US Open: Anderson piega Carreno-Busta, è in finale

NEW YORK - Il sudafricano recupera un set. È il primo sudafricano in finale Slam dal 1985, il terzo agli US Open

US Open: Anderson piega Carreno-Busta, è in finale

[28] K. Anderson b. [12] P. Carreno-Busta 4-6 7-5 6-3 6-4 (da New York, il nostro inviato)

 

Siamo al day 12 dello US Open 2017, il venerdì delle semifinali maschili. Per completare i tabelloni di singolare mancano solo quattro partite. La prima, che va in scena alle 16 ora locale in un Arthur Ashe Stadium – con tetto aperto – che si va a poco a poco riempiendo di pubblico, vede lo spagnolo Pablo Carreno-Busta (26 anni, 19 ATP) opposto al sudafricano Kevin Anderson (31 anni, 32 ATP). Due i precedenti, entrambi vinti da Kevin (che qui ha sconfitto Paolo Lorenzi agli ottavi), l’ultimo molto recente e sul cemento all’aperto, a Montreal un mese fa, 6-3 7-6.

Parte subito fortissimo Anderson al servizio, due ace e vincenti con il dritto, anche il linguaggio del corpo del sudafricano esprime convinzione e aggressività, con pugnetto di auto-incoraggiamento già dopo pochi punti. Carreno non si scompone, e anche lui entra immediatamente in partita, macinando gioco con la pressione e gli angoli dei colpi da fondo, per entrambi pochi fronzoli e tanta sostanza. Sono indice di talento anche queste qualità, non solo i ricami sottorete. Nei primi sei game, quattro punti totali per chi è alla risposta, due a testa, poi nel “fatidico” settimo gioco, un doppio fallo e due errori con il dritto mettono nei guai Kevin, che affronta due palle break. La seconda, con un rovescio in avanzamento che gli scappa lungo, rompe l’equilibrio, e manda Pablo avanti 4-3 e servizio. Dei 90 turni di battuta precedenti, Anderson ne aveva persi solo 3 (due da Lorenzi), vederlo subire un break è quindi un piccolo avvenimento. Carreno, che non sarà un bombardiere, ma i suoi servizi li difende alla grande (3 punti persi in 4 game alla battuta), allunga senza problemi fino al 5-3, e poco dopo arriviamo al dunque, con lo spagnolo chiamato a chiudere sul 5-4. Kevin vuole vendere cara la pelle, però, e con un paio di belle accelerazioni arriva per la prima volta ai vantaggi in risposta, ma due servizi vincenti consecutivi consegnano il set a Pablo, solidissimo, e all’apparenza tranquillo nonostante l’enormità della posta in palio. 6-4, che bravo, chirurgico, una minima indecisione di Anderson, e lui l’ha sfuttata fino in fondo.

Il secondo set inizia in modo simile al primo, ma nel quarto game, con due buone risposte e un attacco a rete, Kevin conquista le sue due prime palle break, e va a segno alla seconda occasione, con un grande sventaglio di dritto, 3-1. Due ottime difese dello spagnolo, però, gli valgono subito due palle del contro-break, che Pablo si prende con un terzo passante, di dritto. A Kevin sta succedendo spesso di trovarsi fuori posizione quando è costretto ad avanzare su palle basse verso la rete: ha difficoltà a tirarle su, e a trasformarle in approcci incisivi. Si ostina a tentare di spingerle, quando potrebbe essere più efficace uno slice. Carreno, intanto, pareggia 3-3, e nel game successivo va di nuovo sotto 15-40, ma è bravo con il servizio e la spinta da fondo, si salva, ed è 4-4. Passati questi scossoni, si procede fino al 6-5 per Anderson, quando Pablo, al servizio per arrivare al tie-break, commette doppio fallo, offre il set point a Kevin, e il sudafricano non si fa pregare, tirando un vincente incrociato di rovescio, e prendendosi il 7-5. Un set pari, valutando le occasioni avute dai due, giusto così.

Nel secondo game del terzo set Carreno va ancora sotto 0-40, tre palle break consecutive, ma lo spagnolo è bravo a resistere alla pressione di Anderson e a salvarsi, 1-1. I numeri dei due giocatori, per ora, sono in linea con le attese, 32 vincenti e 29 errori Kevin, 11/8 Pablo, 15 ace il sudafricano, che sfiora il 70% di punti fatti con la seconda palla.
Nel quarto game, di nuovo Carreno nei guai alla battuta, 15-40, siamo alla palla break numero 9 affrontata, cominciano a essere troppe. Ma il doppio fallo con cui lo spagnolo consegna il 3-1 all’avversario è ancora peggio, Anderson incassa il regalo, e allunga fino al 4-1. L’atteggiamento di Kevin è sempre bello pimpante e convinto, in modo anche inusuale per lui, di solito molto più compassato e tranquillo in campo. Dall’altra parte, che vinca o perda punti più o meno importanti o lottati, Pablo non abbandona la sua flemma “alla Seppi”, sarebbe un gran giocatore di poker, altro che Becker e Nadal. Per quanto riguarda il tennis, il livello si mantiene alto senza essere spettacolare, qualche punto da applausi c’è, per il resto, come detto, tanta concretezza e attenzione alle scelte tattiche. Concretezza che porta Anderson, senza problemi, al 5-2, tutta la pressione adesso è su Carreno. Che evidentemente, freddo e impassibile finchè si vuole, ma la accusa eccome, perchè si incarta in tre errori evitabili, e si trova ad annullare due set point (con merito). Ma nel game successivo, il ventesimo ace di un Kevin sempre più convinto e carico sancisce il 6-3, due set a uno per il sudafricano, a questo punto il vantaggio è meritato.

Anderson è sempre più disinvolto nel tenete i suoi turni di battuta, mentre Carreno fatica a contenere le diverse accelerazioni, potenti e aggressive, che il suo avversario azzecca sia col dritto che col rovescio. E sul 2-2, pressato dalle pallate di Kevin, Pablo cede la battuta a 15, è un break che vista la qualità al servizio dell’avversario, potrebbe essere decisivo. Due game dopo, sul 4-2, Carreno deve annullare una palla del doppio break, ormai è appeso al proverbiale filo il match dello spagnolo. Anderson, al contrario, va via liscio come l’olio quando serve, siamo a 22 ace e all’84% di punti fatti con la prima palla, che gli è entrata il 69% delle volte. Con la seconda, 65% di punti fatti: uno con questi numeri, a meno che non abbia pause di concentrazione come accaduto nel primo set, non lo brekki mai. Ci mette 16 punti ad accorciare con la battuta sul 4-5 Pablo, ma nel game successivo Anderson è implacabile, e tiene il servizio chiudendo la partita al primo match point. Finale Slam conquistata con merito, a 31 anni, è nato l’anno successivo all’ultima finale Slam sudafricana (Kevin Curren a Wimbledon 1985, sconfitto da Boris Becker), ha un tennis esplosivo e allo stesso tempo terribilmente concreto e continuo. Prima di lui, altri due sudafricani in finale allo US Open, Eric Sturgess nel 1948 (sconfitto da Pancho Gonzalez), e Cliff Drysdale nel 1965 (sconfitto da Manolo Santana). I precedenti vedono Kevin sotto 6-0 con del Potro, e 4-0 con Nadal, ma al giocatore visto oggi sarà meglio fare molta, molta attenzione. Per chiunque.

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