US Open: Sloane Stephens, cuore e finale

NEW YORK - Sloane vince al terzo contro Venus Williams. Prima finale Slam, contro Keys o Vandeweghe

US Open: Sloane Stephens, cuore e finale
Sloane Stephens - US Open 2017 (foto Josephine Vinci)

da New York, il nostro inviato

S. Stephens b. [9] V. Williams 6-1 0-6 7-5

 

Nell’istante in cui l’ultimo dritto giocato ieri sera da Kaia Kanepi è volato lungo, consegnando la partita a Madison Keys, il tennis femminile statunitense ha vinto lo US Open 2017, avendo completato un “en plein” di quattro semifinaliste a stelle e strisce. Si tratta ora di stabilire il nome della ragazza che alzerà la coppa sabato, il primo match dell'”All American Show” vede opposte la veterana Venus Williams (37 anni, 9 WTA) e Sloane Stephens (24 anni, 83 WTA). Venus sta continuando con la sua grande stagione (finali agli Australian Open, sconfitta dalla sorella Serena, e a Wimbledon, sconfitta dalla fresca numero uno Garbine Muguruza ), nessun titolo per lei, ma tanti piazzamenti di prestigio in questo 2017. Sloane, dal canto suo, è in ripresa dal brutto infortunio al piede patito l’anno scorso, e qui al primo turno ha sconfitto la nostra Roberta Vinci. Hanno giocato una sola volta in precedenza, vinse Sloane al primo turno del Roland Garros 2015, 7-6 6-1. Il pubblico newyorkese è entusiasta, si respira una bella atmosfera di “festa nazionale” sulle tribune dell’Arthur Ashe, abbastanza prevedibilmente pare ci sia una piccola ma sensibile predilezione per Venus.

Il primo allungo, però, è della più giovane Stephens, che nel quarto game approfitta di un dritto da metà campo non difficile messo in rete da Williams, e va 3-1 e servizio. Stanno giocando abbastanza allo specchio finora, servono bene e spingono appena possibile, molto bene in particolare Sloane con le accelerazioni da destra, che vanno a incidere sugli spostamenti laterali di Venus. La maggiore delle sorelle Williams è un punto di riferimento per l’intera nidiata di campionesse “made in USA” che siamo qui ad ammirare stasera, lo hanno detto tutte con parole piene di ammirazione per lei durante le interviste rilasciate in questi giorni, ma questo significa anche che la conoscono molto bene come giocatrice. Fare a pallate “dritto per dritto” con Venus non è mai una buona idea, mentre manovrare aprendo gli angoli del campo, costringendola a viaggiare per bene con le lunghe falcate che la contraddistinguono, è il modo migliore per metterla in difficoltà, e impedirle di spingere con gli appoggi ben fermi. Stephens pare avere questo efficace piano tattico ben chiaro in mente fin dall’inizio, e alterna accelerazioni piatte lungolinea a cross carichi di top-spin. Dall’altra parte della rete, Williams appare contratta già di suo, sbaglia molto, e anche con il servizio non ottiene che pochi punti. Il risultato è un altro break per Sloane, e un primo set che vola via 6-1 in suo favore in 23 minuti, Venus non è proprio scesa in campo fino a ora.

Il pubblico si scalda, e prova a incoraggiarla, piovono i “C’mon Venus!”, ma purtroppo piovono anche i suoi errori (17 gratuiti nel primo set, soli 5 vincenti, 50% di punti fatti con la prima palla, non ci siamo), mentre a Stephens è sufficiente fare un onesto match di contenimento e contrattacco (6 vincenti, 5 errori). Ancora palle break (due consecutive, poi una terza) da affrontare per Williams nel primo game del secondo set, è brava ad annullarle con coraggio e un paio di buone combinazioni servizio e dritto, quando dopo altri due vantaggi tiene la battuta e va 1-0 c’è un’ovazione, la gente giustamente vuole una partita. Trascinata dal tifo, Venus piazza due legnate lungolinea, dritto e rovescio, si prende le prime due palle break, consecutive, e incassa l’errore di Sloane che le dà il 2-0. Bella reazione, confermata dal successivo turno di battuta tenuto a zero, adesso è Stephens a sembrare un po’ sorpresa e frastornata dall’improvviso accendersi del tennis della sua avveraria. Con scelta azzeccatissima date le circostanze, il DJ dello stadio spara a tutto volume “American Woman” di Lenny Kravitz, la gente apprezza e balla scatenata, facendo i consueti salti di gioia quando viene inquadrata dai maxischermi. L’American Woman più scatenata di tutte, però, adesso è in campo e si chiama Venus, che continua a pressare e spingere, e con un bell’attacco a rete brekka ancora e sale 4-0. Sloane è sempre più spaesata, il cambio di marcia dell’avversaria l’ha totalmente colta in contropiede, il 5-0 per Williams è cosa di un attimo. Nel sesto game, Stephens finalmente si scuote un minimo, va 40-15, poi lotta per un paio di vantaggi, ma il dritto la tradisce due volte consecutive, prima lungo e poi in rete, e il secondo set è di Venus, 6-0. Sono passati 54 minuti, con un andamento del punteggio e del gioco a dir poco altalenante, vediamo un po’ come va a finire.

Apre il terzo parziale Venus con un doppio fallo, poi le scappa un dritto, subisce un passante basso, e dopo oltre mezz’ora Sloane ritorna a conquistare un game, 1-0 e servizio per lei. Che strana partita, è come se facessero a turno a sparire dal campo. Williams reagisce immediatamente, va 15-40, ma è bravissima Stephens ad annullare entrambe le palle break, difendendosi alla grande, per poi allungare 2-0 dopo uno scambio infinito, giocato tirando e correndo a perdifiato, che si merita la standing ovation di parte delle tribune. Sta di nuovo giocando davvero bene Sloane. Potrebbe essere stata un’occasione di cui pentirsi amaramente per Venus, che comunque tiene per il 2-1. E nel quarto game, tocca a Stephens il “testimone” del passaggio a vuoto, con uno 0-40 offerto all’avversaria in modo ingenuo e con diversi errori. L’errore peggiore, però, è una chiamata dell’arbitro che ferma il gioco con Venus in piena chiusura del punto, con un “out” su un attacco di Williams smentito da Hawk-Eye, sarebbe stato break. Ma Venus è esemplare a non innervosirsi nè distrarsi, va a prendersi un’altra opportunità, e la trasforma, siamo 2-2. Le ragazze sono salite di livello adesso, uno scambio dietro l’altro con sequenze di accelerazioni a tutto braccio, anche se a volte incappano entrambe in errori grossolani, come uno smash semplice fallito da Williams che scatena l'”oooh! collettivo di delusione degli oltre 20.000 spettatori presenti. Smash fallito che rischia di costarle caro, visto che due punti dopo Venus si trova a fronteggiare break point, ma per sua fortuna e bravura lo annulla, e si porta 3-2. A occhio, dalla tribuna stampa, mi pare che i colpi di Williams siano più veloci di quelli di Sloane, ma Stephens regge bene il bombardamento, anche se non riesce più a trovare angoli efficaci con continuità come all’inizio del match. Un gran rovescio porta Venus a break point anche nel sesto game, un’ingenuità a rete lo fa sfumare, siamo 3-3. In questo momento, per Williams 40 errori e 23 vincenti, per Stephens 14/24, i punti sono 68 pari. Venus spinge sempre di più, Sloane difende anche con ottimi chop di dritto, e uno scambio spettacolare, con pallonetto e contrattacco, la porta a sua volta a palla break. Williams la annulla tirando un paio di dritti, con gran coraggio, ma ne fronteggia una seconda, e una volée di dritto goffamente affondata in rete (diverse le ingenuità al volo stasera per la “venere nera”) manda Stephens avanti 4-3. Ci avviciniamo alla fase decisiva della partita, la tensione sale, arriva un’altra palla break sul servizio di Sloane, che viene aggredita dalla risposta di Venus e cede, 4-4.

L’importanza della posta in palio tradisce anche l’esperta Williams poco dopo, quando un dritto le sfugge di puro “braccino” contratto, è la palla del contro-break. Venus si salva coadiuvata dal “Falco”, che le dà ancora ragione su un suo colpo mal giudicato (non bene i “linesmen” stasera), e poi si porta 5-4, tutta la pressione è su Stephens adesso. Il match ha alti e bassi a livello di qualità e dal punto di vista tecnico, ma è certamente equilibratissimo ed emozionante in questo finale. Sul 30 pari del decimo game, Sloane al termine di uno scambio strepitoso per intensità e corsa, piazza un passante di rovescio lungolinea che si candida a punto della partita, il 5-5 è meritatissimo. Starà anche salendo la tensione, ma sale anche la spettacolarità del gioco, poco dopo altre due standing ovation consecutive per una Stephens “on fire”, provocate da un pallonetto millimetrico e un recupero di tocco in avanti, dopo scambi durissimi in cui Williams picchiava come un fabbro. La conseguenza di questi autentici “numeri” di Sloane è il break che la manda a servire per il match sul 6-5. Stephens, al game di servizio più importante della sua vita, non trema, e la chiude 7-5. Tanto affetto e ammirazione per Venus, ma questa se la è sofferta e meritata Sloane, che nei momenti importanti del terzo set ha saputo dare tutto sia fisicamente che tecnicamente. Prima finale Slam per lei, attende CoCo Vandeweghe o Madison Keys.

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