Venus Williams e la rivolta delle americane deluse da Querrey

Prima Nadal vs Rublev, poi Federer vs del Potro, si sfidano a distanza per arrivare al loro primo duello a New York dopo 37 battaglie

Venus Williams e la rivolta delle americane deluse da Querrey

US Open day 9, il video commento di Ubaldo: eterna Venus supera Kvitova, è semifinale 

Due quarti di finale che finiscono con un punteggio identico, 6-3 3-6 7-6, vinti entrambi in rimonta da 1-3 al terzo da due americane non favorite, Venus Williams su Petra Kvitova (che conduceva 4-1 nei testa a testa) e Sloane Stephens n.83 WTA su Anastasija Sevastova n.17, rappresentano una situazione abbastanza curiosa, come i 13 anni che separano le due americane di colore che si sfideranno per un posto in finale, Venus per la quinta volta in 20 anni di US Open e Sloane per la prima.

 

ETERNA VENUS. DERBY IN SEMIFINALE CONTRO STEPHENS

Già aver raggiunto la nona semifinale è un gran bel risultato per una tennista di 37 anni che 6 anni fa sembrava sull’orlo del ritiro, quando le fu diagnosticato il morbo di Sjogren. L’ultima volta che Venus, qui campionessa per le prime volte nel 2000 e nel 2001, aveva centrato le semifinali era stato nel 2010. La differenza con quegli anni? “Nei primi anni 2000 avevo una salute perfetta. Gran cosa. Ero fortunata di vivere quei momenti in quel modo… e oggi, beh, sto ancora vivendo un mio sogno ed è stupefacente”. Beh, sì, è proprio un anno magico, perché salvo che a Parigi (dove ha perso in ottavi con Timea Bacsinszky) Venus ha raggiunto due finali, in Australia perdendo dalla sorella (già incinta) Serena e a Wimbledon da Garbine Muguruza. Tre semifinali di uno Slam nello stesso anno… le era successo l’ultima volta 15 anni fa, a 23 anni, uno meno dell’incredula Stephens.

Ora nel match inedito contro Sloane, a meno che la fatica di questa intensa battaglia di 2 ore e 34 minuti con la Kvitova si faccia sentire perché 13 anni di più significano molta meno capacità di recupero, Venus dovrebbe essere considerata favorita. Se non altro in termini di esperienza. E sebbene Sloane abbia vinto 13 degli ultimi 15 incontri infilando una serie inedita di tre semifinali consecutive. Era n.934 in classifica prima dei recenti successi, dopo essere stata appiedata – è il caso di dire visto il problema alla caviglia e al piede sinistro operato – per 11 mesi. “Non ho potuto camminare a lungo…”. Erano 4 anni e mezzo, dopo la semifinale all’Australian Open, che non si spingeva così lontano.

Ma Venus avrà il favore del pubblico, pur essendo il loro un derby. Di certo il pubblico l’ha sostenuta tantissimo contro Kvitova cui è stato forse fatale l’ottavo doppio fallo commesso sulla palla-break del 3 pari. Il nono doppio fallo invece avrebbe concesso a Venus il matchpoint iniziale nel tiebreak che ha deciso il match. Credo che sull’Arthur Ashe Stadium, di solito occupato al 95% da una popolazione bianca, vedremo crescere sensibilmente la percentuale dei neri. Kvitova ha preso tanti rischi, ha giocato tanti vincenti potentissimi di dritto – decisamente la mano ha recuperato la forza di sempre, sebbene lei nei giorni scorsi non ne sembrasse troppa convinta –  ma si è concessa anche pochi margini di errore. Tutte e due hanno rischiato e sbagliato molto, giocando certo più di forza che di finesse.

LA RISCOSSA DELLE TENNISTE USA

Come già a Wimbledon quando si deve rispolverare l’archivio per scoprire chi sia stato la tennista più anziana in semifinale a uno Slam si ricasca sempre su Martina Navartilova che nel ’94 andò oltre, centrando la finale (persa) con Conchita Martinez. Sempre togliendo polvere dagli archivi ho trovato che questa fra Venus e Sloane sarà la prima semifinale All-American a New York dal 2002. Quell’anno ai quarti c’erano cinque americane su otto. Contro le quattro di quest’anno.

Già, oggi Vandeweghe affronta una n.1 poco convincente, Karolina Pliskova, che ha bisogno di arrivare in finale per restare n.1 del mondo e respingere l’assalto di Garbine Muguruza, in questo momento n.1 virtuale nonostante la sconfitta patita con Kvitova. E Madison Keys gioca da favorita contro l’estone Kanepi, 32 anni e n. 418 uscita dalle qualificazioni e probabilmente già soddisfatta, se non addirittura appagata. In teoria potrebbero arrivare in semifinale quattro americane, come nell’81, 36 anni fa. Fra quelle, però, c’era anche un’americana d’importazione, Martina Navratilova, che io ho sempre continuato a considerare più ceca che americana. Principalmente perché Martina ha imparato a giocare a tennis nella Repubblica Ceca, a Praga, e ha conquistato tutti i primi successi da ceca. Liberi tutti, però, di darle il passaporto che preferiscono. Stavolta, se alle semifinali ci arrivassero tutte e quattro, sarebbero tute americane fin dalla nascita.

Sloane è figlia di grandi atleti. Ma di altri sport. Il padre, John, era stato per i New England Patriots l’attaccante Rookie of the Year per la National Football League del 1988, la madre Sybil Smith era stata la prima nuotatrice All-American della Boston University. Dopo l’operazione di gennaio Sloane è tornata a giocare in gara a giugno, a Wimbledon. Dove perse al primo turno. Come a Washington. Ma sono rimasta positiva. E poi… semifinale, semifinale, semifinale. Fantastico. Quando non potevo giocare ero felice del mio tempo libero, ma quando ho ripreso a giocare a tennis, ho capito che questa è la cosa che mi piace di più“.

DELUSIONE QUERREY AL MASCHILE

Una consolazione per il tennis americano che con la sconfitta patita, 7-6(5), 6-7(9), 6-3, 7-6(97) in 3 h e 24 m e, nella scontata battaglia di servizi (42 ace in tutto) da Sam Querrey ad opera del sudafricano Kevin Anderson – per la prima volta in semifinale ad uno Slam – hanno perso l’ultima speranza di portare un loro rappresentante in finale dai tempi di Andy Roddick 2006. Con l’ecatombe delle teste di serie nella metà bassa già orfana di Murray, e cioè Zverev n.4, Cilic n.5, Tsonga n.8, c’è stato un momento in cui qui si erano persuasi che o Isner n.10 o Querrey n.17 potessero raggiungere lo stesso risultato di Roddick. Invece Anderson, che a me era parso in gran forma nei primi due set con Lorenzi, ha messo d’accordo tutto e credo che sarà grande favorito anche contro Carreno Busta che nella mattinata di martedì aveva prevedibilmente spazzato via le speranza del “Peque” – da pequenho, piccolino in spagnolo – Schwarzman in tre set con abbastanza poca storia (salvo un set).

VERSO IL 38ESIMO FEDAL

Per quanto riguarda la giornata “maschile” di oggi lascio spazio alla nostra abituale presentazione. Penso che Nadal batterà Rublev, ancora immaturo per imporsi, e che Federer farà altrettanto con del Potro che difficilmente, anche se gli fosse passata la febbre, si sarà ripreso dal tremendo sforzo compiuto per rimontare Thiem in quello che è stato – per i due set finali in un’atmosfera fantastica – la partita più intensa e divertente da seguire. Buon tennis a tutti da New York anche se è prevista pioggia per tutto il giorno e un torneo all’aperto che diventa indoor perde sempre qualcosa.

Ubaldo e Steve Flink commentano la nona giornata degli US Open [VIDEO]

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