Il tennis italiano piange Daniela Porzio

È morta ieri a Milano l'ex numero uno d'Italia. È stata la prima istruttrice di Francesca Schiavone

Il tennis italiano piange Daniela Porzio

Si è spenta ieri a Milano Daniela Porzio, all’età di 67 anni. Ex tennista italiana degli anni ’70, è stata numero uno azzurra (best ranking n. 53) e più recentemente è stata la prima allenatrice di Francesca Schiavone. Porzio tra il 1971 e il 1980 ha disputato 29 incontri di Fed Cup per l’Italia, vincendone 15. Due volte campionessa italiana in singolare (1976 e 1977) e tre volte in doppio (1976, 1978 e 1981), ha anche raggiunto la semifinale del Roland Garros in doppio nel 1978, in coppia con la statunitense Paula Smith. In singolare nei tornei dello Slam ha centrato il secondo turno in tutte e quattro le prove.

“Francesca era una bambina di nove anni che voleva imparare a giocare a tennis e fu la Porzio ad insegnare i primi rudimenti dalla futura campionessa del Roland Garros, ad intuirne le potenzialità e a portarla al Tennis Club Milano Alberto Bonacossa” ha riportato sul sito la Federazione Italiana Tennis, ricordando il ruolo basilare che ha avuto Daniela Porzio sulla campionessa milanese. “Lasciami giocare il rovescio ad una mano, è troppo più bello” le intimava già la piccola Schiavone all’alba della sua carriera. La stessa Francesca ha pubblicato su Facebook e Instagram un post dove saluta e ringrazia la sua prima allenatrice.

 

Il ricordo di Ubaldo Scanagatta: Quasi coetaneo di Daniela ricordo di averci giocato in qualche doppio misto a livello giovanile, quando si giocavano ancora, e  di aver partecipato a diversi tornei insieme fino a che lei non è passata in prima categoria. Era una donna frizzante, ricca di personalità, estroversa e molto simpatica, un po’ un maschiaccio – in senso buono – e il suo tennis era un tennis per quei tempi dominati ancora da tennisti alla Pericoli (ma anche la Bassi, la Riedl, la Beltrame, la Lazzarino e a livelli più bassi la Mazzoleni, la Frigerio, la Belladonna, grande regolarità e all’occorrenza tanti pallonetti) certamente abbastanza inconsueto. Daniela aveva un bel servizio senza essere altissima, un gioco brillante, ottime volee. Giocava a lampi di gran tennis, intervallati a volte da qualche black out che le faceva perdere partite già vinte. Ma quando giocava bene era di una spanna sopra a tutte le altre italiane.  Aveva una testa un po’ …matta. Mi aspettavo che diventasse molto più forte e molto prima di quando raggiunse i suoi migliori risultati. A quei tempi essere buone giocatrici non voleva dire guadagnare. A stento chi avesse fatto grande attività avrebbe potuto mantenersi. Per questo motivo Daniela optò per il la professione di insegnante di tennis quando avrebbe potuto togliersi ancora molte soddisfazioni agonistiche. Fosse nata vent’anni più tardi avrebbe avuto tranquillamente di che vivere, lei e famiglia, soltanto partecipando ai tornei.  Oggi la n.53 del mondo, il suo best ranking, ha garantite entrate per  120.000 euro l’anno dai 4 Slam anche perdendo sempre al primo turno.  Più tutti gli altri tornei. Non credo che Daniela abbia mai guadagnato, come tennista agonista, nemmeno la metà di quei soldi. E sono convinto che con il suo tennis, in particolare sul cemento e campi veloci,  si sarebbe tolta grandi soddisfazioni e sarebbe migliorata molto più di quanto non abbia potuto fare giocando sporadicamente e quasi sempre in tornei più vicini sulla terra rossa (che allora ospitava la maggior parte dei tornei) Milanese d.o.c. Daniela Porzio era stata sposata con l’ex tennista napoletano Pietro Marzano, altro grande talento un po’ dissipato che ha disputato cinque incontri di doppio per la nazionale italiana di Coppa Davis, ed è stato mio avversario tante volte (e soprattutto un caro amico). Maurizio Bonaiti ed io, che avevamo vinto i campionati italiani di seconda categoria, perdemmo da Maioli-Marzano nei quarti (o negli ottavi? La memoria vacilla…ritengo i quarti ma potrei sbagliare e poi non è importante) agli Assoluti di Perugia del 1973, un long set  13-11 (o 11-9?) al quarto set.
Tutta la redazione di Ubitennis si stringe attorno alla famiglia, alla figlia Barbara e ai nipoti Lavinia e Lorenzo a cui vanno le più sincere e sentite condoglianze.

 

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