Febbre da paddle: ormai un fenomeno inarrestabile

Sempre più agonisti, sempre più appassionati: ma ancora lontane Spagna e Argentina

Febbre da paddle: ormai un fenomeno inarrestabile
Mancini e Totti giocano a Paddle Tennis - Roma 2014 (foto C. Giuliani)

D’accordo, non è ancora uno sport olimpico, e per ottenere tale riconoscimento la strada è ancora lunga. Ma l’enorme crescita di appassionati del paddle è ormai un dato ineccepibile. Dal primo campo installato a Bologna nel ’91, si è giunti agli oltre 300 odierni, con 3mila agonisti tesserati e oltre 10mila appassionati in tutto il territorio nazionale. Ancora lontanissimi i numeri delle nazioni che da sempre si contendono il titolo mondiale, Argentina e Spagna, che hanno entrambe oltre 30mila campi sul territorio nazionale. In Argentina sono addirittura 4,5 milioni i praticanti, ed è in entrambi gli Stati il terzo sport più praticato. Ma in Italia alcuni avvenimenti hanno aiutato la diffusione di questo splendido sport, come l’aver ospitato gli europei a Milano Marittima e Bologna nel ’95 e nel 2005.

Altro aspetto a favore del paddle, i costi relativamente bassi di installazione di un campo, che variano dai 14mila ai 18mila euro, nonché la necessità di appena 200 mq per realizzarlo, che permette ai centri sportivi di convertire un campo da tennis in 3 campi da paddle. Uno sport divertente, molto “social”, in cui si gioca in 4, con lo stesso punteggio del tennis, e che alcuni hanno descritto come un incrocio vincente di tennis, squash e racquetball, e che ha nell’uso della parete di fondo per il rimbalzo una delle caratteristiche più divertenti.

 

Inventato nel 1898 dall’americano Frank Beal, è uno sport dunque più antico di quanto si creda, ma che in Italia solo ora sta vivendo una diffusione enorme e meritata.

Antonio Petrucci

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