Federer: “Non ero all’altezza fisicamente e mentalmente…”

US Open, Roger dopo la sconfitta contro del Potro: "...e tecnicamente. È giusto che sia fuori. Non ero lucido. Per tutto il torneo non sono mai stato in grado di dare il meglio"

Federer: “Non ero all’altezza fisicamente e mentalmente…”
Roger Federer - US Open 2017 (@RDOPhoto)

Favola del Potro come otto anni fa, fuori Federer!

Come ti spieghi ciò che è successo soprattutto nel tie-break. Quattro set point.
Succede non lo so. A volte fai le cose giuste. L’avversario pure e alla fine tu perdi. Non penso di avere giocato male. Posso fare meglio, certo. Però le scelte fatte alla fine del tie break erano giuste; il mio servizio, la sua risposta. Insomma non è andata per il mio verso. Ma non sono stati quei quattro punti a fare tutta la differenza. Ci sono state più cose che mi hanno portato ad essere sotto due set a uno. Ho sprecato troppe opportunità per stare avanti o comunque non mettermi in quella situazione e mettere lui in quella di fare scelte sbagliate. Lui ha fatto bene quando contava e forse un po’ l’ho aiutato. Comunque è stato più bravo di me soprattutto nei punti topici.

 

È più frustrante forse per il fatto che pensavi alla semifinale?
Voi ci pensavate, non io. Non ci ho pensato un solo momento questa sera. È stato un torneo difficile. Sapevo che questa sera sarebbe stata dura. Ho lottato troppo i primi turni per pensare ai turni successivi. A essere sinceri mi sento soddisfatto di essere arrivato ai quarti e non sono deluso perché ho avuto un anno ottimo. Questa sera ho semplicemente incontrato uno migliore di me.

Hai dichiarato che la sconfitta del 2009 non fu dura da digerire. Questa?
Solo il tempo lo dirà. Certo perdere è sempre brutto. Devi fare i bagagli per tornare a casa ed è orribile. È la parte peggiore della vita di un tennista. Vorresti invece pensare a rilassarti e farti un bel massaggio ripensando ai bei colpi che hai fatto. Ma considerando l’età che ho e la stagione che ho avuto credo che mi riprenderò in fretta. Anche se mi sarebbe piaciuto fare meglio qui.

Le battaglie dei primi turni ti sono costate molto in termini di energie? Ti hanno fatto sbagliare colpi che di solito non sbagli?
Quello che è successo in fase di preparazione e durante il torneo ha portato a questo risultato perché posso giocare molto meglio, ma anche peggio. Era una di quelle partite in cui sentivo che avrei perso se avessi incontrato un avversario forte. Non dico che fossi negativo in partenza, ma sapevo di non essere al sicuro. Dipendeva troppo dal mio antagonista e non è una sensazione che mi piace. L’ho provata in ogni singolo incontro. Non stavo così agli AO e a Wimbledon ed è quindi giusto che io ora sia fuori poiché non ero all’altezza fisicamente, mentalmente e tecnicamente. Non ero in grado di venirne fuori. Se quei tre aspetti sono sfasati è dura. Ma lo accetto e ci ho provato sono in fondo. Ho messo in rete smash e volée di diritto che di solito non sbaglio e queste cose fanno male. Orribile. Del Potro ha giocato bene, servito bene e fatto i punti quando doveva. Giusto abbia vinto lui.

Sembravi teso, nervoso in campo. C’è una ragione?
L’ho detto. Mancavano quelle tre condizioni. Quando ti prepari per il dritto e non sai dove lo tirerai tranne che non sarà dove vuoi tu, non è il massimo. Perché sai che poi lui ti tira un missile indietro. Non è che poi te ne vai bello contento a sederti dicendoti “che bel divertimento”. Una brutta sensazione e in fondo sono rimasto abbastanza calmo pur avendo sprecato un sacco di opportunità.

Forse il pensiero del primo posto in classifica ti ha condizionato?
Non proprio. I piani restano uguali. Il bello è che adesso posso finalmente riposare ed è quello che pensavo uscendo dal campo. Perché sono stanco. Ho dato tutto e a dir la verità non ero neanche certo di poter giocare e quindi ora voglio rilassarmi. I miei piani prevedevano la Laver Cup, Shanghai, Basilea, Parigi-Bercy e Londra e non cambieranno. Spero di essere al 100% per la Laver Cup. Poi voglio arrivare in anticipo a Shanghai e prepararmi bene per far sì che possa vincere quel torneo.

Hai detto di essere giù fisicamente. Come va la schiena?
Servivo bene e andava sempre meglio di partita in partita. Ottimo. Sono contento che abbia funzionato tutto il grande lavoro fatto con la mia squadra. Altrimenti non sarei stato qui. Sono sollevato per il fatto di essere stato in grado di giocare partite dure e di essere giunto ai quarti. Mi dà fiducia. In generale però mi ha tolto confidenza? Forse non stasera. Ma nella strada che mi ha portato sin qui ha rallentato il mio ritmo perché non sono mai stato in grado di dare il mio meglio. Ho giocato bene ma non ai grandi livelli a cui posso giocare. Ma va bene così.

Credi che la svolta sia stata costituita dal tie break che hai perso? Ti ha condizionato per il resto della partita?
Beh sì, certo. Avessi vinto avrei detto che è stata la chiave. Ora che ho perso vi dico che sento di aver perso molte chiavi durante il match (ridendo). Sono stato sfortunato. Sono sempre stato avanti e alla fine mi sono fatto prendere. Non so se più per demerito mio o merito suo. Forse più merito suo perché ho giocato dei tie break peggiori di questo e li ho vinti. Un rovescio sbagliato e la magia si è dissolta alla fine nel colpire una demi-volée. Forse avrei dovuto servire in un’altra direzione quando era necessario. Forse non ero lucido e ho perso l’attimo anche se all’inizio del quarto set ero ok. Ma non ho risposto bene al suo primo servizio e ciò mi ha danneggiato per tutto l’incontro. Non riuscivo a entrare negli scambi di norma e quando riuscivo non lo facevo sufficientemente bene per contrastare la potenza di Juan Martin. Comunque il tie break è stato decisivo. Riuscire a rientrare nel set in quel modo e poi vincerlo forse lo avrebbe fiaccato nello spirito. Ma non ci sono riuscito.

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