La serietà di Lorenzi esempio per i giovani (Bertolucci), La rinascita della Kvitova: Muguruza va k.o. (Pegna), Kvitova, il lieto fine (Azzolini), Us Open, il tabellone ha perso l’equilibrio (Mancuso)

La serietà di Lorenzi esempio per i giovani (Bertolucci), La rinascita della Kvitova: Muguruza va k.o. (Pegna), Kvitova, il lieto fine  (Azzolini), Us Open, il tabellone ha perso l’equilibrio (Mancuso)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

La serietà di Lorenzi esempio per i giovani

 

Palolo Bertolucci, la gazzetta dello sport del 5.09.2017

 

Come previsto, Paolo Lorenzi ha pagato l’inferiore efficacia del servizio e perso la possibilità, avanti di un break nel quarto set, di allungare la partita. Ma, ancora una volta, l’azzurro è uscito dal campo con tutti gli onori. Si è preso gioco della carta d’identità con una prova di alto livello al cospetto di un giocatore forte e più abituato al cemento come Anderson. Da semplice gregario, il toscano, negli anni, ha assunto le sembianze del giocatore completo. Il cervello fino lo aiuta a non commettere errori tattici e quando la lotta diventa più aspra mette in mostra la pazienza, la forza d’animo e il cuore. Fisicamente è un torello, si esalta nelle maratone e se non viene travolto dalla potenza del rivale trova il modo per portare il match nel territorio preferito. Paolo tiene una posizione arretrata e non gli possiamo chiedere ritmi troppo alti ma, pur con traiettorie morbide, è capace con il dritto di ribaltare l’azione. Sotto la guida tecnica di Galoppini continua a lavorare per aumentare il ventaglio di soluzioni mostrando continui miglioramenti anche nei dettagli. In tutti i tornei, in ogni singola esibizione manda ai giovani un messaggio pulito fatto di serietà, di passione per lo sport e di grande disponibilità al lavoro.

 

La rinascita della Kvitova: Muguruza va k.o.

 

Massimo Lopes Pegna, la gazzetta dello sport del 5.09.2017

 

E’ una sopravvissuta, Petra Kvitova. E come tutti coloro sfuggiti alla morte, apprezzano di più la vita. A lei è successo alla vigilia dello scorso Natale: un ladro penetrò in casa sua in Repubblica Ceca e l’aggredì con un coltello. Istintivamente Petra si difese con il braccio sinistro, quello del tennis con cui vinse Wimbledon nel 2011 e 2014. Senza quello scudo, i fendenti avrebbero potuto ammazzarla. Scampato il pericolo, pensò che quel giorno le avessero fatto il funerale alla carriera. Invece, sofisticate operazioni chirurgiche le hanno rimesso a posto tendini e nervi della mano offesa. Petra, come qualunque reduce, ora si gode il momento. Quasi a tempo di record, è tornata. Il primo «come back» è stato a maggio al Roland Garros, subito celebrato con la prima vittoria (contro Julia Boserup). Un mese dopo, il primo trionfo (a Birmingham) e ora la prima vera incursione in profondità nel tabellone di uno Slam dal suo rientro (dopo eliminazione al 2 turno anche dalla sua Wimbledon). «E’ difficile descrivere il mio feeling. Ciò che mi è accaduto mi ha cambiato l’esistenza: so di essere fortunata ad avere una seconda chance», ha ripetuto dopo ogni intervista post-match. Già, perché con il successo numero 4 del torneo su Garbine Muguruza, fresca campionessa a Wimbledon, è atterrata nei quarti di finale. Fra l’altro, un traguardo che non le era riuscito nei 4 Slam dei 2016, quando aveva ancora la mano integra. NORMALITÀ E’ persino dispiaciuta con se stessa. Spiega: «Ora che le cose vanno bene, a volte tendo a scordarmi il passato». Momenti, perché quello che le è capitato rimarrà ferita indelebile. Racconta: «Solo essere qui, allenarmi con le altre ragazze, fare il riscaldamento e naturalmente giocare, mi trasmette normalità: ciò di cui avevo tremendo bisogno». Domenica sera mentre stava per giustiziare la Muguruza è come se avesse indugiato un attimo: «Perché mi si sono affollati in testa tanti pensieri. Stavo finalmente per battere una top 10 del mondo, come se il sogno covato per molti mesi si stesse per realizzare. Insomma, non siamo robot: ci emozioniamo, è normale avere degli alti e bassi». Ora il braccio sta bene e non ha più problemi a parlarne: «Sono soddisfatta perché ho recuperato tocco e potenza e sto ritrovando il mio gioco aggressivo. Mi ci è voluto un po’, ma fortunatamente sta succedendo in uno Slam». Adesso pensa alla sfida di oggi contro zia Venus Williams: «Sarò carica», promette. Anche perché ha vinto quattro dei precedenti cinque confronti, l’ultimo a Wimbledon nel 2014, l’anno in cui raggiunse la gloria. Un po’ di gloria se l’è procurata pure Paolo Lorenzi, che ha perso negli ottavi dal bombardiere sudafricano Kevin Anderson, ma è riuscito a strappargli due volte il servizio e un set. Un’impresa, perché nessuno ce l’aveva fatta nei primi tre turni. L’italiano è positivo: «Nessun rammarico perché ho giocato bene. E so che se continuo a lavorare potrò ancora migliorare».

 

Kvitova, il lieto fine

 

Daniele Azzolini, tuttosport del 5.09.2017

 

Le sue mani segnate dalle cicatrici, perversi ghirigori che non le permetteranno mai di dimenticare, sono finite fra i brand di questi Us Open, insieme ad altri e magari più futili emblemi, come gli Swaroski della signorina Sharapova, tutti utili però) a indicare i molteplici percorsi privati che irrorano di linfa vitale un torneo così grande. Petra Kvitova ha pubblicato quelle foto della mano sinistra, la mano del suo tennis, prima dello Slam. Lo ha fatto per tagliare corto. Tipico del suo carattere. E del suo gioco tutto di prima intenzione. Sul web erano girate alcune domande sulla reale gravità dei danni subiti, mosse dal rientro in campo piuttosto rapido, rispetto agli annunci dei medici, alcuni dei quali si erano detti addirittura pessimisti sulle sue possibilità di tornare al tennis. Così, lei ha deciso di mostrare al mondo di che cosa si stesse parlando. E quelle mani, così tormentate, sono diventate il simbolo della definitiva ricongiunzione con il suo sport, giunta in questi Open che la vedono di nuovo pari alle altre. E in grado di batterle, come ha fatto con la Muguruza, che tutti pensavano favorita e nuova numero uno del mondo che aspetta il rientro di Serena Williams. Il 20 dicembre dell’anno scorso Petra è stata aggredita nella sua casa di Prostejov, da un ladro armato di coltello. Un furto di appena 180 euro, ma un danno infinito. Lei si è protetta con le mani, che altro poteva fare? Venne operata per quattro ore, e poi ancora nei giorni successivi, per ridare forma a quelle dita smembrate. È tornata al Roland Garros, poi ha vinto Birmingham. A Wimbledon raccontò che giocava senza alcuna sensibilità nelle dita. Impugnava la racchetta, e tanto bastava. Ora Petra non parla più, né delle sue mani, né della brutta esperienza vissuta. La pubblicazione delle foto ha posto fine alla vicenda, e lei non vuole dare l’impressione di piangersi addosso. «Vado avanti, ho solo voglia di sentirmi ancora competitiva, basta lacrime. Quello che era necessario imparare, l’ho imparato. Questa storia ha cambiato la mia vita, ma non in peggio. Apprezzo tutto ciò che mi circonda molto più di prima». E brava a giocare a scacchi. Ma il suo tennis è costruito sull’adrenalina. Non aspetta, non ama le strategie. Ha colpi prodigiosi, ma resta una giocatrice da classiche, non da corse a tappe. Anche nella vita è così. Ha avuto spesso amori che un tempo si sarebbero definiti scandalosi. ll giovane Paviasek, 7 anni meno di lei (e lui ne aveva 16, allora), poi Stepanek, strappato alla moglie. Chissà se la brutta avventura non abbia cambiato qualcosa. C’è chi nel match contro la Muguruza, livellata 7-6 6-3, ha intravisto un’ombra di novità… Una propensione più attendista. Forse il quarto con Venus offrirà ulteriori elementi di valutazione. Si sono incontrate cinque volte e il conto è tutto in suo favore, quattro vittorie. È felice. «Volevo tornare a giocare con le più forti. Ma non sapevo se ci sarei riuscita. Questa vittoria è un lieto fine. Apprezzo tutto ora. Di più. Posso dire: eccomi». E ha pubblicato su twitter una foto di ringraziamento al pubblico di New York. Tutto, davvero, per lei. Ad applaudire la sua forza.

 

Us Open, il tabellone ha perso l’equilibrio

 

Angelo Mancuso, il messaggero del 5.09.2017

 

Che sarebbe stato uno Slam aperto era prevedibile viste le tante assenze, in primis quelle di Murray, DJokovic e Wawrinka. Ma gli US Open 2017 stanno diventando l’autostrada delle sorprese. Nel labirinto della prima settimana newyorkese la metà bassa del tabellone maschile è diventata un rompicapo. Ci ha messo del suo la sorte beffarda che ha posizionato Nadal (già nei quarti dopo aver superato per 6-2 6-4 6-1 Dolgopolov) e Federer dalla stessa parte, quella alta. Per non parlare di Murray: gli organizzatori non hanno gradito il ritiro a sorteggio avvenuto (se l’anca gli faceva ancora male poteva dirlo 24 ore prima), che ha di fatto squilibrato il tabellone. FUORI I BIG Uno squilibrio che è diventato una voragine per le premature eliminazioni del Next Gen Zverev e di Cilic, campione nel 2014, rispettivamente n.4 e 5 del seeding. Scorrendo tutti i migliori risultati negli Slam dei 4 giocatori in corsa nei due quarti bassi spicca solo la semifinale dello statunitense Sam Querrey un paio di mesi orsono a Wimbledon. Per il resto al massimo un paio di quarti: uno per Kevin Anderson, l’altro per Pablo Carreno Busta. Nessuno per “Pollicino” Diego Schwartzman, dal basso dei suoi 170 centimetri. E’ la favola di un ragazzo di una famiglia argentina che aveva assaporato il benessere degli anni 90, quando Carlos Menem aveva imposto la parità tra il peso e il dollaro e poi si è ritrovata travolta dalla crisi del 2001: sua madre per tirare avanti vendeva braccialetti di gomma. UNA LOTTERIA Peccato che il “Peque” (da pequeno, piccolino) sia in condizioni precarie: nel match di ottavi vinto contro Pouille ha accusato problemi muscolari. Buon per il suo avversario di oggi, lo spagnolo Carreno Busta, che già detiene un primato: è arrivato ai quarti eliminando 4 qualificati, mai accaduto prima in uno Slam. Nell’altro quarto ci sarà la sfida tra due giganti: lo statunitense Querrey (197 centimetri) e il sudafricano Anderson (203), che ha sconfitto negli ottavi Paolo Lorenzi (6-4 6-3 6-7 6-4). Al di là del ranking, è probabile che il finalista della parte bassa esca fuori proprio dai due aceman: 70 sin qui per Anderson, 66 per Querrey. INCERTEZZA TRA LE DONNE La Sharapova aveva sperato in un come back vincente: tra bravura e fortuna il tabellone le si era spalancato. Si è smarrita contro la lettone Sevastova: 5-7 6-4 6-2. Nei quarti Venus Williams, la più anziana giocatrice con i suoi 37 anni. Nel 1997 esordiva agli US Open spingendosi sino alla finale: poi nel 2000 e nel 2001 il torneo lo ha vinto. Da allora sono cambiate tante cose, ha vissuto con dignità il ruolo di tennista meno brava in famiglia schiacciata da Serena e oggi sfida Petra Kvitova, riemersa dopo il lungo stop seguito all’aggressione subita in casa prima di Natale e l’operazione alla mano. Un gradito rendez-vous. Settimana decisiva per la corsa al n.l. Spera pure la spagnola Muguruza, nonostante il ko con la Kvitova. Deve augurarsi che anche la Pliskova e la Svitolina non arrivino in fondo: la ceca non deve confermare la finale del 2016, mentre l’ucraina non deve arrivare in semifinale.

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