ATP Bercy: Nadal raccoglie la sfida, sarà a Parigi

Il campione iberico affida ai social la conferma della sua presenza all'ultimo Master 1000 del 2017. Dicendosi pronto a tentare la conquista di uno dei pochi grandi trofei che non ha ancora addentato

ATP Bercy: Nadal raccoglie la sfida, sarà a Parigi

Una foto, postata sul suo profilo Instagram, dissipa i dubbi residui sulla partecipazione di Rafael Nadal al Masters 1000 di Bercy. L’immagine fissa il maiorchino mentre sta per colpire di rovescio.  A corredo, una didascalia che recita “Pronto per Parigi”.

Ready for Paris!!

 

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Messaggio sintetico quanto carico di significati. Intanto perché rassicurante rispetto alle condizioni di salute del campione iberico, dopo che la recente finale di Shanghai, persa nettamente da Roger Federer, aveva riproposto quella preoccupante fasciatura al ginocchio destro. L’emblema della croce di Nadal, lo spettro della salute che lo abbandona proprio sul più bello, al culmine di uno swing post-US Open giocato da dominatore (fino, appunto, allo scontro cinese con il rivale di una vita). Quante volte lo abbiamo sentito pronunciare, quelle parole “if I stay healty”, mantra etichettato come maniavantismo (dai detrattori) o estrema cautela (dai fan, ma anche dagli amanti delle statistiche che sinistramente registrano l’alternanza fra strisce di integrità e periodi di assenza forzata). Dalla prospettiva di un agonista, che teme più di qualsiasi altra cosa l’impossibilità di competere, forse si tratta solo di consapevolezza.

Quelle tre parole veicolano anche la voglia di Nadal di non rilassarsi proprio sul rettilineo finale della strana corsa a due che è stato il 2017. La diarchia di chi ha il senso della storia, checché ne dicano i Dioscuri in merito ai record “che non contano”. Dal suo feudo basilese, Federer infatti ha ricominciato da dove aveva finito in Cina. Da quel mood che lo porta a distruggere gli avversari. Prima l’americano Tiafoe, che ha conosciuto  la versione sana del rossocrociato (quantum mutatus ab illo… da quel Federer meno sciolto di RoboCop che impiegò 5 set per battere lo sfrontato Next Gen a Flushing Meadows). Ieri, il solito Paire, barba consistente e colpi evanescentiCerto, le probabilità di scavalcare il maiorchino e chiudere l’anno in cima alla classifica ATP sono remote. Ma lo svizzero sa anche che questa è la stagionalità alta per lui, quella in cui le superfici e le condizioni indoor privilegiano chi gioca sull’uno-due. E consentono di risparmiare molte energie.

Dal canto suo, Rafa sa che dovrà imbarcarsi in un’operazione di raccolta punti, fra Bercy e Londra. Questo l’obiettivo minimo, se non è blasfemo definire così la difesa del numero uno. Ce ne sarebbe anche un altro, per lo spagnolo. Più ambizioso: cancellare lo zero dalla casella riservata alle ATP Finals (e magari en passant anche da quella destinata al Masters 1000 parigino). Alla o2 Arena vanta “solo” due finali, perse contro Federer (2010) e Djokovic (2013). Una campagna che non nasconde le sue insidie. Cosa penserebbe il mondo del tennis se Nadal chiudesse l’anno, sì, in testa alla classifica, ma dopo essere stato sconfitto altre due volte dal suo rivale totale? Scenario che consentirebbe a Federer di rifilargli un clamoroso bagel negli scontri diretti degli ultimi dodici mesi. Se lo conosciamo un po’, a questa domanda il 16 volte campione Slam risponderebbe che l’unica cosa che conta è il prossimo incontro. E tornerebbe ad allenare il rovescio.

 

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