US Open, spunti tecnici: Andrey Rublev e la velocità di braccio

Il diciannovenne russo Andrey Rublev sta impressionando allo US Open 2017. In particolare, colpiscono i gesti rapidissimi con cui aggredisce la palla

US Open, spunti tecnici: Andrey Rublev e la velocità di braccio

dal nostro inviato a New York

Ricordo molto bene la prima volta in cui vidi giocare Roger Federer. Il ragazzino svizzero con i capelli lunghi era forte, e si capiva, ma il motivo del mio interesse in quella partita era il suo avversario, che adoravo dal punto di vista tecnico, per l’eleganza e la naturalezza dei gesti con cui colpiva la palla facendola scorrere in modo fantastico. Il buon vecchio Yevgeny Kafelnikov, due volte campione Slam (Roland Garros 1996, Australian Open 1999), e numero 1 ATP nel 1999, però, venne sconfitto in tre set dal futuro vincitore dello scomparso torneo indoor di Milano, e di altri 92 di cui 19 Slam nei 16 anni successivi, robetta, insomma. Era il febbraio del 2001. Non ho più avuto occasione di vedere Kafelinikov dal vivo.

 

L’altra mattina, durante la consueta ronda tra i campi di allenamento, nei ritagli di tempo che mi rimanevano tra lo scrivere di uno scandalo e di una squalifica, mi sono fermato al court 16, l’ultimo in fondo a destra entrando dall’ingresso principale dell’impianto, lato sud. Quel cristone di Karen Khachanov, ragazzo peraltro simpaticissimo, qui eliminato da Yen-Hsun Lu al primo turno (brutto passo indietro per lui), si stava consolando a modo suo, ovvero a forza di pallate tirate a tutto braccio, e come sappiamo il moscovita non scherza per nulla quando si tratta di mollare il drittone. La cosa notevole, però, è che le suddette pallate gli ritornavano in serie, altrettanto se non più veloci, con minore top-spin (Karen impugna il dritto con un grip western pieno), e all’apparenza, l’autore di tale contro-bombardamento faceva molta meno fatica a spingere del muscolare Khachanov. Invece di botte tirate di forza e accompagnate da grugniti belluini, vedevo leggerezza di gambe e spaventosa fluidità di braccio. Dal punto di vista tecnico, a mio avviso, il derby di Mosca, confronto di alto livello, e beati i russi con questi giovani tanto forti, ha un vincitore chiarissimo: perchè dall’altra parte della rete Karen aveva il concittadino diciannovenne Andrey Rublev, suo compagno di doppio qui allo US Open. E il biondo teen-ager allenato dallo spagnolo Fernando Vicente, che si godeva il palleggio del suo pupillo insieme a Galo Blanco, coach di Khachanov, mi ha davvero fatto fare un salto indietro nel tempo di tanti, tanti anni, fino a quella lontana serata milanese.

Intendiamoci, le differenze tecniche in senso stretto ci sono, ma non sto parlando della semplice meccanica esecutiva. E’ il modo di portare in maniera sciolta il braccio-racchetta attraverso la palla, invece che prenderla a spazzolate come fanno in tanti, la compostezza dei finali di dritto e rovescio, tanto perfetta da dare quasi una erronea impressione visiva di rigidezza, e in generale la sensazione di facilità nel trovare accelerazioni e rapidità nelle sbracciate, che come dicono qui, è stato il “trigger”, il fattore scatenante, del ricordo del tennis di Yevgeny. Vediamolo insieme, l’ultimo “NextGen” rimasto in gara, che ha battuto Bedene, Dimitrov e Dzumhur, ed è in rotta di collisione agli ottavi con Goffin. Vi dico subito che non ci sono aspetti particolari da evidenziare nei colpi di Andrey – splendida tecnica a parte – ma è il ritmo con cui è in grado di eseguirli che è fuori dal comune.


Qui sopra, vediamo due dritti, nelle due posture standard, a sinistra una open stance (frontale, con peso sul piede esterno, il destro), a destra una neutral (affiancato, peso sul piede avanzato, il sinistro).


Qui sopra, due esecuzioni del rovescio, impeccabili, scolastiche, perfetto l’accompagnamento attraverso la palla che apprezziamo a sinistra, con racchetta in linea con la gamba posteriore, ottimo il finale chiuso a destra.


Qui sopra, altri due dritti, in avanzamento e ovvia postura affiancata (che usano sempre tutti, anche i super-toppatori amanti degli impatti frontali, quando devono muoversi in avanti verso la palla), da notare la scioltezza del piede destro, che viene trascinato in avanti, e va anche in lieve rotazione esterna da tanto è decontratto il giocatore, un altro in cui questa qualità si può apprezzare bene è Marin Cilic, che ero andato ad analizzare a Wimbledon.


Qui sopra, il servizio, molto molto buono, caricamento estremamente dinamico in foot-up (passo/trascinamento della gamba posteriore fino al contatto o all’affiancamento con quella anteriore, per poi caricare la spinta delle ginocchia verso l’alto-avanti), il primo frame a sinistra rende bene l’idea dell’energia con cui Andrey sta andando verso la palla. L’impatto, in perfetto allineamento di braccio-racchetta e gamba sinistra, avviene un buon paio di spanne dentro il campo, con ottima sospensione dinamica. Bella botta, gli schiocca alla grande.

Fino a ora, come abbiamo visto, sembra un (gran) bel giocatore impostato moderno, con tecnica esemplare o quasi, ma insomma, di ragazzi che trovano la palla splendidamente a questi livelli ce ne sono a pacchi. Perchè Andrey è così efficace rispetto agli altri? Qual è la sua marcia in più? Per capirlo, è necessario apprezzare tutto quanto visto finora in movimento, a velocità normale, senza slow-motion come facciamo di solito per sviscerare bene i dettagli dei colpi. Venite, per esattamente 5 secondi, a bordocampo in mia compagnia, e stupitevi con me.

Dal primo impatto all’ultimo passano come detto, 5 secondi, durante i quali questa molla vivente di Andrey spara 4 catenate una più potente dell’altra, tutte tesissime a fil di rete, con tanto di spostamenti a mille all’ora in avanti, indietro, laterale e in diagonale. Fantastico. Riguardatelo in loop un paio di volte, per rendervi bene conto di cosa significa “rapidità di esecuzione” e “velocità di braccio”. Khachanov stava a rete, a respingere questa mitragliata di missili, e sull’ultimo dritto basso in avanzamento si è praticamente scansato, ridendo.

Qui sopra, la fase tecnica dell’allenamento, sul dritto dall’angolo destro, sono altre tre sberle consecutive, e in questo caso, non lavorando sul cambio di lato dritto-rovescio, ma rimanendo con il peso sempre in proiezione verso destra-avanti, Andrey ci può far vedere il massimo della fluidità con cui è in grado di far viaggiare il colpo, e lo ripeto, fidatevi perchè sto in mezzo ai fenomeni dalla mattina alla sera, così sciolto e potente il dritto lo tirano in pochi, pure qui a Flushing Meadows. Per tacere della spinta dei piedi, guardate lo scatto secco dietro l’ingresso dell’anca che porta in semirotazione non solo il busto spalle, ma l’intero corpo del giocatore, come fanno i campioni del ping-pong.


In conclusione, due frame tratti dal primo dei tre dritti appena visti, impatto e millisecondo successivo, solo per far notare quanto Andrey entra piatto con la racchetta, vediamo bene l’angolo del piatto-corde, qui il minimo di top-spin necessario viene dato dal fatto che lo swing si sviluppa in diagonale dal basso in alto, non dal finale windshield-wiper (tergicristallo) o dall’inclinazione della racchetta. Il tutto, lo abbiamo visto bene penso, con un ritmo e una velocità pura del braccio straordinari. Tra questo sparapalle di classe, e l’altrettanto elettrico e rapidissimo Denis Shapovalov, sono convinto che potremo divertirci molto nei prossimi anni. Probabilmente vincerà di esperienza, ma non vorrei comunque essere nei panni di Davidino Goffin, atteso da una bestiaccia da tennis simile.
Davai, Andrey!

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