Federer-Nadal al capitolo 38. A Shanghai la finale più attesa (Scanagatta). Federer contro Nadal, la sfida infinita (Crivelli). Si rivedono gli immortali (Semeraro)

Federer-Nadal al capitolo 38. A Shanghai la finale più attesa (Scanagatta). Federer contro Nadal, la sfida infinita (Crivelli). Si rivedono gli immortali (Semeraro)

Federer-Nadal al capitolo 38. A Shanghai la finale più attesa (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

 

Il match sognato all’Us Open — eluso da del Potro che eliminò Federer nei quarti — si potrà gustare alle 10.30 (diretta tv Sky 2). A Shanghai andrà in onda il capitolo numero 38 della più grande rivalità del secolo, fra i primi due tennisti del mondo, Rafa Nadal vs Roger Federer. C’erano ieri in semifinale quattro vincitori di Slam, inedito per il 2017. Nadal (16 Slam vinti) ha regolato il croato Cilic (1: US Open 2015) con un 7-5, 7-6 (3) convincente salvo che per un piccolo black-out nel secondo set quando ha restituito un break di vantaggio. Ma ha comunque colto la sedicesima vittoria di fila. Federer (19 Slam) ha fatto altrettanto, 3-6, 6-3, 6-3, e rivincita presa con del Potro (1: Us Open 2009). Per Federer è la quarta finale in 4 Masters 1000 in questa stagione. Ogni set è stato deciso da un solo break. Match nervoso. I due non si amano. Roger ha scagliato al cielo anche un paio di palle: una rarità. Del Potro, dopo aver subito un richiamo, ha chiesto all’arbitro perché non avesse ammonito anche Federer. Il favorito oggi? Il 2017 (e il cemento veloce) dice Federer, vincitore in 3 duelli su tre (Melbourne, Indian Wells, Miami), anche se nella finale dell’Australian Open, Nadal era avanti 3-1 nel quinto e fu sfortunato (un net) sulla palla del 4-2. Ma il bilancio complessivo vede Nadal avanti: 24 a 13.

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Federer contro Nadal, la sfida infinita (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Semplice. Quasi banale. E tutto sommato bruttina. Ma “Fedal” sarà una delle parole che segneranno questo secolo, non solo nello sport. Federer contro Nadal, quando una rivalità diventa un fenomeno di costume. Avanti con il 38° episodio, stavolta sul cemento di Shanghai, alle dieci e mezza del mattino di questa domenica italiana (diretta Sky), un’altra pagina di una stagione, e due carriere, ormai senza più aggettivi per grandezza, longevità, risultati e talento. Quando i titani si apprestano a un’altra battaglia, anche i numeri sono leggendari: Roger giocherà la 143^ finale, la sesta dell’anno, la quarta del 2017 in un Masters 1000 (su quattro giocati…), inseguendo il trionfo numero 94. Rafa invece è alla finale n. 111 (decima stagionale): vincendo a Shanghai, uno dei tre Masters 1000 che ancora gli manca, salirebbe a 31 nei successi di categoria, staccando di nuovo Djokovic che gli è appaiato. Il solito, affascinante, fantastico appuntamento con la storia e il mito, unito al sale di una sorta di resa dei conti in un’annata in cui i due fenomeni hanno riportato indietro il tempo. Nadal è davanti 14-9 nelle finali vinte, ma Federer si è imposto negli ultimi quattro confronti diretti (tre quest’anno). Soprattutto, si ritrovano di nuovo di fronte dopo sei mesi, con l’inerzia e le convinzioni tecniche sempre pronte a cambiare: i primi tre mesi sono stati marchiati dal Divino, la terra ha riportato in paradiso il maiorchino, l’erba è stata svizzera e il cemento, a sorpresa ma non troppo, si è consegnato a Rafa, praticamente intoccabile dagli Us Open. Ecco perché un altro cemento, quello cinese, darà risposte all’alternanza, con una certezza: se lo spagnolo vince oggi, mette sostanzialmente in ghiaccio il numero uno di fine anno, perché avrebbe 2760 punti di vantaggio con soli 3000 ancora in palio tra Basilea, Bercy e il Masters di Londra. In Asia si sono affrontati l’ultima volta dieci anni fa, proprio a Shanghai, semifinale delle Finals: ancora una volta, i nemici amatissimi hanno scherzato con gli anni che passano. Contro Cilic, Nadal mette insieme la 16^ vittoria di fila da New York e anche se perde il servizio dopo 32 game di battuta, è chirurgico nelle fasi che scottano: «In questa fase della stagione, e contro giocatori così forti, devi sempre tenere alto il livello: è stata una grande partita». Federer invece si prende la rivincita degli Us Open contro Del Potro, cui la notte ha portato consiglio e soprattutto ha sanato il polso sinistro ferito. Primo set di grandi botte, specialmente con il dritto, che premiano l’argentino, poi Roger abbandona qualche nervosismo di troppo e torna a rifugiarsi nel rovescio slice, che gli consente di variare il ritmo, disinnescare le bordate della torre di Tandil e coprire meglio il suo lato destro, fino al break del sesto game del secondo set che spacca il match. Lo riconosce anche il Divino, che dopo il primo parziale non concederà più palle break, mentre Delpo finirà per prendersela con il pubblico troppo rumoroso: «Quel game è stato la chiave, adesso sarà divertente ritrovare Nadal, anche se ho un record negativo. Ma quando lo affronto, non penso ai precedenti, piuttosto al fatto che ogni volta mi costringe a essere un giocatore migliore». La loro storia. Una storia infinita.

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Si rivedono gli immortali (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

E’ ufficiale: il tennis ha la febbre a 38. Ovvero il numero degli scontri a cui salirà oggi, con la finale del Masters 1000 di Shanghai, il duello fra Roger Federer e Rafa Nadal, i dominatori assoluti della stagione che in semifinale ieri si sono liberati rispettivamente di Juan Martin Del Potro e di Marin Cilic. Per ora nel 2017 Rafa e Roger si sono incontrati tre volte e ha sempre vinto lo svizzero: in finale agli Australian Open, negli ottavi a Indian Wells, ancora in finale a Miami ormai oltre sei mesi fa. Roger contro l’arcirivale non perde dagli Australian Open dei 2014, cioè da quasi quattro anni e da quattro match, ma nel conto totale è sotto 23-14, e curiosamente Nadal ha anche vinto 14 delle 23 finali che i due si sono trovati a dividere nella loro ormai sterminata carriera. «Metà delle volte che ci siamo trovati di fronte è stato in finale», sottolinea il Genio. «E quelli sono i match che contano. Mi piace giocare contro Rafa, anche se gli scontri diretti non sono a mio favore, perché è uno degli avversari che hanno fatto di me un tennista migliore. Non ho intenzione di dirgli grazie per questo, ma mi ha costretto a rivedere il mio gioco». Ieri di fronte al Cannibale di Manacor ha provato a fare qualcosa Marin Cilic. Il n.5 del mondo ha provato a sfondare lo spagnolo con il diritto, commettendo anche 40 errori gratuiti nel tentativo, ma si è visto tornare indietro quasi tutto. E nei momenti cruciali di entrambi i set (7-6, 7-5) ha dovuto inchinarsi alla maestria dell’avversario. «Ho tirato colpi, anche con il servizio, che sarebbero stati vincenti o ace contro chiunque altro – ha ammesso sconsolato il croato – Ma lui riesce sempre a fartene giocare uno in più». Per Nadal è la decima finale della stagione (6 titoli), la 111a in carriera e la seconda a Shanghai, uno dei tre Masters 1000 che non ha mai domato (gli altri sono Miami e Bercy). Dovesse farcela oggi farebbe suo anche il record di centri nei Masters 1000, staccando Novak Djokovic con cui ora lo condivide a quota 30. Per avere la certezza di chiudere la stagione da n.1 del mondo però dovrà aspettare ancora, visto che già arrivando in finale Federer, che ha un distacco virtuale di 2360 punti, si è garantito una chance aritmetica di strapparglielo da qui al Masters di Londra. Contro Cilic, Nadal, in serie positiva da 16 match, ha perso per la prima volta (anzi due) il servizio durante il torneo, facendosi anche annullare un matchpoint sul 5-4 del secondo set prima di concedere il break che poteva riaprire la partita E, da perfezionista, si è punito frustandosi due volte la gamba con la racchetta: «E’ vero, ero arrabbiato. Ho sbagliato un po’ troppo con la seconda di servizio ma per il resto sono soddisfatto: il livello è stato alto, anche Marin ha giocato benissimo. Come fermare Federer? Be’ ho il mio gioco. Non credo che mi metterò a fare serve & volley…». Ancora più tesa è stata la seconda semifinale, che lo svizzero ha strappato in rimonta in tre set (3-6 6-3 6-3) con la complicità di Del Potro. L’argentino venerdì era caduto sul polso facendo temere il peggio, in partita però non ne ha risentito. Vinto con autorità il primo set, e sotto 3-2 nel secondo, si è però fatto innervosire dal tifo del pubblico, finendo per perdere alla quinta palla-break un game durato più di 14 minuti. Da lì in poi ha smarrito anche il servizio, e Federer gli è scappato via. «Nel tennis basta distrarsi un secondo e cambia tutto», ha spiegato Roger. Oggi la 38^ puntata di una rivalità da leggenda può dargli il sesto titolo dell’anno e il 94° totale, con cui pareggerebbe al secondo posto Ivan Lendl, dietro solo ai 109 di Jimmy Connors.

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