US Open: show di Kyrgios in doppio

Sconfitto in singolare, l'australiano ha dato spettacolo in coppia con il connazionale Reid. Il periferico campo 4 diventa una bolgia

US Open: show di Kyrgios in doppio

Si dice sempre che la specialità del doppio sia in crisi: i migliori singolaristi la disertano (se non in occasioni molto particolari, come magari la Coppa Davis), il grande pubblico non conosce gli specialisti ai primi posti della classifica, lo spettacolo è scadente e le tribune sono spesso vuote quando si gioca una partita con quattro tennisti in campo. Sono considerazioni vere e cresce il rammarico per quel che potrebbe essere e che non è, quando se ne ha la riprova, come è accaduto a noi.

Lo scorso pomeriggio, infatti, passeggiando tra i viali dello USTA Billie Jean King a Flushing Meadows, si notava una folla chiassosa e divertita, ammassata in un campo periferico, il numero 4. Inevitabilmente, attirati dalla curiosità, ci siamo avvicinati al campo e abbiamo subito notato un doppio, nobilitato da ben tre singolaristi presenti nella top 100. I primi due giocavano in coppia: erano Jan Lennard Struff, 49 ATP, e Joao Sousa, 50 ATP. Dall’altra parte della rete, una coppia australiana, composta dallo specialista Matt Reid, 71 nella classifica di doppio e da colui che dopo pochi secondi si capiva essere il motivo per il quale tutta quella gente si fosse radunata, Nick Kyrgios. Il tennista nato a Canberra 22 anni fa, 17 ATP,  eliminato malamente in 4 set al primo turno dal connazionale Millman il giorno prima in singolare, ha mostrato come il tennis, non solo il doppio, abbia bisogno di lui, della sua personalità estrosa ed originale, oltre che del suo limpido talento e potenza fisica.

 

Probabilmente libero con la mente dalle responsabilità che sente quando in singolare deve dare conto alle aspettative che il grande pubblico ha per il suo talento, sul campo numero 4 si è assitito a quella che ufficialmente era un primo turno del tabellone di doppio, ma che nella realtà era invece un divertente “Nick Kyrgios Show“. Attenzione: Nick durante la partita rispettava il tennis, il proprio talento, il compagno, gli avversari e il pubblico adorante. Non prendeva sottogamba la partita, cercando numeri da circo fini a sè stessi. Semplicemente, era se stesso, prendeva il tennis per quel che in fondo è, uno sport, e, tra un punto e un altro, sorrideva e cercava di strappare un sorriso anche agli altri. Era bello vederlo giocare: in un mondo in cui tanti sportivi sembrano dare eccessiva importanza a quel che fanno e all’esito di un loro risultato, l’australiano ci ricordava che lui, così come tutti gli altri sportivi professionisti, è un ragazzo molto fortunato, giovane, milionario e con la possibilità di girare il mondo. Una sconfitta o una vittoria non possono determinare l’umore di un ragazzo: Nick ci crede e lo dimostra nei fatti, pazienza se molto probabilmente non riesce a vincere quanto potrebbe.

La gente percepisce il suo essere una tennista e un ragazzo speciale: lo ama per questo, lo si vede da tanti particolari. Sul campo adiacente, il numero 5, si giocava un incontro di singolare e oltre a Guido Pella, 72 ATP,  uno dei due contendenti era un tennista importante, Dadid Goffin, 14 ATP, top ten solo qualche mese fa, tennista che a differenza di Kyrgios è stato nella top ten e ha giocato le ATP Finals. Ma nulla, non importava nemmeno che fosse un secondo turno del singolare: vi era il triplo della gente a vedere l’australiano, tra l’altro infinitamente più divertita e coinvolta.

Risate per una sua smorfia, applausi ammirati per un bellissimo colpo, fischi di approvazione per testimoniare il proprio divertimento: era questa la colonna sonora che accompagnava questo doppio. Nick non si forzava per suscitare queste emozioni: era per lui naturale costruire quella empatia con il pubblico, pronto a impazzire per una sua gag. Quando infatti una volee di Sousa lo coglieva involontariamente nelle parti intime, lui fingeva di cadere stecchito, restando per vari secondi immobile disteso sul campo tra i sorrisi degli altri giocatori e l’ilarità del pubblico. Quando ottiene un break importante nel terzo set, Nick si produce, per esultare, in uno scatto a zig zag per raggiungere la sedia dove riposarsi. Sono troppi e difficilmente raccontabili gli aneddoti di questo doppio così piacevole, terminato con l’australiano che subito dopo la stretta di mano all’arbitro ha estratto dal borsone delle racchette il cellulare, per controllare i messaggi e, per un paio di minuti abbondanti, come un qualunque ragazzo della sua età in un campo amatoriale di provincia, si è seduto e si è messo a chattare.

Per la cronaca, Kyrgios ha vinto assieme a Reid con il punteggio di 3-6 7-6(5) 6-4 in 1 ora e 58 minuti. Però, vedendo questa partita e ammirando il tennis interpretato da Kyrgios, ci siamo ricordati che questo è uno sport che sul campo centrale del suo torneo più importante, Wimbledon, a ogni singolo giocatore che da più di 100 anni vi entra, ricorda una delle condizioni che compone la celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling sui precetti da seguire per potersi definire davvero uomini: “Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina e trattare allo stesso modo questi due impostori”. Caro Nick, martedì hai perso in singolare, mercoledì hai vinto in doppio: grazie per averci ricordato che questi sono solo particolari.

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