US Open: Federer è perfetto, trova l’eroe del Potro

NEW YORK - Clamoroso successo dell'argentino. Due match point salvati. Era sotto di due set, poi 2-5 nel quarto. Ora trova Federer che ha regolato in tre Kohlschreiber

US Open: Federer è perfetto, trova l’eroe del Potro

[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4 (da New York, Ferruccio Roberti) 

Una partita in molte sue parti entusiasmante ci conferma come anche il tennis dei giorni nostri sia uno sport incredibilmente divertente, chiedere alle decine e decine di persone che abbiamo visto a pochi metri da noi saltare in piedi ripetutamente, incapaci di trattenere il proprio entusiasmo, e che Juan Martin del Potro sia un campione tanto sfortunato quanto straordinario. Il tennis di questi anni ha bisogno del suo cuore, della sua timida simpatia e, soprattutto, dello spettacolo ammaliante e dell’ammirazione che produce il suo dritto in chi lo vede. Nel quinto set ci siamo concentrati a vedere il volto di Dominic Thiemonore a lui, non ha grandi rimpianti e ha giocato bene – e la sua mimica era un misto di incredulità e stupore per i colpi che l’argentino tirava fuori dal cilindro. Ora del Potro ha sfatato anche il suo misero bilancio del 2017 (6 sconfitte in sei incontri) contro i top 8, uno score che nel 2016 era stato molto migliore (5 vittorie e 4 sconfitte). Lo attende Roger Federer, il quale ha vinto 16 dei 21 precedenti tra i due: il ricordo della finale 2009, vinta dall’argentino, e il fatto che quest’ultimo giocherà a mente sgombra, fanno presagire per lo svizzero una partita difficile e, per noi spettatori, uno show di grande livello.

 

Già prima dell’ ingresso in campo dei giocatori, il pubblico del nuovo Grandstand, inaugurato nel 2016, riempie in ogni ordine di posto le tribune, anzi, nelle estremità superiori dell’impianto vi sono spazi per assistere alla partita senza sedersi e, con ammirevole passione, varie file di persone osservano in piedi i due giocatori, pur di guardare l’incontro. Non si può dire che non vi sia un’atmosfera coinvolgente a fare da contorno alla partita: nel riscaldamento partono cori da stadio “Delpooo Delpoo”, sostenuti da gran parte delle tribune, che non lasciano dubbi su chi avrà il sostegno del Grandstand.

Entusiasmo che viene però smorzato dall’andamento del primo set: dopo un gioco d’apertura molto combattuto, nel quale l’argentino conquista una palla break -durato 14 punti e 8 minuti – Thiem infila una serie di sei game consecutivi. Nelle prime fasi, Juan Martin sembra essere non al meglio fisicamente: si muove lentamente, si affida quasi sempre al rovescio in back e addirittura stecca più di una volta di dritto. L’impressione di un qualche tipo di malessere per l’argentino viene confermata al cambio campo successivo, nel quinto gioco: entra un massaggiatore a prendersi cura di lui. Due palle per break per il 2-5 accendono il pubblico, pronto a aggrapparsi a qualunque cosa pur di sostenere il campione dell’edizione 2009 degli US Open, che nella finale di quell’anno interruppe una serie di 40 vittorie consecutive di Federer a New York. Sulla seconda di esse il rovescio di Tbiem viene chiamato lungo, ma l’occhio di falco spegne ogni entusiasmo. Trascorrono appena un paio di minuti e un rovescio di del Potro deviato dal nastro, regala dopo 37 minuti il primo set al 24enne austriaco, col punteggio di 6-1.

Il body language dell’argentino non promette nulla di buono: Juan Martin appare spento, quasi distratto e con la mente rivolta a decidere se ritirarsi o meno, o comunque dubbioso su quanto chiedere al suo corpo. Dall’altra parte, Thiem fa un ottimo match: sbaglia pochissimo, si produce in vincenti con entrambi i fondamentali di rimbalzo e non si fa distrarre dagli atteggiamenti del suo avversario. Inevitabilmente, in 15 minuti Thiem è sul 4-0, logica conseguenza di una partita che sino a quel momento non è mai stata tale. L’orgoglio dell’argentino lo porta a 3 palle break consecutive a proprio favore nel sesto gioco: sulla terza si produce in uno scambio prolungato e spettacolare, ma il suo dritto lungolinea esce in corridoio appena di un soffio. Sarà l’ultima vera occasione di rientrare in gioco nel parziale, ma, quando Thiem chiude col punteggio di 6-2, portandosi 2 set a 0 dopo appena 1 ora e 15 minuti trascorse dall’ inizio della partita, si iniziano a intravedere i segnali di una possibile inversione di inerzia della partita.

Del Potro, quando intanto l’instancabile torcida a suo favore non smette di cantare il suo nome, sembra ormai deciso a lasciarsi andare, tornato a volersi giocare fino in fondo le carte a sua disposizione. Inizia a a muoversi meglio, col dritto torna a sparare “missili” dalla sua racchetta. Quando dopo 11 minuti dall’inizio del terzo set, un dritto incrociato di del Potro gli fa guadagnare il 2-0, scatenando contestualmente un boato del pubblico certamente paragonabile a uno udibile per un gol in uno stadio di calcio, il match cambia padrone. Il terzo set diventa l’occasione per assistere a una esibizione balistica: l’ex numero 4 del mondo diventa incontenibile con il suo colpo migliore, rendendo impotente Thiem, che nulla può fare per evitare il 6-1 col quale si conclude il parziale.
Il sudamericano apre il quarto parziale portandosi sul 2-0, sembra ormai, nonostante lo svantaggio che ancora persiste nel computo dei set, il naturale favorito, visto il filotto di 8 game a 1 e analizzando come il numero 8 del mondo appaia frastornato. In realtà, Thiem ha -tra le qualità che lo hanno portato nella top ten – la ferrea tenacia: a sorpresa, ma meritatamente, infila a sua volta una serie di 5 giochi consecutivi, che lo portano, sul 5-2, a un passo dal match.

Sono trascorse due ore e 24 minuti, Thiem si trova – sul 5-3 30-0 e servizio – a due punti dal match. Sembra davvero finita, ma del Potro non se la sente di deludere già il “suo” pubblico e infila un grande passante di rovescio. A questo punto, Thiem per la prima volta sente la tensione, sbaglia due facili dritti e incappa in un doppio fallo: arriva il break che rimette in partita il sudamericano, che poi servirà con successo per il 5 pari. Ma i grandi pericoli sono dietro l’angolo per Juan Martin: nel dodicesimo gioco, sul 15-30, un suo dritto finisce in corridoio, procurando due match point all’austriaco. Sembra finita, ma il pubblico torna a ripetere i suoi cori, mostrando la grande fede nel campione argentino: verrà ben ripagata. L’ex numero 4 ATP, infatti, tira fuori due ace consecutivi che lasciano inerte Thiem. Si arriva al tie-break, che diventa una semplice formalità: del Potro lo domina 7 punti a 1 e, ad eccezione di Thiem e dei suoi tifosi, è una buona notizia vedere chi vincerà il quinto e decisivo set di una partita divenuta davvero appassionante.

Nel quinto parziale il primo momento chiave arriva nel sesto gioco: un doppio fallo, un errore di dritto di Thiem e un vincente di del Potro mandano quest ultimo sullo 0-40. In questo frangente, Thiem conferma di non essere a caso un top 10 e rimonta con classe e coraggio. Il campione argentino però ha un nuovo appuntamento, questa volta ancora più prossimo, con la vittoria: infatti, nel decimo gioco l’austriaco serve per rimanere nel match e paga la tensione della difficile situazione di punteggio. Sul 30 pari, spara lungo il dritto, regalando il primo match point a del Potro: ancora una volta il numero 8 del mondo entusiasma anch’egli, ribaltando uno scambio che sembrava perso e costringendo del Potro ad affossare in rete un dritto. Thiem si guadagna il vantaggio, ma del Potro ha fretta e tira fuori l’ennesimo gran dritto. Si gioca ormai ormai da più di 3 ore e mezza e l’austriaco non ne ha più, fisicamente e psicologicamente: sulla parità, prima sbaglia da fondo, poi commette un doppio fallo. Non il modo migliore per chiudere una splendida partita, ma il pubblico può esultare con gioia per l’ennesima, straordinaria bella storia scritta dal campione di Tandil.

[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5 (da New York, Vanni Gibertini)

Il match del “tre” (Federer testa di serie n.3, Kohlschreiber n. 33) andato in scena lunedì sera sull’Arthur Ashe Stadium è andato tutto secondo copione. Forse anche troppo. Dodicesima vittoria in altrettanti incontri per Roger Federer contro un avversario che gioca un tennis classico, elegante, pulito,… proprio come il suo, ma lo gioca un po’ peggio. Fugati i dubbi sulla sua condizione fisica, nonostante una pausa a fine secondo set per un rapido massaggio alla schiena (o fondoschiena, come lo stesso Roger ha sottinteso nella sua intervista in campo a Brad Gilbert) e ruolo di pretendente al titolo riconfermato con grande autorità.

Non capita spesso a Roger Federer di non essere al centro dell’attenzione quando gioca una partita, o in generale quando si trova nei pressi di un campo o una racchetta da tennis. L’atmosfera dunque è abbastanza irreale quando il suo match con Kohlschreiber inizia e ciò che risuona nell’insolito silenzio dell’Arthur Ashe sono i boati che provengono dal Grandstand dove Thiem e del Potro si danno battaglia nel tie-break del quarto set. Durante il palleggio di riscaldamento alle 17 sul campo P1 Federer era sembrato molto a suo agio, e aveva anche scambiato un paio di palle con Marc Karajekian, il piccolo tennista di 10 anni sopravvissuto ad un cancro. Ed anche ad inizio gara appare piuttosto centrato, soprattutto con il rovescio, anche se, per usare un’espressione calcistica, non eccessivamente preciso in fase di realizzazione. Il primo break arriva comunque abbastanza presto, alla prima occasione disponibile (una rarità questa per lo svizzero) sul 3-3, quando Kohlschreiber cede il servizio da 40-0 cedendo nove punti consecutivi, molti dei quali non certo per colpa sua. Il primo set va in archivio dopo 38 minuti al terzo set point, dopo che il tedesco si è fatto apprezzare per una risposta di rovescio “laser”, e non prima che il DJ dell’Arthur Ashe abbia avuto modo di salutare la presenza (abbastanza frequente peraltro) di Justin Timberlake con “Bye, bye, bye” uno dei suoi primi successi ai tempi degli ‘NSYNC.

Dopo tre quarti d’ora inusuali per lui, con 100% di realizzazione sulle palle break (1/1) e di successo sui “challenge” (3/3), Federer mette un po’ le cose a posto provando a sciupare uno 0-40, ma una volée in rete a campo piuttosto aperto di Kohlschreiber gli consegna il break del 3-2, che viene raddoppiato due game più tardi grazie una serie di diritti vincenti d’annata. Sessantasei minuti e siamo due set a zero per Federer.

Mentre il boato del GrandStand per il trionfo di del Potro pervade l’Arthur Ashe, Federer si concede un Medical Timeout fuori campo nell’intervallo tra il secondo ed il terzo set. Niente aveva fatto pensare che lo svizzero potesse avere qualche problema, e Kohlshcreiber non sembra per nulla rinfrancato da questo fatto: la faccia è già il ritratto della sconfitta, così come quella del suo sparutamente popolato box. Salva una palla break rimontando da 0-30 sul 2-2, riacchiappa il turno di battuta dopo aver perso i primi due “quindici” anche sul 4-4, ma sul servizio di Federer si gioca sempre pochissimo. Il terzo “0-30” del set, quello sul 5-5, è quello fatale: un passante di rovescio lasciato sfilare che atterra sulla riga di fondo sancisce il break decisivo.

Si avrà quindi una ripetizione della finale 2009 tra Federer e del Potro: sarà questo uno dei due ultimi ostacoli da superare prima di avere il “Fedal XXXVIII” che organizzatori e ESPN disperatamente vogliono. E forse anche qualche tifoso.

Risultati:

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 7-5
[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1
[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4
[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5

Nadal stende Dolgopolov, ora Rublev

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