ATP Stoccolma: del Potro di nuovo campeon, 12 mesi dopo

A distanza di un anno del Potro rompe il digiuno, tornando a vincere un titolo ATP. Ora Londra non è così distante

ATP Stoccolma: del Potro di nuovo campeon, 12 mesi dopo

[4] J.M. del Potro b. [1] G. Dimitrov 6-4 6-2

A volte ritornano. Non è solo il titolo di un racconto di Stephen King ma anche il possibile incipit della cronaca della finale dell’Open di Stoccolma tra l’argentino Juan Martin del Potro (n. 19 ATP, 29 anni) e il bulgaro Grigor Dimitrov (n. 8 ATP, 26 anni), dal momento che i due furono protagonisti anche della semifinale del 2016. Quel giorno vinse l’argentino in due set combattuti e poi si ripetè in finale contro Jack Sock. Oggi Juan Martin ha concesso il bis e, apparentemente, senza fare particolare fatica. Dimitrov inizia la partita al servizio e si trova subito nella spiacevole situazione di dover annullare due palle break non consecutive. Lo fa con autorevolezza e poi riesce a conquistare il game, ma la sua scelta tattica di cercare insistentemente il rovescio di del Potro non pare efficace.

 

Il colpo bimane dell’argentino non giungerà mai al livello del diritto (sportivamente parlando lo renderebbe un tennista illegale), ma la versione slice è ottima e quella piatta adeguata. Quando il bulgaro si rende conto del suo errore strategico è tardi: nel quinto game subisce infatti il break che finirà per decidere il primo parziale. Avrebbe la possibilità immediata di recuperare poiché nel sesto gioco la percentuale di prime in campo di Delpo cala un po’ e ciò gli consente di procurarsi una palla-break, ma l’argentino è bravo ad annullarla con un poderoso attacco di diritto. Il sudamericano ha poi un’esitazione sul 5-4, ma quattro prime consecutive gli consentono di mettere in cascina il primo set. Il 71% di prime palle in campo e 85% di punti vinti susseguenti alla prima sono i dati statistici più significativi a suo favore. Dopo un inizio di secondo set confortante, il bel Grigor decide di giocare un terzo game suicida. Attacca per due volte del Potro sul diritto con esito nefasto e poi butta in rete un diritto in avanzamento che sancisce il break sudamericano.

Come nel primo set il gigante di Tandil dà subito al suo avversario una triplice opportunità di controbreak, ma in tutte e tre le circostanze è semplicemente perfetto nell’annullarle per poi, grazie ancora al servizio, mantenere il vantaggio. Per poter adeguatamente ammirare alcuni scambi occorsi nel quarto game (il più bello della partita) invitiamo i lettori a ricorrere agli highlight del match; si sono visti proiettili travestiti da pallina da tennis attraversare ripetutamente la rete e un paio di risposte in tuffo di Dimitrov degne di Djokovic dei giorni migliori. Ma se neppure rispondere come Djokovic nei giorni migliori serve a qualcosa, vano è insistere deve avere pensato Dimitrov. Infatti, ha prima ceduto nuovamente il servizio nel settimo game e, pochi minuti appresso, stretto in un fraterno abbraccio il suo gigantesco avversario che, con l’ennesimo servizio centrale vincente, coglieva la sua ventesima vittoria ATP, la sesta-su otto confronti- contro il bulgaro e, con l’assegno da 105.000 dollari, si vedeva consegnare un trofeo che, crediamo, nessuna persona di buon senso vorrebbe mai vedere nel salotto di casa propria.

Del Potro continuerà la sua rincorsa alle Finals londinesi a Basilea dove al primo turno affronterà il portoghese Joao Sousa, mentre Dimitrov a Vienna se la vedrà con un qualificato che, presumibilmente, avrà un diritto meno problematico di quello con il quale il bulgaro ha dovuto fare i conti oggi.

La Race to London aggiornata al 23/10 (oo:oo)

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