Nadal: “Viviamo in un’epoca di atleti che fanno cose incredibili”

La conferenza stampa di Rafael Nadal dopo aver battuto Kevin Anderson e conquistato l'US Open 2017, il 16esimo Slam della sua straordinaria carriera

Nadal: “Viviamo in un’epoca di atleti che fanno cose incredibili”
Rafa Nadal, US Open 2017 (@RDOPhoto)

Complimenti. Che stagione! Due titoli dello Slam. Cosa significa per te esserci riuscito a 31 anni? Cosa puoi dirci sulla tua annata?
Sono felicissimo. Due grandi settimane in cui ho progressivamente migliorato il mio livello di gioco e di fiducia e ora eccomi qui di nuovo con il trofeo dello US Open. Non ci poteva essere modo migliore di concludere la stagione degli Slam dopo un’annata così emozionante sotto molti punti di vista. Sono contento di come ho giocato, di come ho gestito la pressione e del mio spirito agonistico. Che abbia giocato bene o male quello non è mai mancato.

Sei sembrato straordinariamente calmo e impassibile come non mai. Anche nel primo set quando non riuscivi a fare il break non parevi minimamente frustrato. Come sei riuscito?
Non ero tranquillo proprio per niente. Però, avere un atteggiamento negativo si ritorce contro di te. Da sempre faccio in modo che il mio linguaggio corporale vada a mio favore e non contro di me. È una cosa che dipende da me e non dal mio avversario. Oggi non era giornata in cui potevo permettermi un atteggiamento negativo. Semmai l’opposto. Bisogna sapere accettare le diverse situazioni della partita. In una finale Slam sei nervoso e ci sta di fallire un paio di break point. Anderson ha giocato bene e fa parte del gioco. Per giocare bene bisogna sapere accettare anche i momenti difficili.

 

Dopo ciò che è successo lo scorso anno…
Ve lo dico io cosa è successo lo scorso anno: ero pronto a vincere il Roland Garros. Questa è la verità. Non dico che se non mi fossi infortunato ce l’avrei fatta, perché è impossibile a dirsi, però ero pronto a farlo dal momento che stavo giocando bene. Quando ti fai male, poi, l’intera stagione sembra disastrosa. Ma il vero disastro è stato l’infortunio perché dopo Indian Wells ho giocato bene dovunque. Otto, nove mesi fa era difficile immaginare che avrei potuto vincere due Slam. Ma ce l’ho fatta e ringrazio la vita per le opportunità che mi ha dato. Ho lavorato bene credendo in ciò che facevo quotidianamente. Credo nella possibilità di migliorare sempre e ogni mattina mi sveglio con il desiderio di andare in campo e provare a farlo. Credo sia per questa ragione che sono ancora così competitivo in questo sport.

Una delle sorprese dell’anno è la rinnovata rivalità con Federer e il fatto che siate di nuovo vicini nel conto degli Slam vinti. Quanto pesa la rivalità con Roger e l’idea di poterlo raggiungere e superare?
Non ci ho mai pensato. Lui fa la sua strada ed io la mia. Vedremo come andrà a finire. Sono felice di come stanno andando le cose e di questo trofeo. È importante che sia riuscito a tornare a vincere sul cemento. Mi dà molta energia. Se sto bene tutto è possibile. Altrimenti no. Potermi allenare e gareggiare nel modo giusto cambia tutto. È vero che non ho più 25 anni, ma ho ancora amore e passione per il tennis; sino a quando proverò un brivido nello scendere in campo e la voglia di competere, continuerò a giocare. Quando verrà il giorno in cui non sarà più così mi dedicherò ad altro. Sono contento che Roger abbia fatto bene quest’anno e sono contento per la mia stagione. Stiamo a vedere come andrà a finire. Non esistono solo i tornei dello Slam e, quindi, aspetto con eccitazione di vedere cosa succederà in questo scorcio finale di stagione.

Significa che la vostra rivalità non è poi così importante come pensa la gente?
Certo che lo è. È importante per il nostro sport, a mio avviso. I nostri stili differenti, le persone coinvolte, il fatto di aver gareggiato così a lungo per i titoli più importanti hanno costituito una grande promozione per il tennis. In modo positivo, però, poiché siamo amici e ci rispettiamo. Sono contento di questa rivalità, però ho giocato più match contro Novak che contro Roger e altrettanto importanti. Sono stato fortunato a giocare in un’epoca in cui tre atleti hanno vinto 19, 16 e 12 Slam. È tantissimo. Abbiamo scritto una pagina di storia notevole.

Non hai dovuto fronteggiare un solo break point oggi. Merito tuo o demerito di Anderson?
È un mix delle due cose. Kevin è stato aggressivo per tutta la partita ma io sono stato solido al servizio eccetto gli ultimi due turni di battuta in cui ero nervoso. Ho avuto ottime percentuali e ho fatto la partita che dovevo fare. Ho messo in campo tante prime costringendolo a giocare molto, che era il mio obiettivo. Cercare di fare lunghi scambi, dal momento che lui avrebbe cercato di accorciarli. Volevo stancarlo. È molto alto e si muove meno bene di me in campo. Giocare una partita sulla distanza dei cinque set era un vantaggio per me. Il primo set, in cui lui ha rischiato di perdere il servizio più volte, è stato decisivo. Stava tenendo duro e poi finalmente ha sbagliato un diritto sul 3 pari. È stata la svolta perché arrivare sul 5-5 o al tie-break contro un battitore come lui è pericolosissimo. Aver fatto il break prima è stato decisivo.

Pete Sampras annunciò in questa stanza il suo ritiro nel 2003 e all’epoca nessuno avrebbe pensato che il suo record di 14 Slam sarebbe stato battuto. Poi è giunta la vostra generazione in cui ben due giocatori lo hanno superato e ce ne è un terzo in doppia cifra. Che cosa, in particolare voi tre, vi rende così speciali?
L’ho detto anche prima che bisognava considerare anche Novak che ha già vinto 12 Slam e che resterà nel circuito ancora a lungo. Credo sia dovuto al fatto che abbiamo passione per ciò che facciamo e che siamo dei grandi lavoratori dal momento che non abbiamo mai alti e bassi. Siamo sul pezzo da un mucchio di anni. Non è facile. Non è facile trovare un’epoca in cui tre giocatori abbiano fatto così tanto. Non è elegante dirlo, dal momento che mi riguarda, ma viviamo un periodo in cui ci sono atleti che fanno cose incredibili. Sono felice di farne parte e di aver avuto queste due grandi rivalità. Non credo che qualcuno abbia giocato tanti incontri diretti quanti quelli che abbiamo disputato noi tre per così tanto tempo e in appuntamenti così importanti. Per di più con stili differenti. Da un lato è grandioso dall’altro ci ha reso più difficile vincere titoli. Ma dovremmo esserne comunque felici dal momento che tutti e tre abbiamo probabilmente vinto più di quanto avremmo mai potuto sognare.

Il video integrale della conferenza stampa

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