Amburgo) molto più veloce di Roma. Quindi anche adattarsi alle nuove caratteristiche in tempi brevi non è una sfida da poco. Immagina se a Parigi la terra diventasse più lenta o più veloce nella seconda settimana.

Bill: Simile discorso vale per il Summer Double. Dieci partite in due settimane. Negli ultimi dieci anni ci è riuscito il solo Nadal nel 2013. Prima di allora ci sono riusciti Agassi nel 1995 e Roddick nel 2003.

Ted: In effetti la coppia Canada – Cincinnati è notoriamente la più dura. Spesso chi vince in Canada arriva bollito a Cincinnati. Ricordo Federer sconfitto  all’esordio a Cincinnati da un giovane Murray nel 2006, o l’imbattibile Djokovic del 2011 arrivare mezzo rotto alla finale in Connecticut.

Bill: L’Indoor Double merita un discorso più attento. Fino al 2008 entrambi i tornei si disputavano in Europa ed erano davvero indoor. Dal 2009 Shanghai ha preso il posto di Madrid rendendo l’accoppiata più eterogenea (due continenti, un torneo indoor e uno outdoor). Negli ultimi dieci anni il double è riuscito solo a Djokovic due volte e Murray, l’anno scorso. Prima di allora ci erano riusciti Nalbandian e Safin (per entrambi Madrid e Bercy).

Ted: Non stupisce Djokovic, che in Asia ha sempre raccolto ottimi risultati. Stupisce un po’ l’assenza di Federer che non ha mai avuto un gran feeling con Bercy. Anche qui nel calendario odierno i giocatori devono passare da un continente all’altro e adattarsi al cambio di superficie (Bercy è notoriamente molto rapido), ma almeno in questo caso ci sono due settimane di tempo per la transizione.

Bill: Facendo il confronto si capisce che la chiave sta in uniformità e tempi di riposo. In altre parole, gli elementi che rendono così difficile realizzare una delle doppiette di Masters 1000 sono i tempi di recupero e le differenti caratteristiche dei tornei. In particolare andando da Shanghai a Parigi, pur avendo tempo per riposare, le condizioni cambiano così tanto che l’aver vinto il primo non dà garanzie per il secondo. Invece per il Summer Double ed il Clay Double le condizioni sono relativamente simili ma l’avere i due tornei un dopo l’altro rende praticamente impossibile per il vincitore del primo arrivare nelle condizioni migliori al secondo. L’unica eccezione è il Sunshine Double dove i tempi di riposo tra un torneo e l’altro (e anche durante il torneo stesso) permettono a chi vince Indian Wells di arrivare sufficientemente fresco a Miami. E comunque si tratta di impresa non da poco.

Ted: E quindi? Slam o doppio mille?

Bill: Riassumendo. Dal 1990, solo 11 giocatori sono riusciti a completare almeno un double in carriera. Djokovic ne ha fatti 7 ed è il solo ad esserci riuscito in tre coppie su quattro. Nadal e Federer ne hanno fatti 3 (Nadal due diversi, Federer tutti al Sunshine Double), Agassi 2 mentre Murray, Sampras, Courier, Rios, Roddick, Nalbandian e Safin ne hanno fatto uno a testa. Negli ultimi dieci anni solo i Fab Four (Djokovic 7 volte, Nadal 3 volte, Federer e Murray una volta). L’assenza di nomi di vincitori di Slam quali Hewitt, Kuerten o Wawrinka suggerisce che sia un’impresa davvero difficile, più difficile che vincere uno Slam. Io dico doppio mille.

Ted: E però se guardi i nomi la presenza di giocatori come Rios e Nalbandian, che non hanno mai vinto uno Slam, fa pensare che forse non è poi così tanto più difficile. Forse si tratta anche di una questione di caratteristiche dei giocatori. Alcuni rendono meglio in tornei brevi e ravvicinati (Safin ad esempio) mentre altri, come Wawrinka, hanno bisogno di tempo per carburare e si trovano meglio negli Slam. Il fatto che gente come Nadal o Federer abbiano fatto pochi double secondo me sottolinea solo l’importanza maggiore che danno agli Slam. Guarda Nadal contro Thiem quest’anno. Io dico Slam.

Bill: Difficile decidere.

Ted: Come al solito dipende un po’ da come la guardi.

Bill: E come al solito è un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto…

Ted: …e mezzo pieno.

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