Noah: “Con la Serbia una spada di Damocle”

Yannick Noah presenta all'Equipe la semifinale con la Serbia: "Tutti dicono che non dobbiamo perdere. È doppiamente difficile"

Noah: “Con la Serbia una spada di Damocle”
Yannick Noah - Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Il capitano della squadra francese, Yannick Noah, a pochi giorni dall’inizio della semifinale di Coppa Davis, aveva rilasciato un’intervista all’Equipe in cui commentava la “doppia” difficoltà della sfida contro la Serbia: “Tutti diranno che non dobbiamo fallire” dichiara Yannick. Anche perché la delusione provocata dalle recenti occasioni mancate brucia ancora in casa Francia. Tuttavia, il team d’Oltralpe sembra sulla buona strada per disputare la tanto agognata finale, grazie alla vittoria di Jo-Wilfried Tsonga contro Laslo Djere in tre set e quella del duo Herbert/Mahut in doppio con Krajinovic/Zimonjic. Un venerdì amaro, invece, per Lucas Pouille che si è fatto sorprendere dalla tensione e da Dusan Lajovic, perdendo in quattro set.

Una squadra francese decisamente favorita e una squadra serba decimata. Dato il contesto, il suo discorso di capitano è cambiato?
Quando sai che giocherai contro Djokovic, ci pensi già quindici giorni prima e non hai bisogno che il capitano ti dica che bisogna essere al top.  Ma visto che lui non c’è, è naturale che ci sia stato un calo della tensione. Il nostro lavoro è stato quello di risollevarsi. In fondo, un n. 80 del mondo gioca bene a tennis e quindi bisogna prepararsi a una sfida doppiamente difficile.

 

Doppiamente?
Perché ci sarà una spada di Damocle. Cioè, ti dicono “non puoi perdere” e, invece, quando si scende in campo, può sempre capitare di perdere, ed è per questo che amiamo lo sport.

È un sollievo riavere Tsonga nella squadra? Temeva che ci fosse un malinteso tra voi?
Non ci sono malintesi. Quello che ci siamo detti resta tra noi. Sono contento che sia qui, in forma. È sempre tutto più semplice quando ci si parla faccia a faccia. Quando Jo dice che è disponibile, so che non ci sono dubbi. E ha quattro giorni di preparazione sulla terra in più rispetto agli altri. Penso stia bene e si vede che è tranquillo.

Scegliere Monfils come quinto uomo è stato un segnale forte per “riportarlo” nel gruppo?
C’è un match da giocare ma c’è anche l’avventura di un gruppo, il suo passato e il suo avvenire. Per quanto riguarda il malinteso dell’anno scorso, è chiaro che ogni parola aveva la sua importanza. Dopo essere stato eliminato a New York mi ha detto che si sentiva ko ma che avrebbe fatto di tutto per venire. Dalla risonanza magnetica si è visto che aveva comunque un problema fastidioso al ginocchio. Ma il mio messaggio resta chiaro: contiamo su di lui.

Perché non aver pensato a Gasquet come quinto uomo?
Ci ho pensato. Ma non voglio che la porta resti chiusa per quelli che hanno avuto buoni risultati. “Manna” (Mannarino) ha fatto una bella stagione americana ed è giusto che sia ricompensato. Voglio che i ragazzi che hanno la possibilità di entrare in squadra sappiano che, con vittorie e volontà, la porta per loro è aperta. Ciò che vale per Mannarino, vale anche per Paire, Benneteau, Vasselin. Richard sa che mi aspetto tanto da lui. È sempre stato presente ed è perfino venuto ad allenarsi con noi quando eravamo a Roland Garros. Ma è giusto dare il posto a quelli che hanno avuto risultati migliori.

Cosa potrebbe causare la sconfitta della Francia in questa semifinale?
Non preparo questo incontro in termini di “vittoria” o “sconfitta”. Dall’inizio fino all’ultima palla bisogna essere concentrati su quello che dobbiamo fare. Il 95% delle persone dirà ai ragazzi che è un incontro facile. Noi diciamo loro il contrario. Oggi, i n. 70 o 80 del mondo sono pericolosi. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli che ci prepariamo a un match difficile. Non penso alla sconfitta ma, per vincere, dovremo riuscire a fare molte cose.

Traduzione di Laura Guidobaldi

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