US Open: Keys e Vandeweghe completano il dominio americano

NEW YORK - Vanno ad aggiungersi a Venus e Stephens. Semifinali tutte USA, l'ultima volta nel 1981. Vandeweghe straordinaria, Pliskova scende almeno al numero 4. Muguruza è n.1 del mondo. Keys domina Kontaveit

US Open: Keys e Vandeweghe completano il dominio americano

[20] C. Vandeweghe b. [1] Ka. Pliskova 7-6(4) 6-3 (da New York, il nostro inviato Luca Baldissera)

 

Day 10 dello US Open 2017, un mercoledì piovoso, si gioca solo sotto il tetto dell’Arthur Ashe Stadium per completare i quarti di finale della parte alta del tabellone, sia maschile che femminile. Scendono in campo sul centrale la ceca Karolina Pliskova (25 anni, 1 WTA) e la statunitense CoCo Vandeweghe (25 anni, 22 WTA). I precedenti sono 2-1 per CoCo, l’ultima partita l’ha vinta Karolina a Stoccarda quest’anno, sulla terra battuta. Abbiamo un confronto fra tenniste dal gioco abbastanza simile, basato su ottimi servizi e gran botte da fondocampo, più potenti e cariche quelle di Vandeweghe, più piatte e filanti quelle di Pliskova (trovate nei link le analisi tecniche dedicate alle due giocatrici).

È CoCo a entrare meglio nel match, con un break a 15 piazzato nel terzo game, grazie a due bei vincenti e a un paio di errori della ceca, prendendosi così un vantaggio che potrebbe essere già determinante. Si arriva infatti al 4-3 per la statunitense con appena due punti ceduti sulla sua battuta, sta veramente martellando alla grande Vandeweghe, e anche se Pliskova inizia a sua volta a tenere con autorità i suoi turni di servizio, deve ancora mostrare di poter infastidire l’avversaria quando è alla risposta. Cosa che puntualmente, e dalla numero uno era lecito aspettarselo, Karolina fa nell’ottavo game, pressando molto bene Vandeweghe, e ottenendo prima i vantaggi, e poi due palle break. Un grandissimo strettino di dritto in diagonale le consegna il 4-4 alla seconda opportunità, tutto da rifare, equilibrio assoluto in campo adesso. Sul 5-4, dopo un paio di scampbi molto tirati, Pliskova arriva ancora a palla break, e quindi set point, ma CoCo spinge con coraggio, ottiene l’errore di rovescio della ceca, si salva, e pareggia 5-5. Karolina, senza problemi, sale 6-5, l’impressione è che ora la numero 1 WTA abbia cambiato marcia, certamente l’occasione importante l’ha avuta lei. Ma in ogni caso, il tie-break, a cui si approda poco dopo, è la conclusione più giusta di un set così lottato. Subito avanti di un minibreak, CoCo giocando solida conserva il vantaggio fino al 6-4, due set point per lei, e trasforma il primo grazie alla risposta di Karolina che vola larga. 11 vincenti e 19 errori per la statunitense, 9/14 per la ceca, 45 punti totali (tra cui un set point annullato) a 39 per Vandeweghe, un parziale quindi equilibrato, vinto dalla giocatrice che ha fatto più attenzione nella stretta finale.

Il pubblico inizia a essere molto numeroso, arrivano gli spettatori che poi rimarranno a vedere Nadal (come me), e ovviamente ci sono applausi convinti per la tennista di casa, che tiene a zero il servizio nel primo game del secondo set. Una bella CoCo finora, che quando nel quarto game arriva a due palle break consecutive, trasformando la prima con una super risposta di dritto (ne ha messe a segno diverse oggi), e sale 3-1, sembra proprio intenzionata a piazzare un allungo definitivo. Come nel primo set, Karolina prova a reagire, e aiutata da un paio di errori di Vandeweghe si conquista anche lei due palle break, non consecutive, ma la statunitense è brava ad annullare la prima con il dritto in cross, e la seconda con il servizio. Una terza opportunità, però, vede Pliskova spingere sul rovescio di CoCo, ed è il controbreak. 3-2. Ma ormai, ed è strano vista la tipologia di giocatrici in campo, pare che il servizio abbia smesso di essere un fattore determinante, perchè Vandeweghe (complici almeno due gravi ingenuità della ceca) si riprende subito il vantaggio, brekkando a 15, siamo 4-2 per lei. Adesso Karolina sembra anche abbia perso lucidità, ferma il gioco per chiamare il challenge su una palla in realtà buona, mentre CoCo continua con il suo schema prediletto, servizio slice e dritto lungolinea dall’altra parte, e arriva al 5-2. Pliskova, nel più classico dei game interlocutori, accorcia 5-3, e poi tocca a Vandeweghe servire per il match, e per arrivare alla seconda semifinale Slam in carriera (dopo l’Australian Open di quest’anno). La tensione si fa sentire, un paio di colpi le scappano, c’è una palla break che viene fallita da Pliskovacon un dritto in rete, e alla fine ecco il match point, sprecato con un gratuito di dritto. CoCo però continua a spingere, un bel lungolinea le dà una seconda possibilità, e la risposta in rete di Karolina decreta la fine della partita, e della sua stessa permanenza al numero 1 WTA.

Da lunedì prossimo sul trono del circuito femminile siederà Garbine Muguruza, nel frattempo Vandeweghe (che è anche alla seconda numero uno battuta in uno Slam quest’anno, dopo Angelique Kerber a Melbourne) è meritatamente in semifinale, in attesa di Madison Keys. Muguruza è la 24esima giocatrice a diventare 1 WTA nell’era open.

[15] M. Keys b. [Q] K. Kanepi 6-3 6-3 (Lorenzo Dicandia)

Madison Keys (22 anni, 16 WTA) chiude il cerchio e completa lo US Open perfetto per il tennis americano femminile: quattro americane in semifinale, come non succedeva dal 1981 (quando a giungerci furono Chris Evert, Martina Navratilova, Tracy Austin e Barbara Porter). Per farlo, sconfigge l’estone Kaia Kanepi (32 anni, 418 WTA). L’unico precedente tra le due è vecchio di due anni, vinto dall’estone in due set sulla terra di Madrid. Da allora le carriere delle due giocatrici hanno preso direzioni diametralmente opposte. Se Keys ha raggiunto il best ranking al numero 7 lo scorso ottobre, qualificandosi per il Master di Singapore, e raggiungendo finali a Roma e Montreal, Kanepi è al suo decimo torneo dal 2015. Una serie di problemi fisici (fascite plantare ad entrambi i piedi e morbo Epstein-Barr), l’hanno allontanata dal tennis e ne hanno messo a rischio la carriera, prima impedendole di allenarsi e poi demotivandola al punto da decidere quasi di mollare. Il periodo di pausa ha però finito per riavvicinarla al primo amore, e quindi eccola qui, all’ottava partita del torneo (tre di qualificazione e cinque di tabellone principale). In caso di vittoria questa sera, Kanepi sarebbe stata la terza qualificata a raggiungere le semifinali di uno Slam nell’era Open (dopo Dorey nel ’78 in Australia e Stevenson nel ’99 a Wimbledon) e la diciottesima neo-semifinalista Slam consecutiva. Da Kirsten Flipkens a Wimbledon 2013, ogni torneo dello Slam ha infatti visto l’esordio di una giocatrice tra le ultime quattro di uno Slam.

Keys inizia l’incontro con due ace, una rarità nel circuito WTA. L’americana è del resto una delle poche la cui battuta è un’arma e non una debolezza, almeno quando è in giornata. Kanepi gioca in maniera speculare a quella di Keys, con una palla estremamente pesante e veloce, per quanto il servizio sia meno pericoloso di quello dell’americana. Dopo un paio di giochi di assaggio, nel terzo gioco Keys deve annullare tre palle break, ma altri due ace le assicurano di tenere il turno. Kanepi si ritrova nella stessa situazione nel gioco successivo, non riuscendo però ad emulare il recupero dell’americana e cedendo il servizio. L’estone pare reggere a fatica il ritmo da fondo, forse anche provata dalle due settimane di torneo già affrontate, e il suo rovescio diventa una fonte d’oro per Keys. L’americana, una volta in vantaggio, si distende ulteriormente e diventa inattaccabile in battuta. Il set termina dunque 6 giochi a 3 in meno di mezz’ora di gioco. Decisiva la percentuale di prime in campo dell’americana, superiore all’80%. Anche quella di Kanepi non è malvagia (77%), ma il servizio dell’estone non le garantisce né punti diretti né facili colpi a chiudere in uscita dal fondamentale come quello dell’americana.

L’estone va sotto di un break anche ad inizio secondo set, cedendo sotto la pressione delle bordate di Keys in risposta, che le tolgono il tempo di impostare lo scambio. Keys cala nella percentuale di prime in campo, ma il rendimento resta lo stesso, anche a causa di una certa pigrizia motoria di Kanepi, un difetto che l’ha accompagnata per tutta la carriera. La partita finisce quindi al break ottenuto nel primo gioco del secondo set. Da allora i turni di battuta di Keys diventano un meraviglioso esercizio stilistico della battuta, e quelli di Kanepi una lotta continua per restare con la testa a galla. L’americana chiude con un periodico 6-3 dopo un’ora e dieci, strappando nuovamente il servizio all’estone nell’ultimo gioco. Keys chiude con 8 ace, 72% di prime in campo, e 15 vincenti da fondo, per lo più di rovescio. Keys raggiunge quindi la prima semifinale Slam in terra natia e la seconda della carriera, dopo quella persa contro Serena in Australia nel 2015, assicurando agli Stati Uniti la vittoria del torneo. Contro Vandeweghe ci ha giocato e vinto due volte nell’ultimo mese, prima in due set nella finale di Stanford e poi in tre al secondo turno di Cincinnati.  Con la semifinale, infine, tocca la 15esima posizione in classifica, scalzando proprio la sua prossima avversaria.

Queste le altre occasioni in cui le semifinali di uno Slam si sono disputate tra giocatrici statunitensi: 

1985 Wimbledon (Chris Evert, Zina Garrison, Martina Navratilova, Kathy Rinaldi)
1983 Australian Open (Zina Garrison, Kathy Jordan, Martina Navratilova, Pam Shriver)
1982 Australian Open (Chris Evert, Andrea Jaeger, Martina Navratilova, Pam Shriver)
1981 US Open (Tracy Austin, Chris Evert, Martina Navratilova, Barbara Potter)
1979 US Open (Tracy Austin, Chris Evert, Billie Jean King, Martina Navratilova)

Particolare che questo evento si sia verificato nell’anno in cui Serena Williams non ha partecipato.

Risultati:

[20] C. Vandeweghe b. [1] Ka. Pliskova 7-6(4) 6-3
[15] M. Keys b. [Q] K. Kanepi 6-3 6-3

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