Conchita Martinez e i perché del suo licenziamento

L'ex capitano di Davis e Fed Cup parla della sua estromissione dalla panchina della nazionale: "Dicevano di aver consultato i giocatori prima del mio licenziamento, ma questa non è la verità"

Conchita Martinez e i perché del suo licenziamento

Dopo l’iniziale entusiasmo per l’elezione di Conchita Martinez in qualità di capitano della nazionale spagnola, la Federazione ha deciso di licenziare l’ex numero due del mondo su “consenso unanime”.
A distanza di un mese dalla decisione presa dalla RFET, la campionessa di Wimbledon del 1994 (prima tennista spagnola a vincere lo Slam british) ha detto la sua sulla questione in un’intervista per Vanity Fair: “Il fatto di essere una donna non ha alcuna importanza per il non rinnovamento del contratto”, ha dichiarato Conchita riferendosi alla Davis Cup.

Nella RFET c’è la politica. Per scegliere il nuovo presidente bisogna fare politica. I voti vanno così, ora ti voto, ma tu mi devi qualcosa in cambio. Sto entrando in qualcosa che non so, ma posso immaginare che sia così. Perché se no, ci sono molte cose che non si capiscono”. Affermazioni pesanti quelle della Martinez, che non tiene a bada la lingua e sfata anche alcuni tabù sul suo licenziamento: “Per quanto riguarda la panchina della Davis avrei potuto immaginare che non avrebbero prolungato il contratto, perché l’anno scorso si parlava anche di altri nomi e c’erano diverse persone interessate alla posizione. Al contrario, per quanto riguarda la squadra femminile è stata una sorpresa per me”. 

 

Si credeva che l’ex capitano della Spagna non avesse ottimi rapporti con i giocatori, ma la stessa ha subito smentito: “Mi avevano detto che si erano consultati con i giocatori prima di prendere questa decisione, invece non è vero. Lo chiesero a  Garbine Muguruza, che era in Giappone, ha chiesto un paio di giorni e non le sono stati dati”. Conchita avrebbe preferito un altro trattamento dalla federazione per la quale ha lavorato con tanta passione e alla fine le resta solo l’amaro in bocca per questo spiacevole epilogo: “Quest’anno è stato come se io non esistessi. È stato come un abbandono. Improvvisamente, da un giorno all’altro mi hanno chiamano per licenziarmi”.

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