La sfida infinita. II nuovo Federer batte ancora Nadal (Crivelli), Federer implacabile (Semeraro), Roger, guerriero imbattibile (Scanagatta), Federer trionfa anche in Cina: Nadal ko, arriva il settimo titolo (Mancuso), la lunga rincorsa di Masha è finita (Retico)

La sfida infinita. II nuovo Federer batte ancora Nadal (Crivelli), Federer implacabile (Semeraro), Roger, guerriero imbattibile (Scanagatta), Federer trionfa anche in Cina: Nadal ko, arriva il settimo titolo (Mancuso), la lunga rincorsa di Masha è finita (Retico)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

La sfida infinita. II nuovo Federer batte ancora Nadal

 

Riccardo Crivelli, la gazzetta dello sport del 16.10.2017

 

Quarto successo stagionale nei confronti diretti, ma Rafa è vicino al numero uno di fine anno: gli eterni rivali continuano a dominare il circuito Riccardo Crivelli I1 mondo è cambiato laggiù, agli antipodi, a un passo dall’apoteosi di Nadal, da quel 3-1 sopra nel quinto set della finale degli Australian Open, con Rafa veramente prossimo a un clamoroso ritorno vincente nello Slam per lui più complicato. Lì, spalle al muro e con l’arcirivale amatissimo pronto a sbranarlo una volta di più, Federer s’è d’improvviso liberato dei fantasmi del passato e ha liberato braccio e talento, rovesciando l’inerzia della più grande e meravigliosa rivalità della storia dello sport. Non solo il Divino ha finito per annettersi la partita infilando cinque game consecutivi, ma da quella notte di Melbourne ha impresso un terrificante marchio tecnico sulle sfide successive contro il satanasso mancino di Maiorca: 36 game a 19 e altre tre vittorie. Dopo Indian Wells e Miami, l’ultima lezione è ancora sul cemento, stavolta cinese, a Shanghai, un’ora e 12 minuti all’università, sicuramente sorprendente per la larghezza del dominio. Rafa, reduce da 16 match senza macchia, non trova scuse per quel ginocchio destro avvolto dalle bende («Non era precauzione, ne riparleremo, ma non voglio che si dica che ho perso per problemi fisici») e anzi si complimenta con sincerità: «E’ stato più veloce di me, ha servito meglio e ha risposto meglio». Quale verità: Roger non solo non concede palle break, ma sulla sua battuta non consente mai al rivale di arrivare a 40. Paradossalmente, i cambiamenti tecnici sui quali hanno lavorato durante i lunghi stop, dimostrando perché rimangono leggende inimitabili, si sono rivelati nettamente più funzionali a Roger, nei loro incroci: l’aggressione con il rovescio fin dalla risposta, il costante avanzamento per accordare gli scambi hanno finito per togliere i consueti tempi di gioco a Nadal, a sua volta meno propenso a usare il top spin esasperato con il dritto preferendo colpirlo piatto per essere più propositivo, una soluzione su cui lo svizzero però può anticipare le esecuzioni. áERIPRE LORO Dettagli importanti, certo, ma la realtà è in ogni caso lampante: Federer e Nadal sono stati capaci di passare oltre la paura del futuro per tornare a dominare il presente. Si sono divisi equamente i quattro Slam, hanno vinto cinque Masters 1000 su otto e si stanno giocando il numero uno di fine anno. Rafa ha 1960 punti di vantaggio ed entrambi sono iscritti a Basilea (500 punti) tra una settimana e poi a Bercy (1000 punti), prima delle Finals (1500). Londra a parte, potrebbero però saltare gli altri due, come ha confermato pure lo svizzero: «Io decido a metà settimana, a questo punto il Masters di fine anno diventa prioritario molto più del numero uno, e Rafa è molto più vicino al traguardo di me. In fondo, quando ho ricominciato a gennaio dopo l’infortunio, non mi aspettavo un’annata del genere, avevo altri obiettivi in testa e certamente non c’era il primato in classifica». Ancora una volta, il Divino ricorda da dove sono partiti e dove sono arrivati, di nuovo, forti e solidi come l’acciaio: «Un armo fa inauguravamo l’Accademia Nadal con tanti dubbi sulle nostre carriere, e poi è capitato che nel 2017 in pratica ci siamo affrontati solo in finale (ottavi a Indian Wells l’unica eccezione, ndr). Spero sarà così ancora per un po’, tra noi c’è grande rispetto anche se ormai ci resta poco tempo sul tour». Fermate anche quello. Voi potete.

 

Federer implacabile

 

Stefano Semeraro, il corriere dello sport del 16.10.2017

 

Fossimo nel calcio sarebbe goleada: Federer batte Nadal 4-0. L’unico vistoso squilibrio in un anno che i due si sono spartiti quasi fraternamente – sei tornei di cui due Grand Slam a testa -, il rovesciarsi della regola che qualche anno fa voleva Federer numero 1 ma quasi sempre frastornato da Nadal negli scontri diretti. Adesso vale il contrario: Rafa è in cima al ranking, ma Roger da quasi quattro anni lo batte sempre, anche se il conto totale per ora rimane saldamente ancorato al largo delle Baleari (23-15), Cinque volte filate dopo l’ultimo urrah del Cannibale agli Australian Open 2014, quattro su quattro (di cui tre in finale) in questo 2017 quasi surreale per entrambi. Dopo quello degli Australian Open e quello di Miami, intervallato dal successo in ottavi a Indian Wells, il Genio ieri infatti si è preso anche il big match del Masters 1000 di Shanghai, 6-4 6-3 in 1h11′ di tennis rasente la perfezione per Federer, frustrante per Nadal. E’ il secondo trionfo in riva all’HuangPu per lo svizzero, il 27 in un Masters 1000, il 94 da professionista: lo stesso numero di Lendl, meglio di loro nell’era Open ha fatto solo firnmy Connors con 109 titoli (ma un po’ gonfiati da tornei che oggi non conterebbero). La superficie velocissima del Qi Zong Stadium, per giunta con il tetto chiuso causa nubifragio, lo favoriva nettamente, è vero; Federer stavolta però non ha concesso niente o quasi. Implacabile al servizio (ha sfiorato anche un “perfect-game” con 3 ace e un servizio vincente appena scheggiato, 50 secondi di gioco in totale) e corsaro in risposta, è entrato a mille all’ora nel match strappando subito il servizio a Nadal e non si è più fermato. Fulminando il dirittone, rubando costantemente il tempo e il controllo dello scambio al rivale. AMICI. Nadal ha avuto una briciola di chance sul 2-1 del secondo set – 30 pari servizio Federer – ma se l’è divorata, facendosi poi breccare nel game successivo. «Cosa è successo? Che lui ha giocato meglio di me», ha spiegato con la solita schiettezza Nadal. « Io forse avrei fatto fare di più, ma è stato troppo bravo». Si ferma così a 16 la striscia vincente dell’ex Niño, che durava dagli US Open. Ieri è sceso in campo con una fasciatura sotto il ginocchio sinistro: «Non era solo una precauzione, ma non ne voglio parlare adesso – ha spiegato – deciderò nei prossimi giorni se giocare a Basilea e a Parigi Bercy, ma sia chiaro che none una scusa, non ho perso per questo». Per Federer resta in piedi, anche se ridotto a una speranza statistica visti i 1960 punti di distacco, il progetto di strappargli il numero 1 a fine anno. Ci proverà nel torneo di rasa, a Basilea, forse a Bercy, sicuramente al Masters di Londra. «Con Rafa, dopo qualche periodo freddo in passato, adesso siamo amici», dice Roget «Siamo diversi in campo e nella vita, ma in campo ci siamo rispettati. fanno scorso di questi tempi ero a Manacor per l’inaugurazione della sua academy, ed eravamo così messi male che nessuno avrebbe potuto immaginare che avremmo vissuto un 2017 del genere». A questo punto della favola, e nonostante il punteggio, speriamo nei tempi supplementari.

 

Roger, guerriero imbattibile

 

Ubaldo Scanagatta, il quotidiano nazionale del 16.10.2017

 

Non c’è stata quasi partita nel 38 duello dell’epopea Fedal, l’infinita storia fra Roger Federer e Rafa Nadal. Il fenomeno svizzero, che ha strappato il game di servizio a Nadal fin dal primissimo game della finale di Shanghai, l’ha dominata dall’inizio alla fine, molto più di quanto non dica il 6-4, 6-3 conquistando a 36 anni il 94 torneo della carriera — eguaglia così i successi di Ivan Lendl, ma Jimmy Connors a 109 pare irraggiungibile (alcuni furono minitornei…) — e battendo così l’amico rivale per la quarta volta su quattro quest’anno. Per Federer è il 27 Masters 1000 vinto in carriera. Ha messo in banca più di un altro milioncino di dollari (1.136.580), ma per lui sono noccioline. Ogni anno guadagna cento volte tanto. NEI DUE SET, 36 minuti per set (31 punti a 23 il primo, 30 p. a 21 il secondo) Roger non ha mai permesso a Nadal di arrivare a 40 sul proprio servizio. La superiorità dello svizzero — che ha trasformato 3 delle 7 pallebreak — è stata tale, ben al di là dei 28 vincenti e 11 errori mal bilanciati da 12 vincenti e 20 errori di Nadal (eppoi 10 aces contro 4), che si può sostenere che sul cemento veloce indoor (con rimbalzi bassi) Federer deve considerarsi più forte di Nadal, quasi quanto Nadal lo è più di Federer sulla terra rossa. Nadal ha vinto 10 Roland Garros e Federer uno solo (pur avendo giocato 5 finali). Trentasei minuti bastano per chiudere il primo set per 6-4 con 8 punti in più per Federer (31-23), altrettanti sono sufficienti per chiudere anche il secondo per 6-3 in maniera ancora più netta: 30 punti a 21, due break ottenuti e con l’avversario mai arrivato oltre il “30” nei suoi turni di servizio. NADAL resta n.1 del mondo: ha 1960 punti di vantaggio su Federer. Il paradosso è che Federer potrebbe battere ancora Nadal 3 volte (Basilea, Parigi-Bercy, le finali ATP di Londra) e, nonostante un 7-0 su Rafa nel 2017, concludere alle sue spalle a fine anno. Ma non è colpa di Nadal se Federer ha preferito saltare, saggiamente, tutta la stagione sul “rosso”.

 

Federer trionfa anche in Cina: Nadal ko, arriva il settimo titolo

 

Angelo Mancuso, il messaggero del 16.10.2017

 

La sete di gloria di un campione che non conosce la parola fine, le lacrime di commozione di chi sembra non aver mai vinto prima: l’immensa Cina incorona Federer e la Sharapova. King Roger ha trionfato a Shanghai battendo l’avversario di sempre Nadal e agguantando Lendl a quota 94 titoli: davanti c’è solo Connors a 109. Un migliaio di chilometri più a nord Masha è tornata al successo dopo la sospensione per doping e 29 mesi di attesa. Era il 17 maggio 2015 quando Roma si inchinò all’avvenente bionda venuta dalla Siberia. Lo ha fatto superando la promessa bielorussa Aryna Sabalenka. LA SFIDA INFINITA Una meraviglia lunga 72 minuti. Così si può definire lo show di Federer contro Nadal nella finale del Masters 1000 di Shanghai: un 6-4 6-3 senza appello nella puntata n.38 di una delle rivalità più appassionanti della storia del tennis. Un risultato che conferma l’inversione di tendenza nei confronti diretti tra i due campioni infiniti. Il mancino spagnolo conduce ancora 23-15 e difficilmente lo svizzero riuscirà a superarlo se si guarda alla carta d’identità: i due sono separati da 5 anni, 31 Rafa e 36 King Roger. Ma il Fenomeno di Basilea ha vinto le ultime 5 sfide, 4 nel 2017. L’ultima vittoria del maiorchino risale alla semifinale degli Australian Open 2014. Che la trama sarebbe stata la stessa vista quest’anno a Melbourne, Indian Wells e Miami lo si è capito sin da subito. Il primo break in favore di Federer è arrivato in apertura con un preciso passante lungolinea di rovescio. Eppure alla vigilia il favorito era Nadal, che vantava una striscia positiva di 16 incontri. Quello dei primi mesi del 2017 non aveva le certezze di una stagione che lo ha visto tornare n.l, vincere Roland Garros, US Open e altri 4 tornei, l’ultimo 8 giorni fa a Pechino. Dal canto suo il Federer in salsa cinese non era apparso brillante e in semifinale contro Del Potro aveva rischiato parecchio. Invece il Divino ha annichilito il rivale con un tennis super aggressivo. Un tempo era lo spagnolo a togliere sicurezze allo svizzero, ora è Federer a non permettere a Nadal di essere se stesso. Si è piazzato con i piedi sulla riga di fondo e lo ha travolto: soli 8 punti persi in 9 turni di servizio, un break nel primo set, due nel secondo. Salgono a 6 i titoli conquistati da Federer nel 2017, come Nadal. Il secondo successo a Shanghai (il primo nel 2014) tiene viva la corsa al n.1 di fine stagione, anche se il maiorchino è nettamente avanti. Ha 1.960 punti di vantaggio, il che significa che Federer dovrà vincere tutto e potrebbe non bastare.

 

La lunga rincorsa di Maria è finita Sharapova inizia la seconda vita.

 

Alessandra Retico, la repubblica del 16.10.2017

 

Abbraccia il trofeo come fosse un bambino, una ghirlanda di orchidee tra le dita. La felicità è una cosa fragile, Masha lo sa. Piange e ride come una cosa che nasce, meno diva, più donna che visse. «Un successo molto speciale». 882 giorni dopo l’ultimavolta, il tennis riprende il nome di Maria Sharapova. A Tianjin, in Cina, la trentenne signora russa da 5 Slam batte la poco più che maggiorenne bielorussa di brillante avvenire Aryna Sabalenka (7-5, 7-6) e vince il primo titolo dopo due anni e mezzo. Era una vita fa: il 17 maggio 2015 a Roma spazzava via Suarez Navarro in tre set, poi il meldonium ha spazzato via lei. Una lunga notte siberiana. Stop di 15 mesi per doping ( positiva all’Australian Open 2016) , il rientro tra i mugugni ad aprile scorso a Stoccarda, le wild card concesse e quelle negate (Parigi), gli acciacchi per la disabitudine alla racchetta e quelli inevitabili dell’età (infortunata per Wimbledon ), bistrattata agli Us Open agli ottavi dalla lettone Sevastova. Ma non puoi far tacere la tigre. Titolo numero 36 in carriera dopo la 59esima finale, da oggi Masha dallo sprofondo della classifica in cui ancora precipitava ( 86 ) tornerà un po’ più su, al numero 57. A Tianjin dove gioca l’ex stella del Milan di Berlusconi Alexandre Pato (al Quanjian Football Club), Sharapova era al suo settimo torneo dal rientro, ci è arrivata con un invito. Non si è fatta pregare: nessun set perso nel cammino, in semifinale ha buttato fuori l’astro locale e campionessa uscente Shuai Peng e poi con Sabalenka, 102 del ranking e castigatrice di Sara Errani ( anche lei al suo rientro dopo due mesi di sospensione per il “doping del tortellino”), ha provato a farsi male. Sotto 4-2 nel primo set, 5-2 nel secondo. Poi, da par suo, ha ruggito. E pianto. «Una vittoria che ricorderò per sempre dopo un lungo percorso». Poi, all’avversaria ragazzina: «Hai davvero un grande futuro davanti e spero di poterti incontrare ancora tante altre volte D. Ma Masha deve sbrigarsi. Aryna non è la sola che morde nell’orfanotrofio del tennis femminile. Serena Williams, la mamma di tutte, a 36 anni è diventata davvero mamma. Ha lasciato il trono e il deserto alle spalle. Neanche una Vicktoria Azarenka a farle da vice: la bielorussa, 28 anni, è fuori e nei guai col suo ex per la custodia del figlio. Nessuna vera erede, al momento. Molte sognatrici che arriveranno: l’estone Anett Kontaveit, 21 anni, la coetanea ceca Katerina Sinakova, la vincitrice dell’Us Open l’americana Sloane Stephens ( 24 ) e la sfidante compatriota Madison Keys ( 22). Acerbe per la vetta, che con Serenona era disponibile dal posto due in giù. Senza di lei tutte sull’altalena: dall’inizio della stagione si sono alternate ben cinque number one ( la tedesca Angelique Kerber, 29 anni, appunto Serena, la ceca 25enne Karolina Pliskova, la spagnola di 24 Garbine Muguruza, la rumena Simona Halep, 26 ). Oggi Masha è al torneo di Mosca. Invitata a casa propria, e con lei il tennis.

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