ATP Shenzhen: Dolgopolov-Goffin, la finale è servita

Goffin impiega oltre due ore per domare Laaksonen. Dolgopolov si impone con autorevolezza in poco più di un’ora su Dzumhur

ATP Shenzhen: Dolgopolov-Goffin, la finale è servita
David Goffin - Shenzhen 2017 (foto via Facebook, ATP Shenzhen Open)

E venne il giorno in cui David diventò Golia. È successo nella prima semifinale del torneo di Shenzhen in cui il numero 12 del mondo, David Goffin, ha affrontato il finnico naturalizzato svizzero Henri Laaksonen, numero 107, alla sua prima semifinale in un torneo ATP. Laaksonen non ha però interpretato la parte della vittima sacrificale e ha disputato un incontro notevole per qualità e grinta. Con uno schema tanto caro ai giocatori americani dell’ultima generazione – servizio piatto ma violentissimo e diritto a sventaglio per chiudere subito il punto – ha tenuto testa brillantemente per tutto il primo set al belga, perdendo la miseria di sette punti complessivi nei suoi turni di battuta e procurandosi persino un set point al tie break (annullato da Goffin con la battuta). Goffin, oggi decisamente più falloso del suo standard medio, ha dimostrato che 95 posizioni in più in classifica hanno però un senso quando ha sfruttato alla perfezione l’unica sbavatura dello svizzero al servizio, sul punteggio di 7-7 nel gioco decisivo. Grazie a questo mini-break vinto e a due palle break salvate nel primo game, è riuscito a portare a casa un primo parziale in cui, pur non brillando alla risposta, ha potuto contare su altissime percentuali di prime palle; anche Laaksonen con la risposta si è dovuto accontentare di un bottino di soli sette punti, di cui quattro nel gioco di apertura.

La grande giornata al servizio dei due protagonisti o, se vogliamo, la scarsa vena di entrambi alla risposta è proseguita anche nel secondo set senza soluzione di continuità sino al punteggio di 4-4. La seconda testa di serie del torneo ha confermato in questa situazione di punteggio di non essere in giornata di grazia alla risposta quando, in occasione della prima palla break dell’incontro concessagli da Laaksonen, ha tirato fuori di almeno un metro un rovescio su una seconda di servizio. E quando il tie break sembra ormai inevitabile, Goffin perde la pazienza, affretta due attacchi e si condanna a dover giocare set decisivo. Il mondo (tennistico) torna a ruotare nel suo asse naturale nel gioco iniziale del terzo set: Goffin ritorna per un game a fare il numero 12 del mondo e Laaksonen il 107 e la conseguenza è l’immediato break a favore del giocatore più titolato. L’elvetico continua a giocare con grande coraggio e una violenza nel diritto e nel rovescio davvero da top player, ma non riesce a fare male con la risposta e, al nono game, ammaina la bandiera su un passante incrociato di diritto d’autore effettuato dal suo avversario che domani disputerà la terza finale dell’anno.

 

Si può perdere un set se si mettono in campo l’83% di primi servizi contro il 54% del proprio avversario? La risposta è sì, se si ottiene il punto solo nel 68% dei casi contro il 90% dell’avversario. Ed è esattamente ciò che è successo al bosniaco Damir Dzumhur (n. 40 ATP) contro l’ucraino Alexander Dolgopolov (n. 53 ATP) nel primo set della seconda semifinale. Il parziale è stato deciso da un passaggio a vuoto del bosniaco avvenuto nel quarto game quando, sul 40-15 a suo vantaggio, si è innervosito per un nastro a suo sfavore che ha regalato il 40-30 all’ucraino al quale ha fatto seguito una smorzata messa in rete; la palla break successiva gli è stata fatale. Dolgopolov è invece stato bravo ad annullare le tre palle break concesse a Dzumhur – di cui due grazie all’ace – nel settimo gioco e nel nono sul punteggio di 5-3.

Nel secondo set Dolgopolov non ha migliorato la percentuale di prime palle in campo, ma ha mantenuto elevatissima la percentuale di punti vinti. Dzumhur in tutto il match è riuscito a conquistare il punto solo in quattro occasioni quando la prima palla del suo avversario è entrata nel rettangolo di battuta, contro le tredici di Dolgopolov che, in più, oggi ha mostrato un livello di concentrazione e attenzione sui punti topici non consueto per un giocatore come lui facile alla distrazione e incline a colpi circensi. Di vagamente circense oggi, l’ex numero 13 del mondo, aveva solamente i colori delle calze e della maglietta; il resto, a partire da un rovescio slice insistente che ha messo più volte in difficoltà il vincitore di San Pietroburgo, era estremamente serio. Il break che ha deciso il parziale e, di conseguenza, l’incontro, è arrivato al nono game in cui il bosniaco ha avuto la chance per portarsi sul 5-4. Probabilmente complici anche le fatiche delle due settimane più importanti della sua carriera, nel game successivo Dzumhur non ha neppure provato a rendere più difficile l’accesso alla finale a Dolgopolov che domani affronterà David Goffin contro il quale ha vinto nei due precedenti confronti. Per lui l’opportunità di bissare il successo di inizio anno a Buenos Aires è ghiotta.

Risultati:

[2] D. Goffin b. H. Laaksonen 7-6 (7) 5-7 6-3
A. Dolgopolov b. D. Dzumhur 6-3 6-4

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