Nick, perché non McEnroe?

Una collaborazione che sembrava utopia potrebbe davvero iniziare a breve? John McEnroe pare aver stregato Nick Kyrgios

Nick, perché non McEnroe?
Nick Kyrgios e John McEnroe - Laver Cup 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sembra essere passata già tanta acqua sotto i ponti da quando Nick Kyrgios disse bruscamente “he’s dreaming (se lo sogna) riferendosi alla possibilità di essere allenato da Jonh McEnroe. Era fine giugno e alla fine, causa la Laver Cup, l’australiano si è veramente ritrovato con l’ex stella americana in panchina, e per di più nel modo più intenso possibile: spalla a spalla durante il match, in pieno stile Davis. La vicinanza pare aver fatto davvero bene ai due, tant’è che il “se lo sogna” è diventato “siamo andati bene, ed è stato davvero bello averlo in panchina”. Cambio di parere decisamente da non sottovalutare.

L’ipotesi, adesso, che i due realmente continuino a lavorare insieme è diventata quasi il miraggio, la chimera per gran parte degli appassionati di tennis. I motivi sono svariati: dal caratteriale all’agonistico. Chi non vorrebbe vedere due personaggi di tale calibro collaborare seriamente e in maniera duratura? E inoltre, forse ancor più importante, chi non vorrebbe vedere giocare Kyrgios sempre così? Con quell’atteggiamento propositivo che ne fa uno dei migliori cinque giocatori del mondo, quando in vena. Che sia stato merito di McEnroe non possiamo dirlo ma pare proprio che il coach del Team World abbia toccato i punti giusti per entrare nelle grazie dell’australiano: “Penso che possiamo parlare di molte cose, è stato un grande aiuto per me – ha dichiarato Nick – John mi capisce, capisce da dove provengono molte cose di me. Non potete immaginare quanto sia importante avere qualcuno al nostro fianco che ci capisca bene per come siamo”. 

 

Dichiarazioni, insomma, da leccarsi i baffi. Attualmente Kyrgios pare non aver nessun coach dopo essere stato seguito per un po’ di tempo da Sebastian Grosjean. Una collaborazione, però, molto probabilmente destinata a non continuare. Il posto, quindi, è vacante e se fossimo in Nick avremmo già alzato la cornetta: “Ehi, John. Allora? Sei pronto a sederti al mio angolo? Sai, ho dei problemi a focalizzare i miei obiettivi. Gioco le esibizioni come fossero finali Slam e gli Slam come se fossero esibizioni!”. Ecco, in questa ipotetica telefonata forse è racchiuso l’emblema del pensiero tennistico di Kyrgios. Un ragazzo che davvero ha bisogno di dimostrare al mondo di essere più forte, ma con un carattere ben diverso da quello ad esempio di Zverev. Perché il tedesco per dimostrare di essere il migliore conosce solo la via lunga, vale a dire vincere ogni giorno, scalare la classifica e diventare un solido punto di riferimento del tennis per i prossimi dieci anni. A Nick le idee girano un tantino diversamente, importa poco essere uno, dieci o cento del mondo. Importa vincere quando è importante farlo. Fare una grande partita quando dall’altro lato della rete c’è ad esempio Federer, Djokovic, Nadal o chi in quel momento è considerato assolutamente da battere nella sua testa. Capiamoci meglio: questo ragazzo ha pianto alla fine della Laver Cup perché voleva battere Federer, perché in quel momento battere lo svizzero era la cosa più importante di questo mondo. E stiamo certi che se i due giocassero per strada, senza niente in palio, Kyrgios ci metterebbe il massimo dell’impegno possibile mentre Federer non si leverebbe nemmeno la tuta. Kyrgios era distrutto per non aver portato la sua squadra alla vittoria, era deluso per non aver vinto quando tutto il peso del risultato era sulle sue spalle. Non l’abbiamo mai visto così per una sconfitta personale, quelle le supera abbastanza facilmente (per non dire che non gliene importa proprio).

Alla fine, durante questa Laver Cup, si è scherzato molto sulla storia d’amore tra Federer e Nadal, un matrimonio sancito da quel doppio giocato insieme che inoltre, paradossalmente, è stato il momento meno serio di una competizione riuscitissima. Se la competizione porterà anche al matrimonio tra Kyrgios e McEnroe non possiamo dirlo, ma se così fosse dovremmo essere riconoscenti ancor di più a Federer e a chi con lui ha ideato questo spettacolo senza precedenti. Una cosa però pare certa: se davvero l’australiano vuole John sulla sua panchina deve sbrigarsi perché i consensi verso l’americano hanno avuto una decisa impennata. In America lo rivoglio sulla panchina della Davis e tutti i partecipanti alla Laver Cup ne hanno tessuto le lodi di coach. Allora Nick, sbrigati a chiamare! Altrimenti rischi di trovare occupato.

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