Nadal: “Perdere il primo set mi ha fatto capire dove sbagliavo”

US Open, semifinali: Rafael Nadal: "Parlare con il proprio coach durante i match dovrebbe essere consentito dal regolamento "

Nadal: “Perdere il primo set mi ha fatto capire dove sbagliavo”
Rafael Nadal in conferenza stampa allo US Open 2017 (photo Roberto Dell'Olivo)

Il tuo splendido avversario ha definito la tua prestazione dominante. Parlaci dei tuoi pensieri prima e dopo questa performance straordinaria.
Grazie. Giornata importante contro un avversario importante. Era in fiducia dopo le vittorie con Roger e Dominic. Ha vinto delle battaglie ma io ho giocato con grande solidità. Dopo il primo set ho cambiato tattica e questo ha fatto la differenza. Nel primo set sentivo bene la palla ma giocavo nel modo sbagliato. Ho capito che dovevo essere meno prevedibile perché lui mi aspettava sempre sul suo rovescio. Non si spostava da lì e quindi copriva solo il 60% del campo, a differenza mia. Era un vantaggio. Quindi ho deciso di giocare molti più diritti lungo linea e rendermi imprevedibile perché non sapeva più dove andare, capite? Inoltre, non ho ancora guardato le statistiche ma sono certo di aver fatto pochi errori dopo il primo set contro ottimi vincenti. Ho servito bene. Molto bene. In sintesi un gran match. Sono molto contento della mia partita.

Sei entrato in campo gia con l’idea di insistere sul suo rovescio e poi, se non avesse funzionato, cambiare tattica, oppure lo hai improvvisato al momento?
Certo che sono entrato in campo con l’idea di insistere sul rovescio ma anche sapendo che avrei dovuto variare sul diritto. A volte tiravo sul suo rovescio e pensavo “adesso cambio, adesso cambio” ma non trovavo mai il tempo. A volte hai bisogno di perdere per capire che le cose non funzionano ed è ciò che è capitato. Dopo aver perso il primo set ho capito che dovevo cambiare altrimenti rischiavo di andare sotto di due in fretta. È il cambio ha funzionato bene. A volte funziona e a volte no. Oggi è andata bene e sono contento. Sono in fiducia. Faccio le cose giuste e servo bene.  Non ho visto le percentuali ma negli ultimi due set devo aver messo molte prime in campo e ho anche cambiato la direzione rispetto al primo set. Servivo troppo sul suo rovescio e ho cambiato. Un fattore importante. Dopo il primo set non gli ho fatto colpire due palle di fila da buona posizione. Fa la differenza.

 

Quali sono le principali ragioni per le quali stai facendo un’annata così importante?
Già in Australia giocavo bene e mi allenavo bene, ma avevo bisogno di vincere partite per acquisire fiducia. Se ti alleni bene e stai bene hai sicuramente più chance di vincere nei tornei. Ma poi la fiducia che viene dalla vittoria ti dà quel 20/30% in più. Sono gli automatismi che vengono naturalmente in campo. Non devi pensare a ciò che devi fare. Le cose vengono spontanee senza doverci pensare troppo e questo succede solo quando vinci molte partite di fila. L’inizio di stagione è stato molto positivo ma poi su terra rossa è stato incredibile. Questo mi ha aiutato ad essere più tranquillo e ora eccomi qua in finale che è già un grande risultato. Ora mi aspetta un grande avversario e devo essere pronto. È il match più importante di questo finale d’annata e devo giocarlo al meglio.

Il cambio di tattica non ti è stato consigliato da zio a Tony o da Carlos Moya. Ritieni che sia giusto così opppure sei favorevole al coaching in campo?
Naturalmente ho deciso io perché non si può parlare con l’allenatore fuori dal campo mentre si gioca. Però ne abbiamo parlato prima. Quindi sapevo cosa sarebbe potuto capitare e cosa fare. Facile a dirsi e difficile a farsi. Mi ripeto: per me è un po’ stupido avere un allenatore che viaggia con te tutta la stagione e ti allena ogni giorno e poi nel momento cruciale non può dirti nulla. Non so se sia giusto che entri in campo ma dovrebbe essere consentito potergli parlare.

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