Daria Kasatkina, tra pubblico invadente e (la vicina) Zhuhai

Secondo la ventenne russa Mosca non è così accogliente. E a volte può anche spaventare un po'

Daria Kasatkina, tra pubblico invadente e (la vicina) Zhuhai
Daria Kasatkina dopo la conquista della finale (via Twitter, @tennisrussia)

Sicuramente ha approfittato di un Premier di qualità ben inferiore alle aspettative, tra defezioni e giocatrici che ci sono arrivate con la spia della riserva preoccupantemente accesa, ma Daria Kasatkina a Mosca sta facendo cose egregie. Dopo aver battuto in fila Pavlyuchenkova, Siniakova, Sasnovich e per ultima la rumena Begu, “Dasha” disputerà domani contro Julia Goerges la sua seconda finale in carriera dopo il titolo di CharlestonSarà una finale dal valore doppio perché premierà la vincitrice, oltre che con 470 punti e $147,500, anche con la qualificazione per l’Elite Trophy di Zhuhai. Chiunque delle due dovesse trionfare, infatti, riuscirà a scalzare Magdalena Rybarikova che attualmente occupa la 20esima piazza nella Race (ultima valida per la qualificazione diretta).

Mosca però non sembra l’ambiente ideale di Daria, nata a Togliattigrad, quasi 1000 km dalla capitale russa. La ventenne si allena infatti a Trnava, in Slovacchia, fino a venti giorni fa assieme al coach Vladimir Platenik con cui però ha scelto di chiudere la collaborazione. Per adesso continuerà a frequentare la EMPIRE Tennis Academye il motivo principale sembra essere il suo feeling con l’ambiente. “La Slovacchia è un paese piccolo, tutti i luoghi sono vicini tra loro. Inoltre è facile raggiungere l’Europa da lì. Mosca invece è una città troppo grande per me, c’è molto traffico e può capitare di stare mezza giornata in auto per andare da una destinazione all’altra“.

 

Anche l’organizzazione della Kremlin Cup non sembra andare a genio alla giocatrice russa, che ha criticato in particolare le maglie larghe della sicurezza. Mosca è uno dei pochi tornei in cui si può avere facile accesso ai giocatori, costretti a transitare attraverso il settore riservato agli spettatori per raggiungere gli spogliatoi. “A volte capita di spaventarsi, quando alcuni tifosi si avvicinano. Da un lato può essere divertente, ma non lo è sotto tutti i punti di vista. Dobbiamo avere a che fare con persone che non conosciamo, e non sappiamo cosa abbiano in mente. Dovremmo essere protetti dalla sicurezza, perché la gente corre da noi, si avvicina per toccarci. Negli altri tornei non servono 15 minuti per andare dagli spogliatoi alla player’s lounge. Qui ti trovi circondata dal pubblico e non hai modo di sfuggire. Non so come abbia fatto Maria (Sharapova, ndr) a sopravvivere, la sua situazione era ovviamente peggiore“.

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