Keys, Venus e le altre: ancora sullo US Open

Da Madison Keys a Maria Sharapova, da Venus Williams a Simona Halep: le protagoniste dello Slam appena concluso, in positivo e in negativo

Keys, Venus e le altre: ancora sullo US Open
Sloane Stephens e Madison Keys - Finale US Open 2017

Kerber, Halep, Sharapova
Karolina Pliskova ha dunque perso il primato in classifica, non riuscendo a confermare la finale raggiunta lo scorso anno. Ma ancora peggiore è stato il bilancio della campionessa 2016, Angelique Kerber. Dodici mesi fa di questi tempi coronava la sua annata straordinaria (titolo agli Australian Open, finale di Wimbledon e finale olimpica) con la seconda vittoria stagionale in uno Slam.
Nel 2017 Kerber ha abdicato immediatamente, uscendo di scena al primo turno dopo un severo 6-3, 6-1 contro Naomi Osaka: un match perso senza avere la forza di reagire. Con la sconfitta newyorkese Angelique è addirittura uscita dalla top ten, un arretramento che assume anche un valore simbolico: lo straordinario 2016 è del tutto alle spalle, e il 2018 andrà affrontato quasi partendo da zero. Kerber saprà trovare dentro di sé nuovi stimoli per risalire, oppure l’appagamento per i successi ottenuti peserà sul rendimento?

Chi ha perso una grande occasione per raggiungere finalmente il primato nel ranking è stata Simona Halep. Partiva da una condizione di classifica favorevole, ma è uscita al primo turno, anche per la sfortuna del sorteggio che l’ha messa subito di fronte alla wild card Maria Sharapova.
Sharapova contro Halep è stata a mio avviso partita una partita di buona qualità, ma non così alta come mi è capitato di sentire da alcuni osservatori. Maria ha iniziato più sicura, ha assunto il comando delle operazioni mettendo quasi in soggezione Halep che, lo ricordo, era reduce dal 6-1, 6-0 subito da Muguruza a Cincinnati (uno dei diversi tentativi di conquista del primo posto mancati in stagione).

 

C’è stata una costante nei primi due set: Halep subiva la pressione di Sharapova, e solo quando era in una situazione di punteggio sfavorevole provava a cambiare tattica, spingendo di più la palla. Quando Simona aumentava la spinta, riusciva a mettere in difficoltà Maria, facendole perdere campo e obbligandola più spesso a colpi di contenimento. Così, a mio avviso, si spiega la serie di break e controbreak del primo set, e anche il repentino rovesciamento di punteggio nel secondo, nel quale Sharapova ha subìto un parziale di cinque giochi a zero: dal 4-1 al 4-6.
In sostanza Halep per diventare più aggressiva doveva ritrovarsi con le spalle al muro, salvo poi tornare eccessivamente prudente quando il match si riequilibrava. In pratica un atteggiamento che non poteva consentirle di vincere il match, ma solo di rinviare la sconfitta. Che alla fine puntualmente è arrivata: la settima su sette confronti contro Sharapova 6-4, 4-6, 6-3.

Dopo il successo contro la testa di serie numero 2 per Maria Sharapova si erano aperte grandi prospettive: sia per l’iniezione di fiducia arrivata dalla vittoria, sia per un tabellone piuttosto favorevole. Ma fin dal secondo turno si sono ripresentati i problemi già evidenziati nei precedenti tornei post-rientro: Sharapova ha dato l’impressione di essere troppo fragile sul piano fisico-tecnico per disputare ad alto livello più partite in serie. Una costante del suo torneo newyorkese sono stati infatti i passaggi a vuoto, sotto forma di game infarciti di errori non forzati, soprattutto di dritto, a volte così evidenti da lasciare il dubbio che fossero dovuti non solo a difficoltà tecniche ma anche fisiche.
Sharapova ha superato altri due turni (contro Babos e Kenin) senza convincere, e al primo ostacolo impegnativo è caduta: contro una giocatrice come Sevastova, capace di farla muovere in avanti e di propore palle lavorate e insidiose (slice, drop-shot, palle di peso differente), ha iniziato bene ma poi si è disunita, concludendo il torneo con un set molto deficitario (5-7, 6-4, 6-2). I 29 errori non forzati di dritto commessi nel match (51 quelli complessivi) sono un dato che certifica la condizione approssimativa di Maria.

Posso sbagliarmi, ma dopo l’infortunio subito a Stanford le prestazioni di New York mi hanno lasciato l’impressione di una giocatrice non ancora del tutto pronta per affrontare un grande torneo, anche se è comprensibile che abbia accelerato i tempi del rientro per poter finalmente tornare a giocare uno Slam. Quanto ci vorrà per tornare a vedere la migliore Sharapova? E avrà la sufficiente solidità fisica per giocare con continuità? Una prima risposta l’avremo fra qualche giorno al torneo di Pechino.

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