Tennis in Tour: Shanghai, caccia ai punti nella Perla D’Oriente

Il circuito approda a Shanghai, per il penultimo Master 1000 del 2017. Fra grattacieli iconici e antiche tradizioni, sale la febbre per il Fedal decisivo per il vertice della classifica

Tennis in Tour: Shanghai, caccia ai punti nella Perla D’Oriente

Da Montecarlo a Roma, da Barcellona a Kitzbuhel e Montreal. Passando per Wimbledon

Di terminal in terminal, la vita del viaggiatore è fatta di cicli. Se in questo periodo c’è chi segue le rotte del foliage, il nostro suiveur si fa tentare dalla via della sete. Quella di punti ATP, di riscatto per una stagione al di sotto delle attese. O quella di chi punta al bersaglio grosso, come l’ambìto numero uno di fine stagione. L’abbeveratoio del circuito è quello swing asiatico che i più, tennisti, addetti ai lavori e appassionati, affrontano con la consapevolezza che la benzina comincia a scarseggiare. Ma tutto sommato la passionaccia dell’aficionado cerca solo una scusa che lo spinga a rimettere mano alla sua carta mille miglia. “Ce l’ho, ce l’ho. Mi manca, ma ce l’avrò”, lo immaginiamo borbottare alla ciurma mentre decide la meta della prossima gita sulla base dei magneti in bella mostra sul frigorifero, souvenir accumulati in anni di onorato voyeurismo dagli spalti. “Eh, ma Shanghai?”, sibila beffardo il solito provocatore, ogni gruppo ne ha uno, che non mancherà di fargli notare che nell’angolino dedicato all’Asia c’è un buco. Si nota appena, ma c’è.  Secondo voi, quanto ci metterà il capospedizione a chiamare a raccolta i suoi, promettendogli un Fedal da meditazione, annata 2007?

 

E cosa dire alla frangia degli scettici che sottolineano come la coda d’anno riservi ben poche emozioni, se fra queste non si fanno rientrare i tanti ritiri dell’ultim’ora? Beh, allora l’aficionado giocherà la carta della megalopoli lontana. E parlerà dei 20 milioni (abbondanti) di abitanti (per dare un’idea, la popolazione di un’improbabile confederazione Austria-Svizzera non basterebbe a popolarla) sparsi per una conurbazione immensa, dove neoclassico e art déco affiancano torri avanguardiste che farebbero spalla a spalla con i Colli Euganei. Senza tener conto del fatto che, scesi dalle nuvole, i viandanti si appassioneranno alla gara di vertice. Sarà Federer a recuperare il gap o Nadal a staccarlo (quasi) definitivamente? Visto dalla Parigi d’Oriente, non conta poi tanto. L’importante è essere lì, a bordo campo.

Una città dalle mille facce, tra futurismo e tradizione

Che Shanghai sia dinamica, multiforme, proiettata verso il futuro e naturalmente votata al commercio è cosa nota. Ma il porto più importante della Cina è, al tempo stesso, capace di sorprendere persino il visitatore avvezzo agli standard estetici delle metropoli più eleganti. Probabilmente, per cominciare la nostra visita non c’è luogo migliore del Bund, scenografica banchina lungo il fiume Huangpu che racconta l’architettura del XX secolo, dove possiamo spaziare dal liberty allo stile coloniale, passando per quello neoclassico. Passeggiando magari di buon’ora, quando la città non si è ancora fatta prendere dalla frenesia.

Volendo aggiungere sapore a questa già attraente pietanza, basterà guardare verso l’altra sponda del fiume. Dove, concentrati in pochi ettari nel distretto finanziario di Lujiazui, si innalzano i pinnacoli del rampantismo economico, uno degli skyline simbolo delle Tigri Asiatiche. Fra i grattacieli più rappresentativi, l’Orient Pearl Tower, torre televisiva composta da cinque sfere di diametro diverso. Ma anche la sinuosa e futuristica Shanghai Tower, l’edificio più vicino al cielo di tutta la Cina (e il secondo al mondo). E il World Financial Center, così simile a un cavatappi per via del caratteristico foro sommitale. Se le lunghe code lo consentiranno, la ciurma vorrà salire ai piani alti verso il crepuscolo. Per poi, una volta discesa, fotografare nel cuore della notte questi meravigliosi fasci di luce sparati verso le stelle.

Se futurismo e architetture acquisite dall’Occidente non appagheranno la truppa, giustamente alla ricerca di cifre stilistiche più legate alla tradizione cinese, sarà opportuno puntare alla Città Vecchia. Casette basse in mattoni grigi che si affacciano su stretti vicoli, ognuno dei quali accessibile da un arco in pietra, lo shikumen. Il suiveur potrà completare l’opera dedicando gli ultimi scampoli di vacanza all’arteria dello shopping, Nanjing Road. Se poi vorrà avere qualcos’altro da raccontare ai nipoti, rigorosamente dopo aver mimato il classico banana shot di Rafa o il rovescio 2.0 di Roger, perché non salire sul Maglev, siluro su rotaia capace di toccare i 430 km/h?

Link utili

Sito ufficiale del turismo di Shanghai
Come arrivare e come muoversi
Dove alloggiare
Biglietteria ufficiale

Il torneo

L’unico fiore che respinge l’acqua è fatto di otto petali. Quelli che compongono il tetto retrattile del centrale della Qizhong Forest Sports City Arena. Una venue spettacolare, che offre la possibilità  di giocare indoor o outdoor a seconda delle condizioni atmosferiche. La struttura, d’altronde, era nata allo scopo di ospitare l’élite del tennis mondiale. Letteralmente, dato che è stata teatro dell’allora Tennis Masters Cup, dal 2005 al 2008. Ribattezzata ATP Finals da quando, l’anno seguente, si è trasferita alla O2 Arena di Londra.

Dal 2009, l’impianto è sede dello Shanghai Rolex Master, uno dei nove 1000 del circuito maggiore. Davydenko fa sua la prima edizione, in finale su Nadal. Dopodiché, la via per la vittoria diventa una superstrada a tre corsie, quante i Fab che vincono tutte le edizioni. Triplette per Murray (2010-11 e 2016) e Djokovic (2012-13 e 2015). L’unico trofeo lasciato dai due amici-rivali finisce nella bacheca di Federer (2014). Manca ancora all’appello il quarto elemento, Nadal, che quest’anno arriva in grande forma all’evento, sospinto dalla vittoria a Pechino la settimana scorsa, molto convincente se si esclude il match con Pouille. La brigata dei Next Gen si presentava piuttosto consistente ai nastri di partenza, ma ha già perso un paio di pezzi pregiati (Rublev e Shapovalov)E poi c’è la fibrillazione da pallottoliere tipica del finale di stagione. Una mezza dozzina abbondante di competitori, divisi tra chi vuole la certezza matematica di qualificarsi per Londra e chi spera di rimescolare le carte con un colpo di coda inatteso. Chi la spunterà fra Thiem, Cilic, Dimitrov, Goffin, Carreño Busta e Kyrgios. Dimentichiamo qualcuno? Possibile, probabile. Per fortuna il magnete è al sicuro nel bagaglio a mano.

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