Kyrgios piange: “Ho deluso i miei compagni”. E nega la protesta contro Trump

Un Nick Kyrgios straordinariamente emotivo si apre nella conferenza stampa finale del Team World di Laver Cup, che gli si stringe attorno. Quel gesto invece non era riferito a Trump

Kyrgios piange: “Ho deluso i miei compagni”. E nega la protesta contro Trump

Nick Kyrgios vive il tennis, e non soltanto quello, in modo molto diverso da tante altre persone. Non serve essere fini sondatori della psiche per capire che alcune cose in particolare gli stanno a cuore, certi giorni non gli andrebbe neppure di alzarsi dal divano e che difficilmente si può scoprire in anticipo quale versione di lui ci si troverà davanti. Sconfitto da Roger Federer sul filo del rasoio nell’ultimo incontro della Laver Cup, Kyrgios è scoppiato in lacrime. Lui, proprio quello che “tanka” gli incontri nei Masters 1000 perché non gli va di essere lì, tanto meno di fare il tennista, piange perché ha perso in una esibizione. Magnifica, dorata, piena di campioni e di pubblico ma sempre (per adesso) una esibizione.

La spiegazione dell’enigma della mente di Kyrgios arriva nella conferenza stampa conclusiva, quella di tutto il Team World radunato davanti ai microfoni. La fornisce proprio lui, aprendosi ai cronisti non prima però di aver reagito bruscamente a una domanda su Donald Trump, a onor del vero neppure troppo fuori luogo. L’australiano a inizio match aveva compiuto un gesto particolare, inginocchiandosi, e in molti – quasi tutti a dire il vero – lo avevano scambiato per un’adesione alla protesta di molti sportivi statunitensi contro il presidente USA.

 

Nick ha invece smentito seccamente in conferenza stampa, spiegando come il suo gesto non avesse nulla a che vedere con Trump e con quella protesta. Quindi è arrivata la domanda sulle sue lacrime a fine partita.

Giornalista: Nick, sei diventato molto emotivo alla fine. Cosa è successo dentro di te in quei momenti? Adesso sembri essere di umore molto migliore.

Isner: Si è bevuto un paio di birre.

Kyrgios: Sì, è stata dura. Quando gioco per me stesso a volte non ci metto il massimo dell’impegno. Quando gioco con questi ragazzi e gioco per qualcosa, come parte di un team, non sto soltanto lì fuori per me stesso. Sto giocando per tutta la squadra. È come in Coppa Davis: gioco per il mio paese, gioco per i ragazzi in panchina. So che ognuno di loro ha messo impegno in questa settimana, che sia stato in allenamento, nel fare il tifo… Johnny Mac che ci sostiene, P-Mac che ci aiuta con tutto, abbiamo affrontato tutto da squadra. Per questo fa male. Ho dato tutto quello che avevo. Ho fallito, e sapevo che saremmo stati i favoriti nel doppio successivo. C’era questo, dentro la mia testa. Ha fatto male perché non volevo deludere i ragazzi, volevo riuscirci ma non ce l’ho fatta.

Shapovalov: Non ci hai delusi, man.

Kyrgios: Grazie, bro.

L’intero team si è unito a Shapovalov nel consolare Nick e rassicurarlo del fatto che nessuno fosse deluso o arrabbiato per la sua sconfitta. Lieto fine. È proprio vero, forse quelli che vengono bollati come “bulli” a volte si sentono soltanto un po’ soli.

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