L’Ata Battisti torna in Serie A1: obiettivo salvezza e giovani

Con l'avvio della Serie A1, intervista a Renzo Monegaglia, presidente del club Ata Battisti di Trento. Alla 12esima presenza in A1, l'obiettivo è mantenere la categoria e togliersi qualche soddisfazione. Il focus sui giovani

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Il 1976 è un anno fondamentale per il tennis italiano. Adriano Panatta vince a Parigi il primo Slam azzurro dell’era Open, e la squadra di Davis trionfa a Santiago del Cile nella più antica manifestazione a squadre. Proprio in quest’anno “di grazia” per il tennis azzurro, nel cuore del Trentino, inizia la storia tennistica dell’Ata Battisti. Da una discarica di inerti sita a Trento Sud, la famosa zona dei “laghetti”, un consorzio di bonifica iniziò a costruire 6 campi da tennis in sintetico, senza servizi, dati in affitto alla polisportiva Ata Battisti. Un nucleo embrionale che costituì l’ingresso della polisportiva nel mondo delle racchette. La grande passione per il tennis ha spinto negli anni i soci a migliorare strutture ed impianti, con un impegno personale ed autofinanziamenti, tanto da arrivare all’inaugurazione del primo palazzetto coperto in Trentino. Da allora il club Ata Battisti ne ha fatta di strada… E’ diventato punto di riferimento per il tennis regionale ma anche nazionale, soprattutto grazie all’ottimo lavoro con la scuola tennis. I giovani dell’ATA Battisti formano ben 19 squadre iscritte ai vari campionati, portando ogni anno grandi risultati e titoli, individuali e di squadra.

Dopo un anno di “purgatorio” in A2, l’Ata Battisti torna quest’anno in A1, in un girone “tosto”, composto da TC Crema, TC Prato e Parioli di Roma. Abbiamo intervistato il Presidente del club di Trento, sig. Renzo Monegaglia, che con grande passione ci ha raccontato le aspettative per il campionato ed anche il momento del tennis nella sua area.

Renzo Monegaglia – Ata Battisti

Presidente Monegaglia, quest’anno il suo club Ata Battisti torna in serie A1 dopo la stagione passata in A2, quanta soddisfazione e che obiettivi per il campionato 2017?
La soddisfazione è grande, ci fu delusione per la retrocessione, dopo 9 anni in A1. Abbiamo avuto anche dei problemi, perché uno dei nostri migliori giocatori si era infortunato. L’anno scorso invece abbiamo disputato un grande campionato in A2 e siamo risaliti subito nella massima categoria con la finale vinta contro il Vomero. Quest’anno, guardando i vari gironi e le relative squadre, l’obiettivo  più realistico è salvarsi, perché col nuovo regolamento del settore giovanile la nostra squadra è forse un po’ “acerba”, con ragazzi di buona prospettiva ma che vanno dai 17 ai 14 anni. Un settore giovanile davvero “giovane”, forse troppo per grandi ambizioni nel prossimo campionato.

Visto che accennava al nuovo regolamento, che ne pensa?
Credo sia una contraddizione, perché se effettivamente si punta sul settore giovanile, allora sarebbe necessario un taglio tipo a 23 anni, non a 30. Sennò vuol dire che scende in campo gente che ha 29 anni e non ha senso considerarlo “settore giovanile”. Inoltre, eliminando il discorso del Più 8,  quest’anno i club con un budget importante hanno possibilità di ingaggiare altri due forti giocatori e metterli subito in campo. I gironi sono forti, ed il nostro in particolare ha due squadre (Parioli e TC Prato) probabilmente fuori portata. Ce la giocheremo col Crema per il 3° o 4° posto, quindi per i playout.

Cosa invece le piace della competizione? La preparazione, l’attesa, il giorno degli incontri, le trasferte…
Sicuramente i match offrono un grande spettacolo, c’è un bel livello di gioco. Per noi Ata Battisti, che siamo una vecchia polisportiva – oggi attivi su tennis e pallavolo – è un volano molto importate. Quando giochiamo in casa riempiamo il palazzetto con tutti i giovani della scuola tennis, ma arrivano anche tanti appassionati dalle città limitrofe, ed assistono ad un bello spettacolo, oltretutto gratuito. Vedere tennis di ottimo livello, tra  ragazzi del posto, italiani e stranieri, è la promozione migliore che si possa avere. La Federazione potrebbe fare qualcosina in più per questi club che si impegnano moltissimo… L’entusiasmo quando si gioca è sempre a mille, però c’è sempre da fare i conti col  bilancio, ed i costi sono importanti. Noi come scuola siamo tra le migliori in Italia, anche l’anno scorso siamo arrivati primi in varie categorie, ma dobbiamo spalmare tutto con le nostre risorse, che non sono enormi. Purtroppo a livello locale abbiamo due squadre fortissime in serie A di basket e pallavolo, che di fatto fagocitano tutte le risorse dei vari sponsor.

Quindi portare avanti anno dopo anno la squadra di serie A al massimo livello è un piccolo sacrificio per il vostro club.
Sì, certamente, tanto che si finisce per finanziare qualcosina  anche a livello personale, è la passione che ti porta a fare anche questo. Va detto che l’Ata Battisti è impegnata in tutte le categorie dei settori giovanili, e grande attenzione la diamo soprattutto alla attività e crescita dei nostri giovani, perché la nostra “mission” è proprio focalizzata sui ragazzi.

Infatti a livello nazionale siete tra i club più attivi in questo ambito e con risultati molto importanti, come ad esempio l’altra settimana con le vittorie nel tour Babolat dei due fratelli Bernardi, del vostro vivaio.
Infatti in queste settimane siamo impegnati su più fronti, tra le finali under 14 maschili a Roma valide per lo scudetto di categoria, ed a Torino con il Master di macro area dobbiamo abbiamo 5 nostri ragazzi, e nell’area nord-est i primi due sono del nostro club. È un’enorme soddisfazione.

Ed è anche il segno che il vostro lavoro sulla base funziona.
Sì, abbiamo uno staff di qualità, come testimoniano i risultati, ben sei titoli negli ultimi due anni come squadre ed altri cinque a livello individuale. In Trentino siamo il circolo di riferimento, questo grazie all’ottimo lavoro di tutto lo staff, svolto con grande impegno e serietà negli anni.

Come vede il movimento giovanile nella vostra area?
Siamo piccoli come numeri a livello assoluto nazionale, però l’attività è notevole ed il movimento tennistico sta crescendo. Qua da noi calcio, basket e volley sono molto radicati, quindi abbiamo una forte concorrenza, ma in generale stiamo andando bene. Arrivano ricambi dai più giovani, anno dopo anno, e questo ci permette una continuità, che è l’aspetto più importante.

Tornando alla Serie A1, quest’anno come è composta la vostra squadra?
Rispetto alla scorsa stagione abbiamo fatto alcuni innesti. Il n.1 è il tedesco Tobias Kamke, poi Riccardo Bellotti, Laurynas Grigelis, ed abbiamo anche Pere Riba, buon giocatore iberico che però è ancora infortunato ed al momento non è affatto sicuro che possa giocare, ne sapremo qualcosa a brevissimo. Purtroppo rischia un’operazione quindi è in forte dubbio. Oltre a questi abbiamo un gruppo di ragazzi del settore giovanile, quattro in totale: Ferrarolli, Zampoli, D’Agostino, il nostro maestro Marlon Sterni e Marco Brugherotto, giovane di Varese. Siamo in 10, buona squadra, dobbiamo adesso giocarcela. Il nostro “punto debole” sono i due ragazzi del settore giovanile. Abbiamo nel nostro club anche Cestarollo, un ottimo ragazzo che per sfortuna nostra (e fortuna sua!) adesso è negli Stati Uniti, dove studia ingegneria e gioca a tennis nel suo campus, e non sappiamo se potrà venire a fare qualche partita. Nella sua università vigono dei regolamenti piuttosto rigidi, in certi momenti può viaggiare, in altri no. Oltre a fare i campionati americani giocherebbe ancora per l’Ata Battisti, ma non sempre lo lasciano partire.

Quali sono i ricordi più belli che la legano al suo club?
Ce ne sono molti, a partire dagli impianti che abbiamo costruito con anni di sacrifici, per poi poter iniziare nel 1983 con la scuola, la costruzione del palazzetto… e poi pian pianino, partendo dalla serie C abbiamo scalato tutte le categorie fino alla serie A1. Quella è stata veramente una grande festa, per tutto il nostro club. Non ricordo esattamente l’anno della promozione, ma c’era una formula molto particolare: otto squadre, un unico girone e… giocammo sempre fuori casa! L’ultima partita fu a Bassano, ben cinque match di singolare e due doppi. Eravamo sotto 3-0, e pure il quarto singolare sembra ormai compromesso… quando all’improvviso il match girò e con una rimonta clamorosa vincemmo la sfida 4-3. Fu una soddisfazione enorme, probabilmente la più grande, sia per il risultato finale che come l’abbiamo ottenuta. Con Bassano poi abbiamo vissuto delle grande battaglie sportive, sempre con un ottimo rapporto di fondo tra i due club, i dirigenti ed i maestri.

Può descriverci la struttura del suo circolo, quanti sono i vostri soci e quanto costa la quota annuale?
Il Circolo ha complessivamente 12 campi: 5 in play/it e 7 in terra, di cui 4 coperti permanentemente (2 in play/it e 2 in terra) ed altri 3 in play/it coperti nel periodo invernale. Il palazzetto, dove giochiamo la serie A1, è stato costruito nel 1983 ed è all’interno del circolo. Durante la manifestazione può contenere circa 300 persone. I soci sono circa 220, poiché per un accordo con il Comune dobbiamo far giocare anche i non soci. La quota base annuale è di euro 200, con differenze in diminuzione per gli under 18 –14 e per gli over 65.

Un’ultima curiosità: come sono i rapporti con gli altri club che affrontate nel campionato? Rivalità ma anche collaborazione, amicizia…
Con tutti questi anni di attività ormai ci conosciamo bene con gli altri circoli, ed i rapporti sono buoni. Per esempio abbiamo fatto l’anno scorso le finali col Vomero, siamo stati a Napoli a giocare e sono rimasto molto contento delle persone che abbiamo conosciuto. Tutti super corretti, ospitali, molto sportivi, siamo tornati a casa con un grande ricordo ed una splendida esperienza. Rivalità sportiva, perché alla fine è una competizione e si gioca per vincere col massimo impegno,ma all’interno di un ambiente eccellente.

Marco Mazzoni

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