Federer: “Il tennis non finirà con i Fab Four”

Lo svizzero, dopo la vittoria contro Dolgopolov, parla del futuro del tennis e del rapporto tra pressione mediatica e crescita individuale

Federer: “Il tennis non finirà con i Fab Four”

Roger Federer si è reso protagonista di un’interessante conferenza stampa al termine del suo ottavo di finale contro Alexandr Dolgopolov. Oltre alle domande di rito sul match e sul suo rapporto con la città di Shanghai, il diciannove volte campione Slam ha affrontato un paio di questioni importanti, senza perdere il proprio aplomb, ma non risparmiando qualche frecciatina.

Posto davanti ad una domanda sul tennis post Fab Four, Roger ha affermato di non sentirsi preoccupato. “Ovviamente ci sarà un po’ di vuoto quando ci saremo ritirati Rafa, Nole, io o qualunque altro giocatore che sia stato sul tour per 15/20 anni. La ruota però continuerà a girare. Ci saranno altri giocatori, altre leggende, altri Hall of Famers“. La consapevolezza è quella di chi sa che il tennis è più grande del tennista e che il gioco saprà sopravvivere alla fine di quest’epoca d’oro. “Andrà tutto bene, finché rispetteremo l’eredità di coloro che ci hanno preceduto e che hanno lastricato la strada. Se riusciremo a fare questo con classe, poiché penso che il nostro sport sia di gran classe e vorrei che rimanesse così, tutto andrà per il meglio. Certo potrà essere un po’ diverso, soprattutto all’inizio, ma non peggiore“.

 

Altro punto saliente della conferenza stampa, è stata la domanda su Wu Yibing, campione agli US Open junior e astro nascente del tennis mondiale. A Federer è stato chiesto se riesce ad immaginare a quale pressione mediatica possa essere sottoposto il ragazzo, soprattutto alla luce del fatto che si trova in un paese che per anni ha ricercato un protagonista in campo maschile. “Probabilmente no, ma io vengo da un paese più rilassato da questo punto di vista. Non ho idea di come sia la stampa qui, se permette agli atleti di lavorare o se li trasforma in stelle troppo rapidamente, come capita in certi paesi. In Francia, ad esempio, innalzano troppo presto i propri giocatori, che si sentono un po’ “viziati” o comunque si adagiano sugli allori e non portano a termine la propria crescita“.

La conclusione però è ottimista e ribadisce un certo primato dell’individuo e del suo talento sulla pressione della massa. “Anche Murray ha avuto un sacco di pressione addosso, se ci pensate, ed è riuscita a cavarsela in maniera non troppo difficile. Se sei abbastanza bravo, trovi il modo di uscirne“.

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