I duellanti. Il quarto Slam targato Roger e Rafa i due che fanno invecchiare i giovani (Clerici), Tra Highlander, popcorn e business Federer tenta il tris: «Surreale…» (Piccardi), Murray k.o.: si gioca troppo? (Crivelli), All’Us Open sono incroci pericolosi (Azzolini), Us Open vecchie maniere (Mancuso)

I duellanti. Il quarto Slam targato Roger e Rafa i due che fanno invecchiare i giovani (Clerici), Tra Highlander, popcorn e business Federer tenta il tris: «Surreale…» (Piccardi), Murray k.o.: si gioca troppo?  (Crivelli), All’Us Open sono incroci pericolosi (Azzolini), Us Open vecchie maniere (Mancuso)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

I duellanti. Il quarto Slam targato Roger e Rafa i due che fanno invecchiare i giovani

 

Gianni Clerici, la repubblica del 28.08.2017

 

Inizia lo US Open 2017, e chi tra noi stava attendendo il cambio generazionale è deluso. Simile cambio avviene in tutti gli sport, e ne sono i recenti notissimi esempi Bolt e, da noi, Totti. Nel tennis tarda a verificarsi, anche se i due primi della classifica dell’anno passato, e di 2 anni fa, Djokovic e Murray, sembrano invecchiati, uno a casa tra la carrozzina e lo psichiatra, e l’altro per un gomito dolente. Significa che, come in ogni disciplina, e non solo nel tennis, qualcosa di simile a un avvicendamento sarebbe accaduto se non fossero esistiti due fenomeni. Il primo contrario agli effetti dell’età, Roger Federer, il secondo contrario agli effetti degli infortuni che, secondo quanto ho letto giorni fa in una sorta di nota della spesa, giungerebbero a 14. Una scomparsina generazionale si era verificata nel corso dell’ultimo torneo di rilievo, Cincinnati, che ha visto in finale due rappresentanti delle nuove generazioni, Dimitrov, il primo bulgaro tennista, che ha impiegato tre anni a rimettersi dagli allenamenti con la Sharapova e Kyrgios, che nelle sue bizzarrie mi ricorda il povero Larsen, sfuggito a una decimazione durante la guerra. Roger ha vinto sull’impietoso cemento dal 2004 al 2008 incluso. E Rafa, lontano dalla sua preferita terra rossa, si è limitato a due titoli, nel 2010 e 2013. Frugando nella debolissima memoria, ricordo che Roger ha addirittura smarrito due soli set, uno contro Agassi e l’altro contro Roddick, demolendo in tre Djokovic, Murray e Hewitt. Nadal ha sommerso di diritti per due volte Djokovic, lasciandogli entrambe le volte un set. Quest’anno i due fenomeni affrontano il torneo con Roger che ha vinto due Slam, l’Australian e Wimbledon, più Halle (erba) Miami e Indian Wells ( cemento ), mentre Rafa ha dominato il circuito rosso, con 1 Slam ( Roland Garros ) e gli abituali Montecarlo, Madrid e Barcellona. Nella classifica Atp, che definisce la teste di serie, Nadal è primo, e Federer terzo. Dopo tutte queste belle informazioni, il lettore che sia giunto sin qui può domandarsi, e domandarmi: “Vincerà lo US Open uno dei due fenomeni?”. Non posso che sbagliarmi, lontano come sono dalla fallace impressione di un allenamento, di pettegolezzi di spogliatoio, e dalle considerazioni dei pochi tennisti che ancora conosco. Purtroppo, grazie al computer che ha sostituito, al di fuori di Wimbledon, un essere umano, il sorteggio ha fatto in modo che i due possano sì incontrarsi, ma in semifinale. E nella parte alta di un tabellone che Mr. Robot ha vivamente squilibrato, in modo che, dovessimo seguire i numeri delle teste di serie, Nadal incontrebbe nei quarti Dimitrov o Goffin, per raggiungere in semi un Federer vincitore del Folle Kyrgios e di Thiem. Parte bassa, vediamo Cilic, vincitore privo di rovescio nel 2014, incontrare nel derby contro Travaglia, sulla strada in salita verso Nadal, e qualche dignitosa partita di MM ( Medico Mancato ) Lorenzi, e dei nuovissimi Fabbiano, Giannessi. Detto degli uomini, continua la negativa vendemmia femminile, una delle peggiori della storia, tanto che l’altro giorno quell’ottimo giornale sportivo del New York Times si augurava un successo di Venus Williams, in attesa del rientro post partum di Serena, che ha solo un anno in meno, 36. Mi sostituisco a Wilander, ben più noto, nell’auspicare che un coach geniale si renda conto che il rovescio bimane insegnato a tutte le bambine può andar bene, ma non sostituire lo slice né il drop. Si crea una sorta di anchilosi, che limita il talento. Ultima, tra le notizie negative, la decisione della Atp di consentire dialoghi in campo tra il giocatore e il coach. Il tennis non è più, anche tra gli uomini, considerato uno sport individuale. E’ come se agli esami di maturità un insegnante potesse rivolgere suggerimenti al maturando. Ma vedremo anche di peggio, e a Milano dal 7 all11 novembre nel torneo Next Generation, quando il potere delle televisioni giungerà ad accorciare i set, in modo da aumentare la quantità e varietà delle pubblicità.

 

Tra Highlander, popcorn e business Federer tenta il tris: «Surreale…»

 

Gaia Piccardi, il corriere della sera del 28.08.2017

 

Us Open con molte assenze, ma Roger e Nadal resistono. Sharapova in cerca dello spot E venne l’Open Usa, il fratello yankee un po’ buzzurro dei quattro gemelli Slam, quello meno formale e più puzzolente (l’aroma di pop corn e hamburger si mischia al rombo degli aerei) che Rafa Nadal può permettersi di giocare in rosa, Sasha Zverev con le braghe a righe, Maria Sharapova in nero tempestato di Swarovski e Robertina Vinci (una delle tre italiane in tabellone, con Giorgi e Schiavone: e pensare che appena due anni fa avevamo una finale all Italian…) con la replica del piatto della finalista nello zaino, un pensiero carino della federtennis Usa per risarcirla del furto dei trofei nella casa di Taranto. Look a parte, chi vincerà? A New York il popolo del tennis arriva logoro e stanco dopo una stagione di grandi emozioni, orbo di protagonisti in bacino di carenaggio (Djokovic, Wawrinka, Murray, Nishikori, Raonic) ma illuminato dalle vite parallele degli arcirivali Roger Federer, che fin qui si è annesso due Slam su tre (a Parigi non ha giocato), e Rafa Nadal, che a forza di braccio mancino si è issato di nuovo al numero uno del ranking dopo tre anni. Come se il tempo si fosse fermato. Sembra incredibile, ma nei 37 episodi del loro feuilleton a puntate, mai l’immenso svizzero e l’inesauribile spagnolo — 67 anni in due — si sono sfidati sul duro di Flushing: quest’anno potrebbe succedere in semifinale, essendosi il sorteggio divertito a metterli dalla stessa parte del tabellone. L’ultimo trofeo newyorkese di Federer risale al 2008, l’anno in cui Barak Obama diventava il 44 presidente degli Stati Uniti d’America. Ma Roger dei miracoli è capace di tutto, nonostante continui a prendersi poco sul serio: «Faccio fatica a pensare di poter vincere tre Slam in un anno, alla mia età. Sarebbe davvero surreale…». Surreale ma plausibile. Al primo turno affronta un alfiere di quella Next Gen che, con Dimitrov a Cincinnati e Zverev a Montreal, sta mandando potenti battiti di vita: Frances Tiafoe, classe 1g88, figlio di immigrati della Sierra Leone in Florida, uno dei giovani leoni cui gli Usa — che non mettono le mani sul torI 9 Italiani Sono in totale nove gli azzurri al via degli Us Open. Sei nel tabellone maschile (Fognini, Lorenzi, Seppi, Giannessi, Fabbiano, Travaglia) e tre in quello femminile (Vinci, Giorgi e Schiavone, 37enne al 68esimo Major, il 18esimo a New York). Oggi già in campo Lorenzi contro il portoghese Sousa, Giannessi contro il lettone Gulbis, Fabbiano contro l’australiano Smith, la Vinci contro l’americana Stephens e la Giorgi contro la Rybarikova. I grandi assenti Djokovic (campione 2011 e 2015), Wawrinka (campione in carica), Murray (campione 2012), Nishikori (finalista 2014), Raonic (semifinalista 2016). In tv Diretta sui canali Eurosport dalle ore 17 neo di casa da quattordici anni (Roddick nel 2003) — affidano la riscossa. Ma questi avamposti di futuro sono già sufficientemente robusti per avanzare pretese su uno Slam, terremotato dalle assenze ma pur sempre uno Slam? Apertissimo anche il torneo delle ragazze, che rimette in palio lo scettro della regina del tennis: Karolina Pliskova comincia l’arrembaggio all’Open Usa con 5 punti di vantaggio su Simona Halep, che al primo turno trova la Sharapova. A proposito di Maria. È fuori forma, reduce dall’ennesimo infortunio, rischia di non sopravvivere alla prima settimana però non può non accettare la wild card del direttore del torneo. Nostra signorina del business torna a giocare uno Slam dopo la squalifica per meldonio a venti mesi dall’infausto Australian Open 2016: ha da promuovere il vestitino disegnato per lei dallo stilista Riccardo Tisci e, soprattutto, la biografia «Unstoppable», nelle librerie americane a giorni. L’Open Usa, comunque vada, sarà il suo spot.

 

Murray k.o.: si gioca troppo?

 

Riccardo Crivelli, la gazzetta dello sport del 28.08.2017

 

Povero Murray. Non solo il dolore, fisico e psicologico, del ritiro dagli Us Open, con le ombre conseguenti sul resto della stagione; adesso gli toccherà pure convivere per qualche giorno con le offese che gli piovono dai social, lui cattivone che sapeva di non poter giocare a New York e ha aspettato troppo a comunicarlo, quando non era più possibile cambiare le teste di serie. CAI Si, lo avete capito bene, anche il tennis può diventare il ricettacolo delle più becere stupidaggini: in sostanza, i fan di Federer e di Nadal non gli perdonano di aver lasciato il torneo quando era troppo tardi per risistemare il seeding e dare i primi due posti a Rafa e Roger (che invece è rimasto al tre), evitando l’incrocio in semifinale e regalando invece il sogno della prima finale americana tra di loro. Come se lo scozzese, peraltro uomo di rara sensibilità, di fronte all’opportunità di provare fino all’ultimo a scendere in campo in uno Slam, avesse davvero dovuto pensare agli interessi altrui. Andy da due settimane si sentiva meglio, sabato ha scelto Pouille come compagno di allenamenti per testare la condizione simulando un set vero, e si è reso conto che il dolore all’anca destra era tornato a non dargli tregua: «Ho provato di tutto per essere in grado di giocare, pensavo che un Federer e Nadal controcorrente: «Gli infortuni? Il fatto è che non abbiamo più 20 anni» paio di settimane di riposo sarebbero servite. Nei giorni scorsi stavo abbastanza bene, ma l’anca è troppo dolorante al momento, non sono in grado di competere per vincere il torneo, per cui sono giunto a prendere questa decisione». Semmai, al netto delle sciocchezze da tifo, si potrebbe immaginare un sorteggio la domenica, per ridurre al minimo l’impatto sui tabelloni dei ritiri last minute, o ancora un sistema in stile Wimbledon per determinare le teste di serie senza seguire pedissequamente la classifica, perché è chiaro che Nadal e Federer, in. questo momento, sono i due migliori giocatori del circuito. INFORTUNI In ogni caso, chiudendo le inutili polemiche in un cassetto, rimane il dato di fatto del quinto giocatore tra i primi 11 della classifica che deve rinunciare agli Us Open, dopo Djokovic, Wawrinka, Nishikori e Raonic, con fondati dubbi sul resto della stagione: «Ora mi consulterò con il team, e considerando le opinioni dei vari specialisti che ho interpellato, vedrò se sarà possibile ritornare in campo prima della fine dell’anno». In un’intervista a marzo sul Telegraph corredata da una ricerca del suo gruppo, il direttore di Isokinetic Michael Davison aveva sostenuto che «passare dall’off season all’allenamento intensivo per l’Australian Open fa aumentare i carichi di lavoro e mette a rischio gli atleti»; Murray, ad esempio, l’anno scorso ha giocato 86 partite fino al 20 novembre e il 30 dicembre era già in campo. Secondo il chirurgo Richard Berger, che ha operato Del Potro, «si gioca troppo e c’è poco tempo per recuperare, inoltre l’omologazione delle superfici e la maggior incidenza del cemento sollecita le articolazioni». Argomenti che non convincono proprio Federer e Nadal: «Il problema è che non abbiamo più 20 anni e a 30 è più facile essere usurati». Chi possiede la verità?

 

Agli Us Open sono incroci pericolosi

 

Daniele Azzolini, tuttosport del 28.08.2017

 

Scherzi da Numeri Uno. Murray, in questo caso, un ex, ma pur sempre uno che lassù c’è stato, fino al sorpasso di Nadal. Avrebbe dovuto ritirarsi prima da questi Us Open, sarebbe stato più giusto, se non più sportivo. Ma ha sperato che la bua all’anca, che sta 11 da tre mesi, svanisse con una buona dormita e ha atteso l’ultimo momento per decidere il ritiro, a sorteggio già avvenuto. Ed è come se avesse tolto una stampella al torneo, anch’esso d’improvviso claudicante. L’INCOGNITA Federer e Nadal sono finiti dalla stessa parte. E dall’altra non si sa che cosa ne verrà fuori, forse qualcuno da scoprire, forse Sasha Zverev, venti anni e due Masters 1000 vinti (Roma, Montreal) che ha una grande occasione e così poca esperienza per coglierla. Si vedrà. Ma lo Slam chiamato a decidere i numeri uno (uomini, donne, tutti) dovrà accontentarsi nel maschile di una semifinale per dirimere la questione, se Rafa e Roger vi arriveranno.l1 che sa tanto di “tennis interruptus”. Ben altra eccitazione avrebbe garantito una finale con titolo e leadership. Volete mettere? Resta, lo US Open al via, il torneo che mette in palio il podio, conclusione magica di una stagione fantasy, nella quale Rafa s’è preso la vetta ma è stato secondo a Federer, tranne nei mesi dedicati alla terra, e Karolina Pliskova si è autoproclamata regina per insipienza della Halep, tre volte giunta a un passo dal trono e tre rimbalzata all’indietro, fatto talmente insolito da suggerire l’immagine di una tennista afflitta da seri problemi di vertigini. Rafa restituisce oggi i punti degli ottavi di un anno fa, 180. Il suo distacco da Federer si riduce a 320. Se arrivassero di pari passo in semifinale, la sfida si rivelerebbe decisiva. Altrimenti, a Rafa basterà non perdere prima di Federer, mentre Roger sarebbe di nuovo n.1 (dopo un’assenza di 4 anni e 310 giorni, la più lunga) raggiun *** gendo la semifinale, sempre che Rafa tolga il disturbo entro i quarti. Tutto è possibile, com’è facile annotare: Federer giunge al rendezvous dopo il guasto alla schiena che l’ha frenato a Montreal, Nadal con il corredo dei risultati piuttosto modesti post Roland Garros. Che sia l’anno di un giovanotto? La metà del tabellone liberata da Murray offre a Zverev un’autostrada. LOTTA TRA OTTO Piuttosto, è fra le gentili dame che si paventa una battaglia più simile a una rissa da angiporto. Sono in otto a concorrere, e capirete, non è facile spiegare gli innumerevoli intrecci. Proviamo a farla breve. L’attuale n.1 61a gemella Pliskova (Carolina), con 5 punti più della Halep, cioè niente. Detratti i punteggi di un anno fa, la rumena va in testa con 5965 punti. Dovesse perdere al primo turno (impossibile? Beh, deve affrontare la ritornante Sharapova), in quattro la potrebbero superare solo vincendo il torneo: Wozniacki, Konta, Kuznetsova e Venus. Le possibilità maggiori, Halep a parte, le ha Muguruza. Di fatto, il sorteggio ha voluto spagnola e rumena in rotta di collisione; nel caso, il testa a testa in semifinale eliminerebbe l’una o l’altra, altrimenti toccherà scendere in campo con racchetta e pallottoliere. Pliskova deve confermare la finale 2016 e non sarà facile. Se vi riuscirà sarà prima davanti a una Halep e una Muguruza cadute nei quarti, e a una Svitolina uscente in semifinale. Se vincerà il torneo precederà una Halep semifinalista, mentre con Svitolina se la vedrà lei stessa in semifinale. Se dovesse arrivare in finale con Muguruza e vincere, però, si verificherebbe un caso unico: Pliskova raggiungerebbe 7090 punti, gli stessi della spagnola.

 

Us open vecchie maniere

 

Angelo Mancuso, il messaggero del 28.08.2017

 

Un montepremi record con il muro dei 50 milioni di dollari superato per la prima volta in uno Slam che verrà ricordato per l’incredibile elenco delle assenze pesanti. Soltanto 10 mesi orsono i primi 5 delle ATP Finals di Londra erano nell’ordine Murray, Djokovic, Wawrinka, Raonic e Nishikori. Nessuno di loro partecipa agli US Open al via oggi a New York. A tabellone già compilato è arrivato il forfait di Murray: lo scozzese non ha recuperato dal problema all’anca. Una ecatombe: come noto Djokovic (gomito), Wawrinka (ginocchio) e Nishikori (polso) hanno chiuso da diverse settimane la stagione, Raonic si è operato al polso. LOTTA PER IL N.1 Federer e Nadal hanno restaurato il duopolio di una decina d’anni fa e hanno un buon tabellone, ma l’urna li ha piazzati dalla stessa parte. Vuol dire che lo Slam a stelle e strisce resterà ancora l’unico major privo nel suo albo d’oro di una finale fra i due, ma ci si augura almeno di vederli di fronte in una semifinale stellare. Gli appassionati la aspettano già, tranquillizzati dalle parole del Fenomeno di Basilea, che parlando della sua schiena dolorante a Montreal ha confermato di sentirsi «molto meglio rispetto a una settimana fa». Lo spagnolo e lo svizzero sono separati da 500 punti: 7.645 contro 7.145. King Roger per superare il rivale deve fare meglio di lui, ma non è necessario il terzo titolo Slam in un anno, un exploit che a 36 anni avrebbe dell’incredibile. Sulla carta potrebbe riconquistare la prima posizione anche senza doverlo battere in semifinale: se lui ci arrivasse e Nadal non riuscisse a superare i quarti, il sorpasso sarebbe cosa fatta. Se Federer pub aggrapparsi alla superiorità tecnica, il maiorchino sul cemento newyorkese ha sovente steccato. La sensazione che aleggia nell’aria è che la 137esima edizione degli US Open potrebbe diventare lo Slam più aperto degli ultimi anni. La lista degli outsider è lunga: da Cilic a Thiem e Kyrgios, da Dimitrov a Zverev. Il giovane tedesco è l’unico ad aver vinto due tornei nell’estate sul cemento nord americano (Washington e Montreal), ma nell’era open si sono giocati 198 Major e soltanto in 13 occasioni ha trionfato un giocatore dell’età attuale di Zverev (20 anni e 4 mesi). L’ultimo è stato Nadal al Roland Garros 2006. EQUILIBRIO TRA LE DONNE In attesa del rientro di mamma Serena, sono in tante ad avere i mezzi per emergere seppur a intermittenza. Volendo essere realisti si pub ridurre l’elenco delle pretendenti al titolo e al trono di regina del tennis femminile a 4 nomi: Pliskova, Halep (esordio da brividi con la wild card Sharapova), Muguruza e Svitolina in rigoroso ordine di classifica. Ci sarebbe anche la Kerber, che è la campionessa in carica: quest’anno perb non ha mai trovato la condizione ottimale. ITALIANI AL VIA Sono 9: 6 uomini (Fognini, Lorenzi, Seppi, Fabbiano, Giannessi e Travaglia) e 3 donne (Vinci, Schiavone e Giorgi). Al primo turno c’è un derby: Fognini contro il qualificato Travaglia. Le speranze azzurre sono affidate soprattutto al ligure e alla Vinci. Intanto con un gesto di grande sensibilità gli organizzatori hanno riconsegnato alla pugliese il piatto d’argento per la finale nell’edizione 2015 vinta dalla Pennetta nella storica sfida tutta tricolore. Quello originale, insieme agli altri trofei, le era stato rubato lo scorso 4 agosto dai ladri che erano entrati nella sua casa di Taranto.

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