Prime impressioni sulla discussa Laver Cup: ragazzi, non è male!

Farà più fatica la Coppa Davis a riunire i top-player che la Laver Cup. Fino a che Federer e Nadal la giocheranno? Bravo Tony Godsick. I frizzi di John McEnroe

Prime impressioni sulla discussa Laver Cup: ragazzi, non è male!

Qui in fondo a quest’editoriale ho raccolto un po’ di commenti “postati” da voi lettori (fino alle 16 del pomeriggio e su un paio di articoli da noi pubblicati). Ho scelto rapidamente, quelli che – sia pure contraddittori – mi sono sembrati lì per lì significativi e interessanti. Non ho fatto una selezione accuratissima, ma quello che è stato scritto da voi mi ha fatto riflettere. Non sempre, devo dire, ho letto tanti commenti in calce a nostri articoli, che riassumevano – anziché scambi di semi-insulti fra tifosi di un giocatore o di un altro – opinioni che meritavano attenzione. Qualche commento l’ho assemblato.

Ero venuto a Praga con molte perplessità, starei per dire pregiudizi. Del tennis mi piace l’agone, la lotta, la voglia di prevalere. Tutte cose che in un’esibizione non ci sono. Spesso, poi, le esibizioni sono anche mal preparate, mal organizzate. Una, due sere in uno stadio improvvisato, i giocatori che arrivano all’ultimo tuffo, che affrontano una conferenza stampa di malavoglia e talvolta chiedono anche di non farla, tanto gli organizzatori sono in ostaggio, devono soltanto stendere tappeti rossi a chi si è degnato di garantire la presenza. E poi si devono far quadrare i conti, gli sponsor sono sempre pochi e poco generosi, i promoter sono costretti a risparmiare su tutto, su tanti dettagli organizzativi, rari striscioni e murales in città, speaker improvvisati, uffici stampa modesti, comunicati poco brillanti (non è neppure facile inventarseli), coperture televisive che si sforzano di “vendere il prodotto” con scarsa convinzione, giocatori costretti a recitare (guai se McEnroe non fa una scenata delle sue se l’esibizione è dei senior), partite che devono obbligatoriamente durare almeno un minimo. Giocatori che si sentirebbero ridicoli ad esultare per una vittoria, come a spaccare una racchetta per una sconfitta. Insomma manca il pathos.

 

Beh, qui a Praga, devo dire che l’O2 Arena non sfigura al cospetto di quella londinese. La presentazione della Laver Cup, con le immagini di repertorio di Rod Laver, e degli Slam vinti dai campioni presenti, è stata curata alla grande. Un lavoro da grandi professionisti. Va riconosciuto a Tony Godsick, l’agente di Roger Federer, che ha fatto un gran lavoro. I giocatori sembrano sinceramente entusiasti e non danno l’impressione di manifestarlo soltanto perché si stanno arricchendo. Anche i giornalisti, fra i quali molti nutrivano i miei stessi dubbi – e alludo alle firme più illustri del panorama giornalistico, Chris Calrey, Richard Evans, Rene Stauffer, Mike Dickson, si sono dovuti ricredere per l’efficienza di mille dettagli, a cominciare dall’organizzazione delle conferenze stampa, dalla presenza degli stenografi simultanei dell’ASAP – quella stessa società la cui presenza ho faticosamente richiesto per un decennio per gli Internazionali d’Italia, dopo traduzioni lente e imbarazzanti anno dopo anno –, all’allestimento della sala stampa, delle sale fotografi, della gestione microfoni, trasporti dal centro all’Arena, hotel e quant’altro.

Indubbiamente certi personaggi carismatici e sicuramente intelligenti come John McEnroe, e pure il fratello Patrick, danno il loro contributo con risposte non banali a impreziosire il contesto. Un’altra scelta intelligente di Godsick, che fra Laver, Borg, McEnroe, Federer, Nadal, Zverev e Shapovalov ha assemblato quattro generazioni. Con McEnroe, che come mi ha visto sedermi in sala conferenze, ha subito preso il microfono in mano per dire ridendo: “Oh no, non date il microfono a lui, da 30 anni è un troublemaker…”. Poi ha pronunciato il nome di Fognini e dell’US Open, ma non ho capito bene cosa ha detto e purtroppo non avevo registrato… Dopo di che, se leggete l’intervista, troverete lo scambio di battute che ci siamo fatti, a seguito della mia domanda su… come si sarebbe trovato se avesse avuto per compagno Ivan Lendl… che John non ha mai potuto sopportare. Lui sa che io sapevo. Quando a Firenze fu organizzata una esibizione Lendl-McEnroe, con i due che arrivavano entrambi da Anversa, Mac noleggiò un aereo privato… ma rifiutò di dare un passaggio a Lendl! Che per arrivare in tempo a Firenze dovette fare i salti mortali.

Insomma leggetevi lo scambio di battute e risate che c’è stato quando di nuovo mi ha dato del troublemaker… ma fra noi c’è sempre stata grande simpatia, e non solo perché l’ho scarrozzato sulla mia vecchia Honda in giro per Firenze quando andammo a comprare il regalo di compleanno per Tatum O’Neal, la sua prima moglie, o perché abbiamo giocato un doppio a Forte dei Marmi quando lui venne a esibirsi come cantante (scarso, perché senza voce, ma bravo alla chitarra però…) al Covo di Santa Margherita e anche al Forte – e quando accanto a Lendl ha voluto citare l’altro suo più odiato rivale di sempre, Jimmy Connors. Aggiungo un aneddoto risalente all’epoca in cui facevo le interviste per Tele+: nove tv avevano chiesto un’intervista postmatch a John all’US Open (non ricordo chi avesse battuto…) e fra quelle c’erano le due americane che avevano i main diritti tv. John guardò la lista delle nove tv e ne cancellò sei. Restarono le due americane e Tele+. Ma fatta la prima americana disse alla seconda: “No, ora faccio con Ubaldo”. Dopo di che, mentre Linda Pentz della tv USA restava malissimo, John mi mise un braccio attorno alle spalle e disse in onda: “E ora Ubaldo tu farai alla svelta perché a me scappa una gran pipì!” . Mi prese in contropiede ma di fatto invece seppe trattenerla per un bel po’, perché parlò quasi sempre lui!

Ma anche Thomas Enqvist, il vice di Bjorn Borg, mi ha dato ieri una risposta intelligente e convincente, quando avevo osservato che mi pareva strana l’idea di non annunciare che sabato mattina chi avrebbe giocato sabato pomeriggio e sabato sera, tramite una conferenza stampa organizzata per le 11. Io pensavo, lì per lì, che non ci fosse grande ragione a non dirlo già al venerdi sera, per gli spettatori, per le tv. Per tutti. Anche se si sapeva che avrebbero giocato in singolare i giocatori non schierati questo venerdì, però gli accoppiamenti fino alle 11 sarebbero rimasti misteriosi. E Enqvist invece mi ha risposto così: “Io credo che sia invece una buona idea. Perché costringe i fans e voi giornalisti a immaginare quali avversari sceglierà di mettere in campo uno dei due capitani. Noi sappiamo che nel nostro team dovranno giocare Federer, Nadal e Berdych, ma l’altro team non saprà in quale ordine fino a domattina e poi dovrà scegliere gli avversari per ciascuno. E pensare quale sarebbe il giocatore con più chances per battere i nostri, considerando i precedenti. Quindi ci saranno strategie che rendono la cosa più eccitante”. E McEnroe aveva sottolineato in precedenza come tutti i giocatori si divertissero a ipotizzare chi avrebbe dovuto giocare contro chi. “C’è il gusto di pensare alla miglior strategia per vincere. Magari non cambierà nulla a chi vince e a chi perde, ma questa è tutta gente che vuole sempre soltanto vincere, a qualunque gioco si giochi”.

Insomma, come ha scritto nel suo brillante articolo Remo Borgatti, che è più giovane di me ma non poi così tanto, anche quando nacque nel 1970 il Masters di fine anno – dapprima per 7 giocatori e girone all’Italiana, senza una finale – tutti i benpensanti di allora ritennero che non fosse una cosa seria, che non avrebbe avuto successo. E invece le finali ATP oggi sono considerate il quinto torneo dopo i quattro Slam. I tennisti danno l’aria di divertirsi davvero. Lo stare insieme è un aspetto cui non erano abituati – leggete l’intervista di Roger Federer realizzata dal collega svizzero Renè Stauffer, suo grande biografo – e che li avvicina. Compresi quelli che non nutrivano grande simpatia l’uno con l’altro. Contribuirà a migliorare i loro rapporti.

Tutti i match hanno richiesto tiebreak. Un solo set, nel doppio perso da Nadal e Berdych con Sock e Kyrgios, è finito 6-3, senza tiebreak. I break sono stati pochissimi (tre in tutto, due tra Cilic e Tiafoe e uno nel doppio). E non solo per la velocità della superficie, che Roger ha giudicato medio-alta. Ho l’impressione che, al di là del famoso concetto secondo cui tutti i campioni sono orgogliosi e non amano perdere, in questa Rod Laver Cup la più grande pressione sui giocatori, quella che li costringe a dare il massimo anche se non ci sono punti ATP in palio, la dà il team, la squadra che segue ogni match (ma quando mai si era visto prima?) e sostiene il proprio compagno. Mi direte che qualcuno dei coequipier fa un po’ di scena, esagera nel tifo (ma ne esce il carattere…) però chi è in campo non ha nessuna voglia di fare figuracce. Perfino Kyrgios, sono sicuro, si vergognerebbe a giocare – anzi a non giocare – come ha fatto tante volte, quando dice di non sentire la giusta motivazione. A parte il fatto che John McEnroe sarebbe capace di mollargli uno schiaffone! Quelli che dovrebbero mollare i genitori ai figli che si comportano male. Sarò all’antica ma non penso che sia diseducativo. Anzi.

Insomma, alla fin fine – e anche dopo aver letto tante delle intelligenti osservazioni che diversi lettori di Ubitennis hanno fatto e che qui sotto ho raccolto (che nessuno si offenda se non ho riprodotto le sue, ho fatto una cosa alla svelta) secondo me questa Laver Cup è molto migliore di quel che mi aspettassi e avrà successo. Ovvio che il giorno in cui non ci fosse più Federer o Nadal (di cui tutti aspettano a gloria la discesa in campo l’uno al fianco dell’altro… e potrebbe anche non succedere, dopo che Nadal ha giocato ieri con Berdych) o che il Mondo continuasse a dover schierare riserve di troppi giocatori indisposti, la Laver Cup ne risentirebbe. Però temo – e quando dico temo dico tutto – che farà sempre maggior fatica la Coppa Davis a raccogliere i migliori giocatori ai nastri di partenza, piuttosto che la Laver Cup cui, dopo questa prima esperienza, sono sicuro che tutti i migliori ambiranno partecipare. Se poi è vero che ci saranno premi cospicui anche per ogni punto conquistato – ho sentito dire ma non è confermato – 250.000 dollari per ogni vittoria per la squadra che vince la Laver Cup, beh la “scommessa” di Godsick e Federer sarà già bella che vinta.

Ecco alcuni dei vostri commenti che a mio avviso meritavano di essere letti (insieme a tanti altri):

SEGUE A PAGINA 2

1
2
CATEGORIE
TAG
Condividi