La settimana degli italiani: (non) splende la luce dell’Est

L'Asia investe in pieno il tennis e l'Italia non si fa trovare pronta. Nessuna vittoria: male Paolo Lorenzi, Alessandro Giannessi e Roberta Vinci

La settimana degli italiani: (non) splende la luce dell’Est

ANTEPOST: L’ORIENTE NON CI È AMICO

Non parte bene la stagione asiatica per il tennis azzurro: dall’Oriente arrivano poche (solo tre erano gli atleti in campo la scorsa settimana), ma molto preoccupanti notizie per il nostro movimento professionistico, escluso dai tornei, per l’ennesima volta in questo 2017, già di mercoledì. Lorenzi incappa nella seconda sconfitta consecutiva all’esordio, dopo gli ottimi Us Open di un mese fa: ma se l’eliminazione della scorsa settimana contro un giocatore in ascesa come Dzhumhur a San Pietroburgo ci poteva stare, quella arrivata a Shenzhen contro il numero 495 del mondo, Zhizhen Zhang, tennista al secondo torneo ATP in carriera, è davvero deludente. Per comprendere meglio la portata della sconfitta, basti pensare che Paolo non perdeva contro un giocatore dalla classifica peggiore del 20enne cinese addiritttura dal marzo 2011 (quando Lorenzi in un futures sul cemento venne sconfitto da Luncanu, 520 ATP). Non solo: per trovare un’ulteriore insuccesso contro un giocatore di questa classifica, bisogna poi tornare indietro all’ottobre 2003.

 

Conoscendo la tempra del toscano sarà un passo falso che gli suonerà da sveglia per l’ultima parte della stagione. Non fa meglio di Lorenzi nemmeno Alessandro Giannessi: le prime semifinali ATP della sua carriera, raggiunte a metà luglio a Umago sembravano potessero essere per il 27enne spezzino un trampolino di lancio, invece, vedendo i deludentissimi risultati successivi, quella settimana sembra diventata un ricordo lontanissimo. Dopo la Croazia, sono arrivate sette sconfitte – alcune delle quali con tennisti molto mediocri – e una sola vittoria (contro un tennista non nella top 500).

Tra le donne, con la nostra nuova numero 1 Camila Giorgi che per problemi fisici ha completamente cancellato dalla sua programmazione la trasferta asiatica, l’unica a partecipare al Premier 5 di Wuhan è stata Roberta Vinci, scivolata nuovamente al primo turno, circostanza accaduta, dopo i quarti di San Pietroburgo a fine gennaio, in 12 dei 16 tornei ai quali ha partecipato. Ma più che la sconfitta nel Premier 5 cinese, contro una tennista sempre battuta nei 3 precedenti testa a testa, preoccupa e intristisce l’annuncio tramite social della fine del suo sodalizio con Cinà e con lo staff palermitano. Un pesante indizio che, assieme al logoramento psico-fisico dopo una lunghissima carriera e ai pessimi risultati di questo 2017, sembrano provare la sua volontà di terminare a brevissimo il suo glorioso percorso nel tennis professionistico. In tal caso, non solo agli appassionati italiani, mancherà non poco vedere in campo il sorriso della tarantina e, soprattutto, il suo tennis elegante e variegato, mai monotono.

NEL DETTAGLIO: GLI INCONTRI MASCHILI 

Lorenzi giocava per la prima volta in carriera a Shenzhen, megalopoli cinese di più di 10 milioni di abitanti nel parte sud-orientale della Cina, dove si disputava uno dei quattro tornei cinesi della stagione, un ATP 250 giunto alla quarta edizione e con un albo d’oro importante, vinto in precedenza da Murray e da Berdych per due volte. La classifica del toscano, 38 ATP, gli ha consentito di essere la quarta testa di serie, l’ultima ad avere il privilegio di un bye al primo turno.

Negli ottavi ha esordito contro un avversario sulla carta facilmente alla portata, Zhizhen Zhang, 495 ATP, proveniente dalle qualificazioni. Nel turno precedente il 20enne cinese di Shanghai, aveva eliminato il 33enne brasiliano Rogerio Dutra Silva, 74 ATP, in due facili set, in quella che era la sua prima vittoria contro un top 100 e la seconda a livello ATP (era del resto in assoluto il suo secondo main draw ATP, dopo che sempre a Shenzhen due anni fa battè Go Soeda, allora 118). Ne è uscita fuori una sconfitta amarissima: Paolo, dopo aver portato a casa in 43 minuti il primo set con un unico break guadagnato nel settimo gioco, ha avuto un calo a metà del secondo set, che ha dato una svolta negativa all’incontro: dal 3 pari, vincendo uno solo dei sette successivi giochi, si è trovato un break sotto nel terzo. In questa situazione di punteggio, è stato bravo a rimettersi in gara, ma una volta giunti al tie-break del terzo, sul tre pari, Zhang ha messo una marcia in più vincendo 4-6 6-3 7-6(4) in 2 ore e 28 minuti. L’allievo di coach Galoppini ha così perso per la terza volta consecutiva nel 2017 quando si è trovato a giocarsi la vittoria nel gioco finale dell’ultimo set (aveva perso in analoga situazione di punteggio contro Vesely a Marrakech e da Estrella Burgos a Quito).

Non va meglio ad Alessandro Giannessi, 137 ATP, come Paolo iscrittosi per la prima volta in carriera a Shenzhen: opposto a Jeremy Chardy, 86 ATP (ex 25 quattro anni fa) ha sprecato troppe occasioni contro un giocatore esperto e a suo agio sulla superficie. Il mancino di La Spezia, bravo a controbrekkare il trentenne francese nel settimo gioco del primo set, una volta giunti al tie-break si è issato sul 6-4, prima di farsi rimontare e cedere il set dopo 67 minuti. Anche nel secondo ci sono rimpianti per l’azzurro, che nel sesto gioco non ha convertito tre palle break, cedendo poi nel gioco successivo la battuta, permettendo a Chardy di poter chiudere poco dopo, col punteggio di 7-6(6) 6-4 in 1 ora e 53 minuti di partita, durante la quale Giannessi è stato bravo a portare il transalpino sotto il 50% di punti vinti quando giocava con la sua seconda. Preoccupa molto lo stato di forma di Alessandro: da metà luglio, quando perse lottando la semifinale con Lorenzi a Umago, è incappato in una serie di 7 preoccupanti sconfitte (le più brutte delle quali subite da Pedro Martinez, 298 ATP a Cortina, da Milijan Zekic, 316 ATP a Kitzbuhel e da Artem Smirnov, 493 ATP a Szczecin), intervallate da una sola vittoria, contro un avversario ancora modesto come Julian Ocleppo, 667 ATP.

NEL DETTAGLIO: GLI INCONTRI (O MEGLIO, L’INCONTRO) FEMMINILI

Tra le donne, l’unica azzurra a partecipare al ricchissimo (2.666,000 dollari di montepremi) Premier 5 di Wuhan è stata come detto Roberta Vinci, che in questo torneo (al quale s’iscriveva per la quarta volta su quattro edizioni) nel 2015 fece bene perdendo di poco le semi con Venus, dopo aver eliminato in precedenza Kvitova e Karolina Pliskova. La tarantina, scesa all’82°posto del ranking WTA e per la prima volta dopo quasi due anni in campo senza essere la numero 1 d’Italia, non è uscita dalla sua crisi di risultati quando si è trovata di fronte al primo turno la qualificata Cristina Mc Hale, 79 WTA, sempre sconfitta nei tre precedenti confronti.

Purtroppo non è bastato alla tarantina sapere di avere le chiavi tecniche per sconfiggere la sua avversaria e per uscire dalla grande crisi di risultati che l’ha colpita da febbraio in avanti: in tale lasso temporale, va ricordato, Roberta una sola volta ha raggiunto i quarti, ha vinto appena 5 partite complessive nei 16 tornei giocati ed è stata eliminata al primo turno in sei degli ultimi sette eventi ai quali si è iscritta. A Wuhan (QUI la cronaca dell’incontro) è stata troppo poco incisiva col servizio, ottenendo percentuali di punti vinti inferiori al 50% sia con la prima che con la seconda e soprattutto, poco lucida – sintomo di chi non è in fiducia – nei momenti cruciali dei set, nei quali si è trovata in entrambi sul 4 pari, prima di farsi staccare in maniera dolorosa. In particolar modo nel secondo set, quando l’ex top ten aveva avuto una palla per andare sul 5 pari, prima di consentire alla 25enne tennista del New Jersey di chiudere con un duplice 6-4 in 1 ora e 23 minuti.

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