Anderson: “Spero di essere d’esempio per i giovani in Sudafrica”

US Open semifinali, Kevin Anderson: "Nel profondo ho sempre creduto di poter raggiungere questi risultati"

Anderson: “Spero di essere d’esempio per i giovani in Sudafrica”

Cosa si prova ad essere il primo sudafricano a raggiungere una finale Slam dopo Kevin Curren (Wimbledon 1985)?
È decisamente una cosa fantastica e ho lavorato duramente per arrivarci. È una sensazione straordinaria essere a questo punto del torneo. Ovviamente dovrò farmi trovare pronto pre la finale; mi aspetta ancora un match duro ma per il momento sto cercando di godermi il momento e la partita di oggi.

Negli ultimi due anni sei stato martoriato dagli infortuni. Ti saresti mai potuto immaginare di ritrovarti in questa posizione?
In effetti lo scorso hanno è stato piuttosto difficile per me, un sacco di pause e di ripartenze. Era molto frustrante perché avevo degli infortuni che mi infastidivano e mi impedivano di giocare a tennis ma non si trattava necessariamente di qualcosa di grave. Una cosa tirava l’altra e alla fine dell’anno la mia anca ha davvero ceduto ed è stato questo il problema più serio. Sembrava che un’operazione fosse l’unica soluzione ma per fortuna sono riuscito a evitarla; è stata comunque dura non esser sceso in campo ad inizio anno in Australia. Poi quando ho ripreso a giocare sentivo di essere in ottima forma. Durante il periodo della terra rossa ho iniziato ad incamerare match, e con costanza stavo facendo dei piccoli passi nella giusta direzione. Anche quando è iniziata questa settimana ho pensato sempre match dopo match, di solito non guardo troppo lontano. Nel profondo sento di aver sempre creduto di avere una chance per essere in questa posizione.

 

Puoi parlarci di Nadal?
Sì, insomma, Nadal è uno dei più grande lottatori presenti nello sport, fine. È un combattente fantastico, riesce a controllare il campo molto bene e lo ha fatto in quelle poche volte che ci siamo affrontati. Io dovrò davvero essere dominante e non farmi sfuggire niente il più possibile. Lui ha già vinto il torneo e di conseguenza ha più esperienza di me. Io dovrò solo preoccuparmi del mio lato del campo.

Hai appena messo a segno una grande vittoria sull’Ashe Stadium. Arthur aveva un grande interesse per il tuo paese natale e in qualche modo anche Nelson Mandela era appassionato di tennis. Puoi parlarci di questi due aspetti?
Sì, in effetti io vengo da un paese che ama il tennis e ci sono molte persone che lo giocano. Noi comunque affrontiamo un sacco di difficoltà quando si tratta di produrre dei giocatori professionisti. Quando torno a casa si crea sempre molto interesse. Per quanto mi riguarda, tu hai citato due persone molto, molto influenti su di me. Sai, la mia speranza, come dico sempre, è quella di inspirare i ragazzini a uscire e andare a giocare a tennis perché laggiù certe volte ci si sente davvero lontani da tutto. Io mi trovavo in quella posizione all’epoca, ma bisogna continuare a lavorare duramente. Quando torno a casa spesso vado a parlare in diverse scuole, anche quella dove sono andato io, e mi capita di parlare con i ragazzini di queste cose. Per quanto possibile, cerco di avere un impatto sulla cosa. Voglio concentrarmi sui giovani che avanzano e ritengo che il tennis sia un grande sport, indipendentemente dal livello a cui lo giochi, e ti dà tante lezioni di vita.

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