L’occasione del Nadal ritrovato. Ancora una volta

Sarà la quarta finale a New York per Rafa. Quasi quattro anni dopo il suo ultimo successo sul cemento. Non era favorito prima del torneo, ma adesso è a un passo dal trionfo

L’occasione del Nadal ritrovato. Ancora una volta
Rafa Nadal - US Open 2017 (@RDOPhoto)

Non era il favorito a inizio torneo. Forse nemmeno sul podio dei prescelti, dopo l’estate americana tutt’altro che soddisfacente. Eppure Rafael Nadal è in finale agli US Open, smentendo di fatto chiunque parlasse con preoccupazione delle sue condizioni. Ci arriva dopo un percorso altalenante, fatto di punti interrogativi nei primi tre turni, prima di due prestazioni da libro contro avversari che sulla carta avrebbero potuto metterlo ancora più in difficoltà: l’estroso Dolgopolov e il talentino Rublev non hanno invece minimamente scalfito la ritrovata solidità di Nadal, che soprattutto contro il secondo ha messo in vetrina una lettura tattica del match da professore assoluto. E la lezione al giovane allievo è stata sonora, almeno gratuita. Una sicurezza e una convinzione nei proprio mezzi che sono andate aumentando e consolidandosi con il progredire del torneo, fino alla sapiente gestione della semifinale contro Juan Martin del Potro: l’argentino era sicuramente spento e spompato dopo l’exploit contro Federer in quarti, ma Nadal ha assorbito con maestria il primo set perso, per poi come al solito fiutare l’odore del sangue e macinare gioco (addirittura dieci giochi in fila tra secondo e terzo set).

Pur vero che gli avversari affrontati nel cammino verso la sua quarta finale a New York (due titoli, 2010 e 2013; l’unica sconfitta nel 2011 contro Djokovic) non sono stati di caratura insostenibile: il meglio piazzato è stato proprio del Potro, 28 ATP per quanto campione a Flushing Meadows nel 2009 e ex numero 4. Jeff Sackman del sito Tennis Abstract ha compilato una statistica per stabilire la difficoltà del tabellone che Rafa ha scalato finora: dovesse vincere, Sackman definirebbe questo torneo come “il più facile degli ultimi trent’anni”. Curioso notare come i più difficili siano stati i tre vinti da Wawrinka. Per i numeri esatti e lo studio di Sackman, qui l’articolo originale. Non va però dimenticato che contro atleti peggio classificati o comunque non top 10, soltanto poche settimane fa Nadal incassava sconfitte che lasciavano interdetti: la rimonta subìta da Shapovalov a Montreal, gli sganassoni rimediati da Kyrgios, poi finalista, la settimana dopo a Cincinnati. Sembravano mancare le certezze, la serenità di chi scende in campo certo di partire con il vantaggio dei pronostici e soprattutto del proprio tennis.

 

Rafa migliora ogni giorno”, ha detto il suo nuovo coach Carlos Moya durante l’ultima settimana: “Non era molto fiducioso prima dell’inizio del torneo, ma dopo i primi due turni ha preso coraggio e ora siamo a pochi passi dal titolo.” Più in generale, è la stagione di Nadal a potersi definire emblematica: la schiera di Decime colte durante lo swing sul rosso primaverile, su tutte quella al Roland Garros, e il violento colpo di coda newyorchese dopo un agosto decisamente sottotono. Una risposta già veemente alla scorsa annata, che lo aveva visto sollevare due soli trofei e soffrire di troppi problemi fisici: “Concentrazione e integrità fisica, queste le chiavi di questa stagione” ha poi continuato Moya, per descrivere il 2017 che ha riportato Nadal al numero 1 del mondo. Certo, i problemi di Djokovic e Murray hanno aiutato, ma come anche lo zio Toni aveva affermato in estate, “anche gli infortuni di Rafa avevano avvantaggiato i suoi avversari”.

Vincere a New York significherebbe mandare messaggi importanti, forti e per nulla banali. Il sedicesimo Slam, come per avvisare che la corsa a Federer, per quanto difficilissima, non è affatto finita: sarebbe inoltre la prima volta in assoluto nell’Era Open in cui due giocatori si dividono i quattro Slam (fonte Luca Brancher) e forse sarebbe anche giusto fossero proprio loro due. Sarebbe, poi, il primo titolo sul cemento di Nadal dopo quasi quattro anni (Doha 2014): un digiuno doloroso, iniziato appena dopo lo strepitoso 2013 in cui vinse dodici titoli, incluso il secondo trionfo agli US Open. E stavolta sì che partirà favorito, contro quel Kevin Anderson che solo lo scorso anno era in infermeria e a breve coronerà le due settimane migliori della sua vita tennistica: il sudafricano (che se vincesse avrebbe comunque trionfato in uno dei tornei più facili degli ultimi trent’anni, ma è improbabile se ne importerebbe) ha sì diverse armi nel suo arsenale e non ha nulla da perdere, ma difficilmente potrà resistere alla foga di questo Nadal che sembra ritrovato. Ancora una volta.

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