Le scuse di Fognini a SKY. Si scusa con tutti… anche con Ubitennis?

NEW YORK – Non è importante che si scusi con noi. Non ci interessa anche se ha spesso tenuto un comportamento discriminatorio. Sarebbe importante – per lui! - che avesse capito. Ma sarà successo?

Le scuse di Fognini a SKY. Si scusa con tutti… anche con Ubitennis?
Fabio Fognini - ATP Kitzbuhel 2017 (foto Brigitte Urban)

Ho visto a New York il video che SKY ha mandato in onda con le scuse di Fabio Fognini a tutti, pubblico, arbitro e tutti, nel corso di un’intervista realizzata da Lia Capizzi che personalmente mi ha lasciato un tantino perplesso. Il tutto mi è sembrato un po’ soap-opera, la musichetta, il tono incalzante della brava collega che nella circostanza dava l’impressione (mia, soggettiva?) di essere stato ben concordato prima dell’intervista. Quindi un tantino più recitato che del tutto spontaneo. Non so se sia stato difficile convincere Fabio a prestarsi ad una intervista siffatta (con le scuse, il mea culpa e la rituale promessa “Non Lo farò più”) per il produttore di Sky, Giuseppe Marzo, che ne è anche buon amico. Avendo assistito qui a New York alla precedente esternazione di Fabio, quando soltanto a lui era nota l’entità della sanzione (24.000 euro) ma non anche la “sospensione” che sarebbe arrivata l’indomani mattina – e di quella esternazione avete potuto ascoltare l’audio – la sensazione unanime dei presenti (non mia soltanto) fu che Fabio non si fosse reso conto di quanto era stato maleducato e inopportuno. Sembrava anzi che chi si era permesso di criticarlo altro non fosse che un …”moralista”, giusto per usare le sue parole.

Chi scrive era però presto venuto a conoscenza da una sua fonte che la cosa non era affatto finita e non si sarebbe conclusa con quella prima multa. L’entità della stessa peraltro Fabio non volle lì per lì rivelarla, sebbene fosse evidente che si sarebbe trattato di un segreto di Pulcinella, perché sarebbe presto diventato pubblico. Un paio d’ore dopo infatti qui a New York, dove in sala stampa eravamo rimasti solo noi di Ubitennis, si seppe che la sanzione era di 24.000 euro.  Lo si seppe comunque già in un orario che spiazzò i giornali ormai andati in macchina e che favorì invece Ubitennis che, come tutti i siti internet, non ha orari di chiusura ma resta on line  24 ore su 24. Fu proprio la scarsa chiarezza di quelle tre sanzioni (4.000 +5.000 + 15.000, tutte imputate senza ulteriori specificazioni “unsportsmanlike conduct”) a stimolare una piccola indagine con chi ci mise al corrente del fatto che “si sta ancora investigando, sentendo l’arbitro (la svedese Louise Engzell, moglie del giudice arbitro della Federazione Francese  Remy Azemar) e giudici di linea più il gruppo dei supervisor… L’USTA – ci fu anche detto – non è per nulla contenta di quel che è successo, quello di Fognini è stato un comportamento completamente inappropriato, stiamo ancora visionando il video con le varie immagini e situazioni, ci sono altre opzioni da eventualmente esercitare, non è finita qui”. La precisa, puntuale ricostruzione di quel che accadde l’indomani, con la comunicazione ufficiale a Fabio Fognini della sospensione, i lettori di Ubitennis hanno potuto leggerla.

 

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SULLE SANZIONI

La vicenda è tutt’altro che conclusa. Bill Babcock, direttore del comitato dei quattro tornei del Grande Slam, deve mandare – e forse ha già mandato – una “notizia scritta del fatto, sanzione compresa, significando eventualmente l’aggravated behavior” a Fognini. Questi ha 5 giorni lavorativi per rispondere a Babcock tutto ciò che ritiene rilevante comunicare a propria difesa. Dopo di che Babcock, avvocato del Minnesota, deciderà se Fognini è innocente o colpevole. Nel secondo caso scriverà i fatti come risultano a lui, quindi le conclusioni e le sanzioni finali che intende applicare. Una copia del tutto verrà consegnata al giocatore e ai quattro direttori del Grande Slam. Entro 30 giorni, se ci sarà una multa, il giocatore dovrà pagarla. Babcock, sempre che consideri Fognini colpevole, determinerà la sanzione finale – vedi 2017 Officiale Grand Slam Rule Book, pag 48-49-50 –  nell’arco di un termine abbastanza breve, sanzione che potrebbe a) confermare la multa già inflitta b) inasprirla fino a un massimo di 250.000 dollari o al massimo del premio vinto al torneo, se dovesse essere maggiore c) decretare anche una sospensione, al massimo della sanzione, anche di tutti gli Slam d) prevedere un periodo di probation (la nostra condizionale) nel corso del quale, se il giocatore non incorrerà in altre violazioni, potrà limitare sia l’entità della multa da pagare sia la durata dell’eventuale sospensione.

Il capitolo dedicato al “Player Major Offence” si conclude al paragrafo punto A con: “La violazione di alcuni “passi” di questa sezione potrebbe esporre il tennista alla massima pena di una revoca di accredito e accesso a tutti i tornei del Grande Slam.” Quale che sia la sanzione eventualmente decisa, Fognini potrà fare appello nei 5 giorni successivi alla ricezione della comunicazione. Se Fognini farà appello verrà fissato un giorno e una sede per la sua discussione da compiersi entro i 30 giorni successivi, con Fognini che dovrà produrre i documenti a difesa almeno dieci giorni prima del giorno fissato.

Le mie previsioni? Non credo che alla fine rischierà di non giocare l’Australian Open. Penso che gli possano infliggere 150.000 dollari di multa. I 72.000 dollari di premi ha potuto ritirarli, per il momento. Potrebbe esserci la condizionale per parte della somma che gli imporranno come sanzione.

LE SCUSE PUBBLICHE IN TV PER TUTTI INCLUDONO ANCHE UBITENNIS?

Chi ha consigliato Fognini a fare pubblica ammenda e pubbliche scuse – se c’è stato e non è stata una sua iniziativa – ha fatto bene. Gli inquirenti erano parecchi infastiditi dal fatto che Fognini, sulle prime, non apparisse particolarmente pentito. Queste scuse irradiate da SKY – ma per ora solo in Italia – gli varranno, forse, maggior comprensione. Per quanto mi riguarda non so se “le scuse a tutti” includessero anche me e Ubitennis. La sensazione che Fognini mi attribuisca molto più potere di quello che ho – quando è invece inesistente e ininfluente su qualunque provvedimento possa venire preso – è suggerita dalla sua reazione spropositata dopo che gli è stata comunicata la sospensione. Vorrei essere molto chiaro su questo punto: non mi cambia la vita se Fabio con me si scusa oppure non si scusa. E non cambia nemmeno a lui, perché io e Ubitennis non incidiamo sulle sanzioni che gli verranno comminate, piccole o grandi che siano. Eppoi giustamente alla gente ciò non interessa. Tantomeno io le pretenderei. Che un atleta particolarmente nervoso possa sbroccare in certe circostanze ci può stare. Una volta o due, magari non sempre. Però sono convinto che non è a me che gioverebbero, ma a lui. Perché se anche solo sentisse come cosa buona e giusta il farle – e anche se poi non le facesse, sia chiaro – vorrebbe dire che finalmente Fabio avrebbe capito quel che non aveva capito in tutti questi anni. E vivrebbe molto più sereno.

Questo – riferito alle interviste rifiutate più che alle offese dell’altro giorno – è ovviamente un mio punto di vista, e come tale ovviamente discutibile. Mi pare che su Ubitennis sia stato sempre possibile discutere le mie posizioni. Accoglierle come respingerle. Spero me ne sia dato atto in quasi 10 anni di vita di “Servizi Vincenti” e di “Ubitennis.com”. Però sono davvero intimamente convinto che soltanto il giorno in cui Fabio sarà in grado di rendersi conto che né io né tantomeno i collaboratori di Ubitennis (alle domande dei quali anche si rifiuta di rispondere da tempo, talvolta in modo anche abbastanza imbarazzante) ce l’abbiamo con lui, ma riteniamo giusto dover dare notizia dei suoi exploit sportivi (positivi e negativi) così come dei suoi exploit comportamentali (positivi e negativi), allora sì che Fabio avrà dimostrato a tutti di avere davvero capito che è stato lui la causa prima di tutto e che è lui che – nel momento in cui dice “Non lo farò più” – deve cambiare. Anche con Ubitennis. Se non lo farà pazienza per noi, ma peccato per lui. Poi, per carità, nessuno è perfetto e Ubitennis (magari con i suoi lettori nei post indipendenti) avrà talvolta ecceduto nel sottolineare atteggiamenti e comportamenti che altre testate più “comprensive” hanno preferito trascurare, o perché assenti o anche – forse –  per mantenere buoni rapporti e opportunità di interviste esclusive. Noi non ci siamo fatti condizionare da quell’obiettivo. Non ci pareva giusto.

Io, noi, non abbiamo nessun interesse ad avere cattivi rapporti con un giocatore italiano, ma dobbiamo restare autonomi e indipendenti nel commentare le sue prestazioni di atleta e di uomo. I colleghi che mi frequentano abitualmente in sala stampa – uno per tutti, a scanso di interpretazioni di parte iper-buoniste e favorevoli nei miei confronti, il capufficio stampa della FIT che è fra quei colleghi che ormai agli Slam vedo più spesso visto che i giornali hanno quasi smesso di mandare in giro i loro inviati per via della crisi della stampa scritta – potrebbero facilmente testimoniare quanto io sia contento, e a volte perfino commosso, quando i tennisti italiani vincono, giocano una grande partita, compiono una grande impresa, colgono un grande risultato. Un altro testimone certamente obiettivo di quanto affermo potrebbe essere Flavia Pennetta che ha potuto constatare di persona la gioia e la partecipazione anche commossa a certi suoi exploit, a New York come a Singapore, come a Wimbledon o al Roland Garros. Idem quasi tutti gli altri giocatori italiani… salvo forse Francesca Schiavone quando, alla stregua di Fognini ho liberamente criticato certi suoi atteggiamenti (più fuori del campo che in campo, è un caso diverso da Fognini) oppure ho contestato i 400.000 euro regalati improvvidamente da Binaghi e compagnia all’epoca del trionfo del Roland Garros. E fortemente critico, ma anche suo fan, sono certamente stato nei confronti di Sara Errani quando si rifiutava di parlare del singolare che doveva disputare l’indomani a Parigi nelle giornate in cui giocava solo il doppio. Non sono un giornalista che stende il tappeto rosso ai tennisti, questo mai, italiani come stranieri. Se sentivo di dover fare domande scomode a Nadal che pretendeva di scegliere – o ricusare – un arbitro (Bernardes…) lo facevo a costo di inimicarmi lui, lo zio e il p.r. Benito. Idem con Roddick (qualcuno ricorderà l’episodio con Bracciali a Wimbledon…), con Federer e tutti, nessuno escluso.

Io ricordo bene di essere stato accusato di aver preso un abbaglio pro-Fognini quando, dopo quella brillante estate tedesco-croata del 2013, scrissi che Fabio aveva i mezzi per diventare top-ten e non solo n.13. E che era anche il miglior tennista italiano di sempre dai tempi di Panatta. Mi sono allegramente entusiasmato senza pregiudizi di sorta per certe sue grandi partite, con Nadal, con Murray e altri, e ho descritto le sue performances quasi con il trasporto emotivo del fan. L’ho scritto mille volte, perché c’è sempre qualcuno che sembra non voler capire: più i giocatori italiani vincono, a livello individuale come di squadra, e più un sito di tennis se ne avvantaggia, viene aperto e cliccato. Sarei masochista se facessi il tifo contro, se mi augurassi loro sconfitte e, in questo caso, loro squalifiche e sospensioni (anche nel caso le ritenessi meritate). E comunque tifo Italia da sempre, in tutti gli sport, figurarsi se non nel tennis. Ma se Fabio pretendeva che non scrivessi – o pretendesse in futuro che io non scriva – come si era comportato nel match con Tsonga a Montecarlo 2014, con Krajinovic ad Amburgo 2014, Wimbledon con Kuznetsov e Lopez (e non fatemi citare tutti i successivi episodi fino a questo US Open), beh era ed è, e resta, una pretesa sbagliata.

Il giornalista che ama il proprio mestiere deve essere onesto con se stesso, deve potersi guardare allo specchio e avere la coscienza a posto. Purtroppo non può essere amico di un atleta, a meno che l’atleta sia talmente amico e maturo da poterne sopportare senza segnarseli a dito anche eventuali critiche e giudizi negativi. È molto difficile, però, imbattersi in atleti con queste caratteristiche illuminate, anche perché di solito sono circondati da “amici del clan” che non sono, non devono, non aspirano ad essere come massima priorità… obiettivi.

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