Roberta Vinci e quell’addio in forse

L'azzurra chiude con lo storico coach Cinà: ritiro vicino o ricerca di nuovi stimoli?

Roberta Vinci e quell’addio in forse
Roberta Vinci - Toronto 2017 (copyright and credit France Pomerleau)

La carriera di Roberta Vinci sembra essere vicina all’epilogo. La tarantina nella giornata di ieri  ha salutato con un lungo post sulla sua pagina ufficiale di Instagram il suo storico coach Francesco Cinà, con il quale si allenava a Palermo dal 2007.

Il 2017 di Robertina è stato decisamente negativo: 10 partite vinte e ben 13 uscite al primo turno, tra cui le quattro eliminazioni all’esordio nelle prove del Grande Slam.  Al di là dei risultati che sono sicuramente sempre importanti per una tennista professionista,  la pugliese non sembra più in grado di divertirsi e deliziare i suoi fan con quei colpi Old style che hanno da sempre caratterizzato i suoi match. Per gli esteti di questo sport, Robertina è stata sempre un patrimonio da tutelare e proteggere, con il suo back di rovescio e le costanti discese a rete, che facevano da contraltare ad un tennis femminile sempre più monocorde e noioso. Chissà se questo è il momento giusto per ritirarsi. Dal punto di vista agonistico è ormai chiaro che non abbia più la forza e la freschezza per competere con le più forti: i risultati parlano chiaro, le ultime apparizioni sono state sempre decisamente deludenti e per i suoi sostenitori è decisamente frustrante vederla in difficoltà sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale. La tarantina era già stata vicinissima al ritiro, quando al termine del 2015, annata culminata da quella fantastica finale agli US Open contro l’amica Flavia Pennetta, annunciò abbastanza a sorpresa di voler terminare la carriera dopo il 2016; nel novembre di quell’anno arrivò però una lunga e bellissima lettera rivolta ai suoi fan, in cui ammise di essere troppo legata al tennis e che se da una parte si sentiva ormai stanca di viaggiare per 11 mesi all’anno, dall’altra sentiva ancora la voglia di fare semplicemente quello che da sempre ama, ossia giocare a tennis e vivere in funzione di questo sport.

 

Lei stessa aveva previsto che il 2017 sarebbe stato comunque molto complesso e che non aveva alcun obiettivo di risultato e ranking nonostante fosse in quel momento ancora top 20.  Prendendo come riferimento la lettera scritta dalla Vinci e considerate le ultime deludenti apparizioni in cui è apparsa senza stimoli e sfiduciata, è probabilmente questo il momento più giusto per chiudere una fantastica carriera. Tuttavia, un aspetto da non sottovalutare, e che probabilmente sta balenando nella testa di Roberta in questo periodo, è capire se davvero non sia più in grado di competere con le più forti o se almeno possa avere ancora il livello di gioco per un exploit in un grande torneo. D’altronde, c’è proprio l’esempio di Flavia Pennetta: non è mistero che la brindisina avesse scelto di terminare con il tennis professionistico proprio alla vigilia dell’inizio dello Slam newyorkese, prima di infilare sette splendide vittorie e regalarsi la soddisfazione più grande della sua carriera. Discorso analogo si potrebbe fare per Francesca Schiavone, 4 anni più grande di Vinci, vicina anche lei al ritiro, ma capace di vincere a sorpresa un altro titolo WTA a Bogotà, facendo ricredere tutte quelle persone che davano ormai per finita la leonessa. Il livello non eccelso del tennis femminile, certificato da innumerevoli trionfi inaspettati (vedi Ostapenko e Stephens a Parigi e New York), può di certo influire nella scelta di Roberta: un’opzione potrebbe essere quella di abbassare drasticamente il numero di tornei nel 2018, preservandosi dal punto di vista fisico e cercando di essere competitiva nei tornei più importanti; in quel caso l’addio a Cinà sarebbe da collegare al fatto di voler cambiare tipo di programmazione per affrontare il circuito con più leggerezza e meno aspettative.

Se la scelta dovesse essere quella di terminare la carriera, il peso dell’assenza si sentirebbe soprattutto per la mancanza di una giocatrice spesso e volentieri fuori dagli schemi, sempre schietta e sincera, alcune volte fin troppo. La famosa esclamazione con cui chiese con veemenza l’applauso del pubblico di Flushing Meadows nel match storico contro Serena Williams ne è la lampante dimostrazione, ma non fu l’unico episodio. Sempre nel 2015 durante il torneo di Wuhan, apostrofò la sorella di Serena, Venus, colpevole secondo Vinci di tardare troppo tra un punto e l’altro: “Ma ca**o, vuoi anche un caffè e un thè?”. Entrando invece più nella sfera privata, non è possibile tralasciare il suo controverso rapporto con Sara Errani, punto di riferimento e grandissima amica di Roberta per moltissimo tempo. Insieme costituirono una delle coppie di doppio più prolifiche della storia del tennis femminile e tra il 2012 e il 2014 completarono il Career Grand Slam. Nel 2015 arriva però come un fulmine a ciel sereno la decisione di separarsi e dedicarsi esclusivamente al singolare; la sorprendente notizia aprì un enorme dibattito, con tante supposizioni per cercare il motivo di questa rottura, andando oltre alle parole di circostanza che usò Davide Errani (fratello di Sara e in quel momento manager di entrambe). Ufficialmente quindi nessun litigio, ma fu chiaro che il rapporto di profondissima amicizia si fosse deteriorato in maniera insanabile. A poco servì il doppio giocato alle olimpiadi di Rio, voluto probabilmente più da Malagò che da loro stesse.

La stagione si avvia alla fase conclusiva e scopriremo ben presto la decisione presa da Roberta; da italiani ed appassionati di tennis, sarebbe estremamente difficile accogliere con distacco l’eventuale ritiro di una giocatrice che ha fatto senza dubbio la storia del tennis femminile azzurro, sia per i suoi innumerevoli successi – 4 Fed Cup, 1o titoli WTA in singolo e 25 in doppio– sia per aver bloccato il sogno Grande Slam di Serena Williams quando mancavano solo due vittorie al raggiungimento del traguardo più ambito e prestigioso del nostro sport. Grazie, comunque vada.

CATEGORIE
TAG
Condividi